Data: 22/02/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pagano rinuncia, da Casini via libera a Masci. Sindaco: la difficile scelta del Pdl. Pastore: «L'importante è un candidato che unisca tutti»

La corsa elettorale. Il capogruppo di Forza Italia getta la spugna: «Per me non ci sono le condizioni». Alla coalizione l'ultima parola

Fino all'ultimo l'hanno pregato di accettare ovvero di riflettere con calma, senza farsi condizionare dalla fretta e dall'agitazione. Ma Nazario Pagano non ha avuto la pazienza di aspettare oltre, del resto non ne aveva motivo perché lui in cuor suo la decisione l'aveva già maturata il giorno prima: quella di non correre a sindaco di Pescara. «Da pescarese e da amministratore comunale da quasi 20 anni - ha spiegato - mi sono sentito orgoglioso di poter mettere la mia esperienza al servizio della città, ma sono purtroppo giunto alla conclusione che non sussistano le condizioni necessarie per una mia candidatura. Ho già comunicato la mia rinuncia al senatore e coordinatore regionale di Forza Italia Andrea Pastore». Parole che hanno rilanciato di colpo le mai sopite ambizioni dell'udiccino Carlo Masci, il quale ha avuto ieri "in diretta" l'investitura da Pierferdinando Casini, leader nazionale dell'Udc che ad Atri ha parlato alla platea del teatro, ma ha anche tenuto una riunione a porte chiuse con i vertici abruzzesi del suo partito per discutere di strategie e di candidature. In cima alla lista delle cose da fare c'era appunto la "nomination" a sindaco di Pescara e Masci non ha dovuto faticare per ottenere il via libera del suo leader: una credenziale notevolissima presentata già ieri sera al tavolo del centrodestra riunito per approdare alla scelta definitiva.Casini, in verità, ha solo autorizzato la dirigenza abruzzese dell'Udc a muoversi in piena autonomia per prendere le migliori decisioni: l'importante è riconquistare Pescara. Quello che Carlo Masci sperava e che l'onorevole Rodolfo De Laurentiis ha tradotto in modo più esplicito.
Masci è arrivato all'obiettivo scegliendo un profilo basso e muovendosi con circospezione. «Il candidato giusto è quello che unisce tutto il centrodestra» è stato il suo tormentone ripetuto in questi giorni. Sapeva d'essere in lizza ma non ha sgomitato. Ha atteso la decisione di Pagano e ha rispettato quella di Pastore: il senatore forzista era stato il primo nome della serie, probabilmente il migliore per una sfida ad altissimo livello con il sindaco uscente, ma non se l'è sentita di rinunciare a quanto seminato in Senato e che, in prospettiva, può portarlo a far parte della squadra di governo se il centrodestra prevarrà a livello nazionale. «Le Politiche sono la priorità» ha ribadito Pastore, che sull'ipotesi Masci non ha alzato paletti, anzi: «Non è questione di bandierine, il candidato sindaco può venire da qualsiasi partito di centrodestra, l'importante è che sia il candidato di tutti, super partes: ne discuteremo. Masci contro D'Alfonso è un film già visto? E' il gusto della rivincita».
Se Pagano ha deciso di rinunciare è perché s'è reso conto di non essere quel collante forte che la coalizione chiedeva per competere con il sindaco uscente già lanciatissimo nei sondaggi. Sulla scelta hanno pesato la mancanza di un paracadute alla Camera e le fratture interne al suo partito, Forza Italia, fratture che egli stesso aveva in qualche modo provocato nel momento in cui ha abbracciato i Circoli della Brambilla, estraendosi dalle battaglie a livello locale. Pagano ha dunque temuto il trappolone del "pacco" e non s'è fidato: ieri ha ringraziato il "dottore" ma ha respinto l'offerta. Senza andare avanti.





www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it