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Il documento finisce in procura: parte una nuova inchiesta PESCARA. La Regione chiude 5 reparti che Angelini non poteva aprire: reparti non autorizzati che servivano per moltiplicare i ricoveri. Si legge così in un atto che accusa il titolare di Villa Pini. Il documento ha una data recente, 18 febbraio, ed è firmato dal dirigente Emidio Di Ninni. L'atto della Regione che dà lo stop ai rimborsi d'oro alla sanità privata non ha precedenti e aiuta a fare chiarezza su tutto ciò che, negli ultimi giorni, accade nella clinica. Dove i pazienti, dimessi in blocco da Vincenzo Angelini, protestano come è già accaduto negli anni passati. Ma dietro questa apparente emergenza sanitaria c'è l'atto di denuncia della Regione che pubblichiamo. Il documento è stato inviato ad Angelini, al direttore generale della Asl di Chieti, Mario Maresca e ai carabinieri del Nas di Pescara. E contiene una frase chiave, questa: «La casa di cura ha attivato posti letto autonomi in discipline specialistiche di Pneumologia, Oncologia, Gastrenterologia, Reumatologia e Cardiologia senza per esse risultare accreditata utilizzando poi per la compilazione delle schede di dimissione ospedaliera l'usuale procedura del codice di reparto errato, riferito a discipline invece accreditate (medicina generale, chirurgia generale e terapia intensiva)». In altre parole: la clinica ha dimesso pazienti da reparti non autorizzati, e senza diritto a rimborsi, facendoli figurare come ricoverati per discipline mediche accreditate con la Regione. COSI' LE REGOLE. E' il sistema degli accreditamenti che regola i rimborsi alle cliniche private: la Regione accorda a queste ultime la possibilità di fornire determinate prestazioni mediche, fissando un tetto di spesa; le cliniche, quindi, negoziano con la Asl il numero di prestazioni da erogare. Nel caso di Angelini, però, cinque reparti non hanno alcuna autorizzazione: i rimborsi sono illegittimi. Il 18 febbraio, quindi, il dirigente della Regione comunica di aver dato avvio «al procedimento di ritiro dell'accreditamento delle discipline specialistiche di: chirurgia generale, medicina generale e terapia intensiva» perché queste discipline «provvisoriamente accreditate alla casa di cura vengono utilizzate per rendere prestazioni non legittime a carico del servizio sanitario regionale». LE ALTRE ACCUSE. Al titolare della clinica vengono contestate schede di dimissioni ospedaliere (le "sdo") con la tecnica del codice di reparto errato anche per prestazioni relative a "malattie dell'occhio", "dell'apparato muscolo-scheletrico" "dell'apparato riproduttivo femminile", "gravidanza, parto e puerperio" e "malattie dell'apparato cardiocircolatorio"». Ma, ricevuto l'atto di denuncia, Angelini risponde chiudendo i reparti non autorizzati e creando uno stato di emergenza sanitaria, nonostante la Regione, sempre nello stesso documento, gli comunichi che «il procedimento verrà concluso entro 90 giorni» e che il titolare della clinica ha «30 giorni per presentare memorie e controdeduzioni». Di Ninni invia l'atto anche ai carabinieri affinché valutino se il sistema della dimissione dei pazienti con il «codice errato» configuri gli estremi di una notizia di reato. I Nas informano il pool di magistrati di Pescara (il procuratore Trifuoggi e i sostituti Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli) che indagano sui rimborsi illegittimi. E parte un nuovo filone d'indagine. L'INCHIESTA IN DIRETTA. E' un'inchiesta che si sviluppa in diretta, con continui colpi di scena cominciati alla vigilia di Natale quando Mario Maresca, manager della Asl di Chieti, si oppone a un decreto ingiuntivo di ben 38 milioni di euro presentato da Villa Pini al tribunale. Secondo il manager, 20 di quei milioni di euro sono riferiti a ricoveri non coperti da budget: «A prestazioni illegittime per disclipline non accreditate», scrive Maresca in una lettera inviata alla Regione il 24 dicembre. Ma il 29 gennaio scorso, la giunta Del Turco autorizza il pagamento di 14 milioni che, nel frattempo, Angelini ha ceduto sotto forma di crediti alla Deutsche Bank. LA DELIBERA SOSPETTA. Il pagamento si concretizza con la delibera numero 58, non votata da Betty Mura, Enrico Paolini e Valentina Bianchi. La delibera ha anche un altro passaggio singolare: la Regione autorizza il rimborso anche di crediti futuri, maturati fino al 30 giugno del 2008. L'atto viene sequestrato dalla Finanza, ma l'assessore Mazzocca sostiene che: «Il pagamento è dovuto in quanto la Deutsche Bank, disponendo di un titolo legittimo ed esecutivo, non avrebbe potuto astenersi dal metterlo in esecuzione, con intuibile ed evidente aggravio di interessi». Il 14 febbraio, però, si consuma un secondo fatto che rimette in moto la procura: una riunione di sei manager Asl. I SEI MANAGER. L'incontro si tiene alla presidenza della giunta regionale, dove «tutti i direttori generali delle Asl, compreso quello di Chieti Maresca e fatta esclusione per quello di Pescara Balestrino, aderiscono alla soluzione transattiva con la Deutsche Bank. Il pagamento sarà fatto entro la fine di febbraio», comunica Mazzocca. Maresca, dunque, fa dietrofront, dopo essersi battuto contro il pagamento dei crediti di Angelini. Un solo manager risponde no alla giunta Del Turco: è Balestrino che viene chiamato come testimone in procura. Anche l'assessore Mazzocca, il 16 febbraio, viene interrogato: è indagato per la sparizione del verbale d'accordo Regione-cliniche. Un verbale dove non compare la parola «affini» che invece spunta nella legge 20 moltiplicando i rimborsi alla sanità privata. Mazzocca dichiara: «Non ho favorito Angelini». Ma dopo l'interrogatorio la Regione cambia linea: Di Ninni dà lo stop ai rimborsi illegittimi ad Angelini; Mazzocca ritrova il verbale sparito che viene consegnato alla procura. E il manager Maresca annuncia che l'ospedale accoglierà i malati dimessi da Angelini, disarmando così la protesta. |