Data: 22/02/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Ichino con il Pd, la sinistra lo attacca. Il giuslavorista: modificare l'articolo 18. Giordano: deriva liberista. Rizzo: servo del padrone

ROMA. La candidatura del professor Pietro Ichino nelle liste del Pd ha alimentato ieri una polemica sulle sorti dello statuto dei lavoratori, che all'articolo 18 chiede la "giusta causa" per i licenziamenti (articolo che Ichino vuole superare).
La sinistra Arcobaleno, da Bertinotti a Salvi, si oppone alla riforma e ne fa un cavallo di battaglia, ma Ichino ha già spiegato che la sua proposta «sarebbe una misura molto incisiva contro l'abuso del lavoro precario». Tiziano Treu, che ha partecipato alla stesura del programma, ha voluto precisare che il Pd non prevede nessuna modifica dell'articolo 18.
Una voce estrema, quella di Marco Rizzo del Pdci, ha rivolto a Ichino l'accusa di «servo dei padroni», di antico stampo settario. Ma uno dei collaboratori di Veltroni, Giorgio Tonini, ha parlato per lui, dicendo che lui sta dando «un contributo prezioso» all'elaborazione della linea del partito. Bertinotti ha fatto una provocazione: cambiare, sì, l'articolo 18, ma per «estenderlo a tutti». Lanfranco Turci, deputato dei socialisti, ha detto che la virulenza del linguaggio usata contro Ichino da Rizzo, è la stessa adoperata a suo tempo contro Biagi e D'Antona: quella che costringe oggi Ichino a vivere sotto la protezione della polizia.
Veltroni è tornato ieri sull'abbandono di De Mita, che il Pd non aveva candidato, sia pure tra molte dichiarazioni dispiaciute. Il segretario ha opposto al deputato di Nusco le persone che «nobilitano la politica», avendo il «senso della misura» e lasciano il parlamento senza clamore. L'elenco dei nomi vale una polemica: Romano Prodi, Giuliano Amato, Vincenzo Visco, Luciano Violante, Roberto Pinza.
«Quando si è stati 45 anni in una istituzione, si può lasciare spazio a qualche altro, a qualche giovane». C'è chi ha detto a Veltroni che così si perdono voti: «Non me ne importa nulla - ha replicato il segretario - perché ci sono cose che è giusto fare. Bisogna imboccare la strada del cambiamento e dell'innovazione, vogliamo girare pagina».
Per dimostrare coerenza, oggi Veltroni presenta la candidata di Lazio 1, Marianna Madia, 27 anni, impegnata nel volontariato e nell'Arel, centro di ricerche creato nel'76 da Nino Andreatta. La Sardegna ha proposto come candidata Bianca Berlinguer, conduttrice del Tg3, una delle figlie di Enrico. Bianca non ha ancora sciolto la riserva. Chiara Rinaldini, portavoce di Rosy Bindi, ha smentito i giornali che la facevano candidata.
Nel Pd c'è la regola dei tre mandati. Renzo Lusetti ha chiesto la deroga, forse perchè il suo terzo è durato meno di due anni. Guido Calvi non chiede deroga per il Senato: «La deroga non si schiede, semmai la si concede».
Oggi, Veltroni farà con i radicali una verifica dell'accordo raggiunto l'altra notte. Veltroni ha ripetuto ieri che la condizione dell'accordo è la condivisione del programma. E' un accordo «che ci rafforza», dice D'Alema. Ma c'è il problema delle candidature. Emma Bonino è molto stimata, ma alcuni si oppongono a una candidatura di Marco Pannella e di Sergio D'Elia. Tra i nomi, Rita Bernardini.
Nel centrodestra, Berlusconi ha avuto molti colloqui, ma ancora c'è incertezza sui nomi. Sandro Bondi ha dettato le regole: largo ai giovani e alle donne, inquisiti fuori dalle liste, a meno che non ci siano «motivi politici», una formula molto larga, che salva non solo Berlusconi.
Tra le curiosità, c'è una smentita di Aida Yespica, data già come candidata del centrodestra. Era stata vista al braccio di Berlusconi. Ma ieri ha dato smentite indignate: «Con il partito di Berlusconi? No, non mi candido, non sono neanche cittadina italiana». Parlamento? «Mai ci lavorerei». Il mio fidanzato? «Mi piace».

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