Data: 15/02/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Vendita Alitalia, la frenata di Air France. «Avanti solo con l'ok del nuovo governo e dei sindacati» Palazzo Chigi: atto di buon senso

Il direttore generale della compagnia transalpina: proseguiamo comunque sulla nostra strada ed entro marzo presenteremo la nostra proposta definitiva

ROMA «Les jeux sont faits, rien ne va plus». Non è esattamente così: la partita per le vendita di Alitalia ad Air France, invece, si riapre. Più precisamente, Parigi frena sull'acquisto e lo comunica attraverso una dichiarazione del direttore generale della compagnia, Pierre-Henri Gourgeon: «Andremo avanti solo se il futuro governo italiano sarà a favore, altrimenti ci fermeremo». Una autentica doccia gelata sulla trattativa diretta che avrebbe dovuto approdare ad un accordo entro la fine di marzo. Una vena di speranza per Airone che ancora si sente in gioco e che ieri, in attesa del pronunciamento del Tar (il 20 febbraio) su presunte irregolarità nella gara per la privatizzazione, ha presentato al Consiglio di Stato un ricorso contro l'assegnazione di una nuova gara per l'acquisizione di Volare (sarà discusso il 26 febbraio). Quello di Air France viene giudicato un «atto di buon senso», da fonti di palazzo Chigi. Che aggiungono: «Il governo seguirà tutta l'istruttoria fino a marzo, quando ci sarà una decisione da ratificare sulla vendita. Se poi Air France vorrà chiedere un successivo via libera al nuovo esecutivo questo rientra nella normalità delle cose».
Ovviamente, la mossa di Air France non è ancora un disimpegno, ma le turbolenze attorno all'operazione devono aver intaccato le ostentate certezze. Ieri lo stesso manager dell'aviolinea transalpina ha ribadito di voler chiudere la partita entro la metà di marzo quando il gruppo di lavoro avrà meglio definito l'esame del business plan, però ha anche insistito sulla necessità che la compravendita abbia l'ok del governo che verrà e dei sindacati. In realtà le preoccupazioni dei francesi sono cresciute con il trascorrere dei giorni, magari alimentate da referenze non propriamente positive degli olandesi di Klm i quali otto anni or sono furono costretti a stracciare l'alleanza con gli italiani ed a pagare un forte indennizzo. I francesi non possono essere stati confortati dagli avvenimenti delle ultime settimane: il caso Malpensa che ha visto schierati i vertici della Lombardia; l'ostilità conclamata dei sindacati; il doppio ricorso di Airone ai giudici amministrativi; la mobilitazione di una larghissima fetta dell'imprenditoria italiana a favore di Airone; la caduta del governo; la situazione di cassa di Alitalia sempre più preoccupante. Difficile che il top manager di Parigi, Jean Cyril Spinetta, non si sia fatto prendere da qualche dubbio. Ed anche di più.
Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa nei giorni scorsi hanno confermato la volontà di andare avanti sulla rotta francese; i sindacati, da parte loro, ribadiscono che l'opzione transalpina era sbagliata. Tanto è vero che si sono rifiutati di incontrare i rappresentanti di Parigi, precisando di voler trattare prima con quelli di Alitalia. Il direttore di Air France fa sapere che una delle "clausole" di acquisto è proprio il via libera delle organizzazioni sindacali. E se il via libera che, per ora, non c'è, le conclusioni sembrerebbe del tutto naturale. Oltre tutto le stesse organizzazioni precisano che non è previsto alcun incontro. «Credo - sottolinea Mauro Rossi, segretario nazionale della Filt/Cgil - che siamo di fronte ad una frenata di Air France. D'accordo con palazzo Chigi, però sicuramente quella di Spinetta è una mossa per prendere Alitalia a condizioni migliori. Aspettare un nuovo governo a maggio, significa arrivare alla fase finale della trattativa con le casse di Alitalia vuote».

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