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L'AQUILA. Passa in consiglio regionale il blocco ai lavori per la realizzazione del Centro Oli in contrada Feudo a Ortona. Fino al 31 dicembre 2008, l'Eni non potrà andare avanti nel progetto di estrazione e prima raffinazione del petrolio, perché la Regione vuole nuovi e più approfonditi controlli. Per i manifestanti che ieri mattina hanno occupato per ore la cancellata dell'Emiciclo è una vittoria a metà. Ma era difficile aspettarsi dalla Regione una presa di posizione più netta. «È un buon compromesso», sintetizza il consigliere Camillo Cesarone. Un buon compromesso soprattutto all'interno della maggioranza che mai si è presentata compatta di fronte a questo problema. Non è un mistero che il presidente Ottaviano Del Turco abbia sempre difeso la bontà del progetto della società guidata da Paolo Scaroni. Ma poi ha dovuto dare il passo a chi nella sua giunta (Marco Verticelli e Franco Caramanico) e nel consiglio (soprattutto Camillo D'Alessando, Bruno Evangelista, Walter Caporale) chiedeva più prudenza. E d'altra parte, in pochi mesi la battaglia contro il centro oli era diventata, come dice Evangelista, «lotta di popolazioni» e non solo lotta politica. Ieri a manifestare c'erano centinaia di agricoltori, le 27 cantine sociali del Chietino, semplici cittadini dei comuni coinvolti, sindaci e amministratori. «Per noi è un primo passo», commenta uno dei portavoce, l'ex parlamentare Amedeo D'Addario, «la prima buona notizia è che vengono sospese le autorizzazioni all'Eni. L'altra è che d'ora in poi le imprese che vogliono insediarsi in Abruzzo dovranno presentare piani industriali e progetti da sottoporre non solo al piano d'impatto ambientale ma anche al piano d'impatto sanitario e strategico». La legge approvata all'unanimità dei presenti ad accezione del consigliere dell'Udc Vito Domenici («non ne ho capito né la sostanza né la forma»), è in realtà un emendamento della maggioranza, completato da un subemendamento, che svuota e riformula il testo di legge presentato dal coordinatore regionale di An Fabrizio Di Stefano. Il testo sospende «ogni rilascio di permesso a costruire per l'insediamento di nuove industrie insalubri classificate di prima classe dal decreto ministeriale del 5 settembre 1994». Inizialmente il testo non specificava l'area dei territori, ma estendeva gli effetti a tutta le regione. Il subemendamento ne ha limitata l'applicazione ai territori dei comuni di Francavilla, Ortona, San Vito, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino Di Sangro, Casalbordino, Vasto e San Salvo. La sospensione delle autorizzazioni all'Eni è legata al riesame del progetto sulla base della valutazione di Impatto sanitario (superando quindi la Valutazione di Impatto ambientale che l'Eni aveva già ottenuto su dati però messi in dubbio dal Mario Negri Sud) a salvaguardia, specifica la norma «della salute umana, della conservazione delle risorse naturali, della sicurezza del territorio». Saranno Agenzia sanitaria e Arta a definire entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge le linee guida per la valutazione del rischio sanitario determinato da fonti di inquinamento ambientale. L'opposizione ha votato a favore ma ha criticato a fondo lo strumento legislativo scelto dalla maggioranza. Per Giorgio De Matteis (Italia di Centro) la Regione sceglie di non decidere delegando le funzioni di programmazione ai tecnici. Per Benigno D'Orazio (La Destra) la legge potrebbe complicare o pregiudicare l'insediamento di industrie di tutt'altro tipo, mentre sarebbe stato più logico accelerare l'iter per la perimetrazione del Parco della costa teatina. Fabrizio Di Stefano ha sportivamente accettato la cannibalizzazione del suo testo di legge dichiarandosi «politico adulto» e dunque responsabile. «Abbiamo messo in campo una norma difficilmente espugnabile», ha spiegato il consigliere del partito democratico Camillo D'Alessando, «una norma che va votata con il sorriso, perché oggi facciamno una scelta di campo, una scelta di programmazione del territorio. Ma da domani», continua il consigliere, «dobbiamo mettere mano a una legge che affronti tutta la questione dello sviluppo della regione nelle sue aree più vocate all'agricoltura, per arrivare, con l'aiuto di Caramanico e Verticelli, a una legge organica per le aree agricole di pregio». La legge che blocca il centro oli di Ortona entrerà in vigore il giorno dopo la pubblicazione sul Bura, il bollettino ufficiale della Regione. A quel punto bisognerà aspettare la reazione di Eni e Governo. |