Data: 07/02/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«Un patto per sostenere redditi e lavoro» Di Cesare (Cgil), appello alla Regione «Più dialogo se si vuole evitare la crisi. Occorre rivedere il sistema delle tariffe (trasporti, acqua, gas)»

PESCARA. Il 15 febbraio Cgil, Cisl e Uil lanceranno una mobilitazione generale sul tema dei redditi, dei salari, delle pensioni e delle tasse sul lavoro dipendente. In tutte le città capoluogo saranno allestiti gazebo per raccogliere le firme sulla piattaforma varata dalle tre confederazioni il 14 novembre scorso a Milano "Per valorizzare il lavoro e far crescere il paese". Anche l'Abruzzo si mobiliterà, nonostante la caduta governo che obbliga Prodi alla gestione ordinaria, perché, spiega il segretario regionale della Cgil Gianni Di Cesare «la gente non può aspettare. E poi cos'è l'ordinario di Prodi?». E certamente non è ordinaria la situazione della regione.
Segretario, la crisi di governo non favorisce certamente l'Abruzzo che aveva in corso una trattativa col governo Prodi per un aiuto straordinario allo sviluppo. Ora cosa accadrà?
«Ce lo domandiamo tutti. Certamente l'Abruzzo rischia una crisi finanziaria fortissima, ma altrettanto vero è che questa regione deve essere governata, perché la crisi finanziaria coinvolgerebbe innanzitutto i lavoratori. Noi ci stiamo attivando anche con le strutture nazionali per creare un forte sostegno attorno all'Abruzzo. Ma occorre che la situazione venga affrontata con una discussione trasparente e con la giusta consapevolezza, perché fino a oggi temo ci sia stata una sottovalutazione dei problemi».
Che cosa chiedete alla Regione?
«Noi vogliamo avviare una vera concertazione, perché a questa crisi finanziaria della Regione si aggiunge la perdita di potere d'acquisto dei lavoratori e dei pensionati».
Con quali strumenti la Regione potrebbe intervenire?
«Io dico che a invarianza di gettito occorrerebbe abbracciare un principio di equità che salvaguardi le fasce più deboli, per esempio le famiglie sotto i 14 mila euro».
«In che modo?
«Rivedendo il sistema delle tariffe (trasporti, acqua, gas) a salvaguardia delle fasce sociali. E abolendo finalmente l'odioso ticket sui farmaci sul quale c'era un accordo. La Regione, ma anche la stessa Anci potrebbero dare un indirizzo in questo senso. Perché con i soli contratti nazionali non si riesce a redistribuire il reddito, serve anche un indirizzo locale».
Sono provvedimenti che costano.
«Certamente, ma contemporaneamente l'Abruzzo potrebbe anche spingere sulla lotta contro l'evasione fiscale».
Veniamo all'industria. Una buona notizia è certamente l'allargamento delle aree 87 3c per gli aiuti di stato.
«È un frutto dell'iniziativa forte del sindacato. Ma anche la Giunta regionale si è mossa bene. Questa ridefinizione delle aree 87 3c ci porta dei vantagggi, ma temo che con questa situazione finanziaria non possa essere sfruttata appieno».
«E allora?
«Abbiamo l'obbligo di spendere rapidamente e sotto stretto controllo tutti i fondi Ue 2007-2013 e quelli Fas per le aree sottosviluppate. Stiamo parlando di un miliardo 800 milioni in sette anni».
Con quale strategia?
«Posso indicare 5 punti: su Teramo va sostenuto il tessile con un contratto di programma di settore. Bisogna anche intervenire sull'agroindustria per creare un vero distretto. Bisogna poi accelerare su ricerca e innovazione, a cominciare dal Polo elettronico dell'Aquila. Il polo chimico di Bussi ha bisogno di un doppio intervento, sugli investimenti e sul risanamento dell'ambiente, aprendo subito una trattativa con il governo che ha fondi destinati. Occorre poi rafforzare l'infrastrutturazione della Val di Sangro, e naturalmente dovremo seguire con attenzione le crisi aziendali».
Non abbiamo ancora parlato della sanità. La crisi finanziaria parte da lì.
«L'epicentro è stato la Finanziaria regionale del 2003. Da lì è cominciato tutto. Nel 2005 la Corte dei conti ha certificato una spesa sanitaria superiore ai 2 miliardi 500 milioni di euro. Ora, la Regione l'anno scorso ha subìto un accordo con il governo. Noi abbiamo detto subito che non poteva essere un vangelo. L'assessore Mazzocca ha introdotto una legislazione positiva. Ma c'è un punto che va rimarcato. Noi il 13 luglio del 2007 abbiamo sottoscritto un accordo con il ministro Turco per aprire una vera trattativa decentrata Asl per Asl sulla riorganizzazione sanitaria. Da allora non è successo niente. Pochi incontri formali con i manager. La sanità è dentro una camicia di forza dalla quale non si vuole uscire».
Già, ma al minimo segno di riorganizzazione si muovono i sindaci, sorgono i comitati di difesa di questo o quel piccolo ospedale.
«Tutto vero. Ma come si fa a cambiare se non si fa vivere al territorio questo processo? Perché quei cittadini dovrebbero capirti?»

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