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PESCARA - Il presidente, sette assessori e il segretario generale alla presidenza della Giunta regionale abruzzese finiscono sotto inchiesta per concorso in abuso d'ufficio. Al centro dell'indagine della Procura della Repubblica di Pescara che indaga sul disastro dei debiti della sanità in Abruzzo c'è una delibera, la n.58 del 29 gennaio scorso: una convenzione con alcuni istituti bancari che permetteva il pagamento anticipato dei crediti degli imprenditori della sanità privata. Una raffica di avvisi di garanzia, firmati dal pool di magistrati capeggiato dal procuratore capo Nicola Trifuoggi e dai sostituti Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio, ha raggiunto ieri mattina il presidente Ottaviano Del Turco, gli assessori Bernardo Mazzocca (sanità), Giovanni D'Amico, Marco Verticelli e Tommaso Ginoble, tutti del Pd, Franco Caramanico (Sinistra democratica), Ferdinando Fabbiani (Pdci) e Mahmoud Srour (Udeur), oltre a Lamberto Quarta (Pd), uomo di fiducia del presidente nonchè segretario generale alla presidenza della Giunta, che partecipa a tutte le sedute dell'esecutivo regionale anche se non ha diritto di voto, ma che è stato tirato in ballo dalla magistratura per il ruolo importante che avrebbe svolto nella predisposizione di quella convenzione. Un atto che avrebbe finito per favorire (almeno è questa l'ipotesi su cui sta lavorando la Procura) uno dei più importanti imprenditori della sanità privata abruzzese, il chietino Vincenzo Angelini, titolare di Villa Pini e di altre case di cura sparse in tutta la regione. Angelini sarebbe stato l'unico, infatti, ad approfittare di quella convenzione, presentando crediti per 14 milioni di euro pagati dalla Deutsche Bank, che ora batte cassa alla Regione per la restituzione. E questo nonostante ci fosse in corso un contenzioso, peraltro non ancora definito, aperto dalla Asl di Chieti (competente a certificare i crediti di Angelini) che ha fatto opposizione al decreto ingiuntivo presentato a suo tempo dall'imprenditore, sostenendo due cose: che gran parte dei crediti richiesti da Angelini (27 milioni di euro) non erano esigibili, e che fra questi figuravano anche i 14 milioni già pagati dalla Deutsche Bank. Poi, però, il manager della Asl di Chieti cambiò improvvisamente indirizzo e si rimise alla decisione della Regione sul pagamento di quei crediti. E proprio per questo motivo lo stesso manager, Mario Maresca, qualche giorno fa è stato interrogato dai magistrati pescaresi come persona informata sui fatti che, lo ricordiamo, partono dal 2005 in poi. Ma questi avvisi di garanzia non arrivano come un fulmine a ciel sereno. L'inchiesta del pool di Pescara va avanti ormai da circa due anni, e riguarda tutti i rapporti tra sanità privata e Regione. A partire dalla prima cartolarizzazione dei debiti della sanità abruzzese, voluta dalla precedente Giunta regionale, quella di centrodestra presieduta da Giovanni Pace (An) e costata un avviso di garanzia all'ex assessore al ramo Vito Domenici (all'epoca Forza Italia), allo stesso Vincenzo Angelini e ad altri tre personaggi. Ma anche la seconda cartolarizzazione, targata centrosinistra: quella appunto della Giunta di Ottaviano Del Turco. A tutto questo si è poi aggiunta la terza inchiesta su questa convenzione sospetta, relativa ai crediti successivi alle due cartolarizzazioni.
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