|
Il sostegno di Guglielmo Epifani al Partito democratico è arrivato pubblicamente in un teatro a due passi da Montecitorio. Non è un appoggio ufficiale della Cgil al partito (di cui Epifani non ha preso la tessera, dopo aver riposto quella dei Ds), perchè il sindacato ci tiene a mantenere la sua autonomia anche in campagna elettorale. Ma l'intervento del segretario generale - con Walter Veltroni in platea - ha suggellato l'assenso della sua organizzazione al programma del Pd. Un imprimatur già espresso in un'intervista 'a caldo' lunedì scorso, ma che oggi è stato ribadito spiegando meglio le ragioni dell'apprezzamento: dalla centralità del lavoro alla priorità dello crescita, fino alle politiche fiscali. Bene il programma, ha detto Epifani, chiarendo però che "dobbiamo riprogettare il paese" ma "ognuno per la sua parte e senza mescolare i ruoli". Nessun mescolamento dunque, però dalla segreteria della Cgil il partito di Veltroni potrebbe attingere alcuni nomi importanti da presentare in lista: Achille Passoni e Paolo Nerozzi.
Passoni è un democratico della prima ora, mentre Nerozzi proprio con il convegno odierno, organizzato con Famiano Crucianelli (sottosegretario agli Esteri), ha segnato il riavvicinamento al Pd di quella parte delle forze che all'ultimo congresso Ds scelsero di creare Sinistra democratica. Ma Nerozzi, che ha lasciato Sd dopo una progressiva lacerazione politica nel partito, non è l'unico esponente del vertice Cgil ad aver abbandonato la Cosa rossa per riavvicinarsi al partito di Veltroni: lo stesso percorso è stato compiuto dal Fulvio Fammoni e Carla Cantone. Contraria al Pd è rimasta solo Paola Agnello Modica (della minoranza radicale "Lavoro Società"), mentre Morena Piccinini - come del resto Epifani - non si è schierata, preferendo una linea di equidistanza. Un'evoluzione che ha portato così la segreteria Cgil, prima spaccata a metà, a una composizione largamente favorevole al Partito democratico.
Sulla possibile candidatura, tuttavia, i due segretari confederali non si sbilanciano e sembra che si debba aspettare ancora qualche giorno per avere conferme (le liste vanno presentate entro il 9-10 marzo). "Oggi c'è stata una discussione politica - ha spiegato Nerozzi al termine dell'iniziativa al teatro Capranica - che è andata bene. Sto riflettendo, non c'è fretta, ma ho ancora dei dubbi di natura personale". Ancora più prudente Passoni, secondo cui "la costruzione delle liste è in corso e al momento non c'è nulla di concreto. Ogni volta che ci sono consultazioni elettorali si guarda al mondo del lavoro e si rincorrono voci sui nomi di sindacalisti". Oltre ai nomi dei due segretari della Cgil, del resto, per un posto nelle liste del Pd circola anche il nome del segretario generale aggiunto della Cisl, Pier Paolo Baretta.
Voci di candidatura a parte, il via libera di Epifani al progetto elettorale del Pd è stato netto. Dopo aver ricordato che "non ci potrà mai essere una forza progressista che non riparta dalla centralità e dalla dignità del lavoro", il leader della Cgil ha sottolineato che "i programmi elettorali devono avere al centro alcuni assi e il primo è il rapporto tra lavoro e sviluppo. Veltroni ha messo lo sviluppo al primo punto e nella tradizione della Cgil lo sviluppo è sempre stato una questione essenziale. Perchè senza sviluppo non c'è reddito e non ci sono opportunità per i giovani". Non solo l'attenzione alla crescita, Epifani ha promosso anche i piani fiscali: "Io diffido da chi promette tutto a tutti: bisogna partire dalle detrazioni per i lavoratori dipendenti e per i pensionati, dopo si potrà fare tutto il resto. Per questo ho trovato nel documento di Veltroni una parte che corrisponde al documento del movimento sindacale".
Parole di approvazione che invece non sono risuonate pienamente nel discorso di Nerozzi, che ha spiegato le ragioni della sofferta rottura con Sd e la Cosa rossa e ha 'interrogato' Veltroni su alcuni punti chiave del programma e dello statuto del Pd: lavoro, welfare, scuola e laicità. Dopo il 23 luglio (il giorno del Protocollo sul welfare), ha ricordato Nerozzi, "la rottura con Prc e Pdci non è stata lieve. Quando 5 milioni di lavoratori hanno votato sì al referendum, anche chi non era d'accordo doveva accettarlo. Quando poi 3,5 milioni di persone hanno votato Veltroni alle primarie, la risposta è stata la manifestazione del 20 ottobre: una cosa bella ma antica, che appartiene a un passato che non c'è più ed è stato sconfitto".
"Non sono caduto sulla via di Damasco - ha chiarito però il sindacalista rivolto a Veltroni - e i dubbi di allora ci sono ancora. Vedi Walter, c'è il 'ma anche', che è una cosa bella perchè dà il senso del limite. Però per noi il lavoro è centrale: ci sono imprenditori bravi, e Matteo Colaninno è uno di questi, e vanno benissimo. Marchionne invece è un manager molto bravo, ma non vuole applicare le leggi sulla sicurezza del lavoro, e quindi su questo non è bravo. In questo paese - ha concluso Nerozzi - si può e si deve vincere. E abbiamo ancora un mese per vincere la partita".
|