Data: 22/02/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«Con Di Pietro e Idv, maggioranza più forte» Del Turco rinsalda la coalizione e avverte le cliniche: «No ai ricatti»

«Il governo sosterrà i nostri sforzi, ma la sanità deve cambiare»

PESCARA. «Bisogna avere molta pazienza e, nonostante il mio noto "caratteraccio", sto esibendo di avere una pazienza che non sospettavo di avere». Ottaviano Del Turco presidente della giunta regionale, sospira e mostra pazienza, che in fondo è un esercizio taoista. Il suo vero cruccio che lo fa disperare dalla mattina alla sera è la sanità abruzzese, con i suoi conti in rosso, le barricate delle cliniche private, i deficit delle Asl, gli emendamenti al nuovo piano sanitario che rischiano di affondarlo, e anche le inchieste che si addensano su vecchie e nuove giunte. Però, come dice Del Turco, «le giornate del presidente della Regione passano dalla buone alle cattive notizie».
Presidente iniziamo dalle buone notizie.
«Una è quella offerta dall'Udeur di non lasciare la maggioranza con cui ha lealmente collaborato in questi anni. Un'altra buona notizia è l'avvio di un nuovo dialogo con l'Italia dei Valori. La terza buona notizia è il fatto che gli impegni assunti dal governo quella sera a cena a Palazzo Giustiniani, cominciano ad andare in porto».
Come è andata la visita di Veltroni?
«Un grande successo anche di popolo, ciò che nessun sondaggio riesce a dire era visibile nelle piazze e teatri dove Veltroni ha parlato. La platea elettorale a cui si rivolge Veltroni mi è parsa galvanizzata dalla proposta ma anche dal ruolo che Veltroni sta esercitando in questa prima parte della campagna elettorale. Naturalmente adesso nella composizione delle liste bisognerà tener conto che i territori debbono dare al Partito democratico quella autorevolezza elettorale che può nascere solo da candidature che hanno un forte insediamento popolare».
Già ma saranno liste bloccate, con eletti già decisi. E' giusto essere comunque presenti?
«Penso che occorra chiedere a molti di entrare in lista anche quando la loro collocazione nella lista non garantirebbe alcune pssibilità. Qualche volta si può partecipare anche per dare voce alle proprie idee e valorizzare il proprio appeal elettorale».
Alla Regione si ritorna al bello: patto Di Pietro-Pd che ricolloca l'Italia dei Valori nella maggioranza.
«Il rapporto tra la Regione e il ministro Di Pietro è molto proficuo, sono state fatte cose buone e il minsitro ha dimostrato una grande attenzione. A livelo locale non c'è mai una identità tra ciò che fanno i leader a Roma e il modo in cui le loro propaggini regionali amministrano la loro rappresentanza. Noi siamo di fronte a un giantesco nuovo processo della politica, io immagino un rinnovamento che riguarda il futuro del Paese. Perchè se si trattasse di un atto di nostalgia verso il passato, non sarebbe nè allettante nè vincente. Centocinquanta anni fa durante la battaglia per l'unità d'Italia sorsero delle figure politiche locali che osservavano un rito un poco singolare: erano papalini a Roma e liberali in provincia».
L'Italia dei Valori tornerà all'ovile?
«La mia opinione e che l'impegno di Di Pietro sottoscritto con Veltroni di dare vita a gruppi parlamentari comuni, fa nascere l'esigenza che un messaggio forte e intelligente sia ripreso a livello periferico. Io penso che occorrerà cominciare a lavorare con l'Idv anche in Abruzzo, per individurare i temi programmatici per immaginare un lavoro di fine legislatura che riesca a cogliere il risultato dell'azione di risanamento. L'Italia dei Valori ha sempre sostenuto che bisogna fare di più in direzione del rinnovamento, aveva ed ha ragione. Mi aspetto alla ripresa del dialogo convergenze su 4-5 questioni, a partire dalle regole elettorali per tornare alle questioni del costo della politica e via via le questioni che hanno interessato gli interventi fondamenti dell'Idv in consiglio; su questi terreni mi auguro che una spinta al rinnovanento possa trovare una alleanza non episodica con il Pd e magari ad aiutarci a rimuovere qualche resistenza di troppo».
L'altra buona notizia?
«Che si riesca a mettere a frutto il rinnovato dialogo con il governo centrale. Da questo punto di vista cogliamo un risultato importante con l'intesa che il governo Prodi assunse alla vigilia della crisi. Molti pensavano e qualcuno lo ha persino scritto, che la cena che aveva prodotto quegli impegni era stata metabolizzata dalla crisi di governo. Il voto sul decreto "milleproroghe" che contiene un emendamento che fu pensato in quella circostanza è il primo segnale e non sarà l'ultimo di attenzione ai nostri problemi di bilancio. In merito a questo hanno dato un grande contributo tutti i parlamentari a partire dal senatore Giovanni Legnini che è stato relatore al Senato della legge finanziaria, e che ha contribuito nel decreto "milleproroghe" a comprendere le ragioni che avevano mosso la Regione Abruzzo a presentare la proposta di emendamento».
Contento anche per l'accordo Radiacali-Pd?
«Se si fa, sono felice. Sono anche felice dell'improvvisa elasticità con cui Pannella e la Bonino stanno svolgendo la trattativa con Valter Veltroni, non si sono attaccati ai simboli ma hanno guardato al valore politico e cultrale della loro presenza nelle liste del Pd».
Niente di fatto tra i socialisti di Boselli e Veltroni.
«Mi sono astenuto dal fare dichiarazioni su questa infelice conduzione delle buone ragioni socialiste da parte di Boselli. Avevo avvertito due anni fa che sarebbe finità così».
Finite le belle notizie, iniziamo con le brutte.
«La sanità continua ad essere nella nostra regione una fonte continua di guai e di tentativi di impedire a chi governa il compito di governare».
Presidente Del Turco, la clinica privata Villa Pini dell'imprenditore Enzo Angelini dopo i tagli della Regione minaccia licenziamenti e chiusure di reparti. Rifondazione ieri parlava di «ricatto occupazionale», che pensa di fare?
«Tutti sanno che alla minaccia di licenziamenti per indurre la giunta a cambiare il proprio orientamento io ho risposto che la Regione si sarebbe seduta ad un tavolo per riflettere e discutere. Ma senza la minaccia e la pressione dei licenziamenti di massa, questo vale anche per Angelini. Noi abbiamo parlato chiaro fin dal primo giorno, dovevamo e dobbiamo ridurre i costi delle prestazioni sanitarie, nel pubblico e nel privato. Abbiamo detto fin da subito che non potevamo confermare quel contratto molto oneroso per la Regione che fu negoziato dall'Aiop alla vigilia delle elezioni regionali. Quel contratto è scaduto il 31 di dicembre e mi sono trovato davanti a me tentativi, alcuni dei quali assai singolari, di impedire che il negoziato si concludesse. Che la Regione decidesse e che si prendesse atto definitivamente, che due anni e mezzo fa si era prodotto una esagerazione, che noi non potevano più continuare a sostenere».
Il nuovo piano sanitario che dovrebbe segnare una svolta rischia di bloccarsi.
«Adesso siamo alla vigilia della discussione del piano sanitario e, ricominciano, i tentativi vari di non farci andare avanti, per riportare la Regione in mora rispetto agli impegni di governo e magari produrre una crisi nelle relazioni con Roma capace di rimettere in discussione tutto»
La giunta Del Turco sarà capace di fronteggiare tutto questo?
«Non ci lasceremo intimidire da questi atteggiamenti, sapendo che un conto è un negoziato libero, trasparente che tiene conto di ogni esigenza. Un altro conto è l'idea che si possa tornare, come una sorta di gioco dell'oca impazzito, alla casella iniziale».

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