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«L'extragettito non esiste». Giallo sulla frase del ministro che conferma: solo a marzo sapremo se ci sono soldi ROMA. Il tesoretto non c'è, o meglio, se c'è lo sapremo fra un mese. Tommaso Padoa-Schioppa prova a dribblare i cronisti e l'ala estrema della maggioranza che lo sosteneva. Risultato raggiunto a metà. A ingrossare il gruppo di chi preme per un utilizzo immediato a favore del taglio delle tasse per i lavoratori dipendenti si aggiungono anche i sindacati. «Questa parola l'avrò pronunciata due, tre volte. Tesoretto? Non sono in grado di dire in questo momento se c'è o non c'è». «Può sembrare strano - ah aggiunto - perché dovrei essere quello che ne sa di più, sembra che tutti ne sappiano più di me». Fra quelli che sono certi che il tesoretto c'è ci sono i colleghi di Padoa-Schioppa. Primo fra questi Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale: «Padoa-Schioppa - dice - ha regolarmente sbagliato i conti per difetto, il tesoretto c'è. E' assurdo continuare a tenere il freno a mano tirato in un momento in cui si annuncia una fase di recessione. Per sostenere i consumi bisogna che la gente abbia i soldi per arrivare alla fine del mese». Anche Cesare Damiano, ministro del Lavoro, è per spendere il tesoretto subito. «I dati che io conosco - dice - mi dicono che le risorse ci sono. Ma bisogna fare presto perché diminuire la pressione fiscale per le retribuzioni è un bene per il Paese al di là degli schieramenti politici». Fare presto anche perché poi il tesoretto potrebbe spenderlo chi arriva dopo, magari per fare la cancellazione dell'Ici promessa ieri da Berlusconi. Padoa-Schioppa una cosa però la ammette: «E' perfettamente legittimo, anche se entro i vincoli fissati, fare manovre di bilancio, di ridistribuzione fiscale e che rafforzino gli investimenti pubblici». Quel «entro i vincoli fissati» non piace a Fausto Bertinotti, presidente della Camera e candidato premier della Sinistra arcobaleno: «Non sono impugnabili limiti di bilancio contro la questione fondamentale di chi con mille euro non arriva a fine mese». Dare e dare subito? Si potrebbe solo con l'unico provvedimento legislativo in itinere nonostante lo scioglimento delle Camere: il cosiddetto decreto milleproroghe. «Votate il nostro emendamento», dice Sgobio, Pdci. «L'impegno politico di destinare l'extragettito ai soli lavoratori dipendenti, contenuto nella Finanziaria 2008, è chiarissimo. Ora resta la questione se un intervento è effettivamente possibile», dice Alfiero Grandi, sottosegretario all'Economia. Questo doppio approccio alla questione, Padoa-Schioppa che frena e la sinistra che tira, irrita il sindacato. «Colpisce che anche sfiduciato il governo presenti delle divisioni. Questo è imbarazzante», commenta Guglielmo Epifani, leader della Cgil. «A noi risulta che l'extragettito ammonti a più di 10 miliardi di euro - dice Raffaele Bonanni, numero 1 della Cisl - ecco perché riteniamo un errore non averlo ridistribuito, con agevolazioni fiscali, ai lavoratori e pensionati che sono gli unici che pagano fino all'ultimo centesimo». «Le risorse c'erano - gli fa eco Luigi Angeletti, segretario Uil - e sarebbe stato opportuno metterle a disposizione quando c'erano. Però mi sembra molto probabile che trovino il modo di farle sparire». Ma Padoa-Schioppa insiste: «Se c'è qualcuno più informato di noi si faccia avanti. Noi al Tesoro non siamo sufficientemente informati per pronunciarci e dubito che altri soggetti fuori dal Ministero abbiano migliori informazioni». Buone notizie, invece, arrivano dal Bollettino della Banca d'Italia, tanto che da Palazzo Chigi arriva una nota del governo: «Le spese correnti, al netto delle uscite per gli interessi, nel 2007 sono diminuite del 2% rispetto all'anno precedente mentre gli investimenti sono aumentati di 8 miliardi. Si tratta della conferma dei buoni risultati ottenuti dal governo nel controllo della spesa e della sua qualificazione». |