Data: 10/06/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
«Autostrade, rivedere la convenzione» Dopo i colloqui con Di Pietro, l'ipotesi di smobilizzare le risorse accantonate per i lavori non realizzati

Le condizioni dell'Authority. La società: nessun arricchimento indebito

ROMA - Antonio Di Pietro indaga sui fondi non investiti da Autostrade a causa dei ritardi autorizzativi con l'obiettivo di utilizzarli come «salvadanaio» per realizzare le opere pubbliche rimaste prive di fondi. Il ministro delle Infrastrutture sta preparando un'istruttoria sulla fusione della holding italiana con la spagnola Abertis da sottoporre alla valutazione del consiglio dei ministri. Sul rapporto concedente-concessionario ieri l'Autorità di vigilanza sui Lavori pubblici si è limitata a auspicare una correzione della convenzione che dal '97 lega le parti, criticandone i punti deboli e imputando a Anas carenze nell'attività di «stimolo e controllo» su Autostrade.

IL SALVADANAIO - Il presidente di Anas, Vincenzo Pozzi, aveva avuto la stessa idea a gennaio dell'anno scorso: con una circolare aveva «blindato» i fondi che le concessionarie non avevano potuto utilizzare a causa delle lungaggini autorizzative, chiedendo di accantonarli in bilancio «nel passivo dello stato patrimoniale, tra le riserve di patrimonio netto ovvero tra i fondi del passivo», sotto un'apposita «voce». Ora, sfruttando la disponibilità offerta da Autostrade, proprio quei denari, un miliardo di euro circa, potrebbero essere «stornati» per realizzare una parte del programma delle opere pubbliche, non comprese tra gli investimenti promessi da Autostrade.


LA RELAZIONE - «Non si sono verificati elementi tali da giustificare una revoca della concessione, ma su questo punto la questione è aperta». Il presidente dell'Authority sui Lavori pubblici, Alfonso Maria Rossi Briganti, liquida così la questione più spinosa del rapporto tra Anas e Autostrade. Per il resto la condotta di Anas viene criticata per il periodo 1997-2002 anche se con l'attenuante che l'unico strumento a disposizione era troppo potente: la revoca della concessione. Nel 2002 però, secondo l'Autorità, si sarebbero potute rafforzare, nell'Atto aggiuntivo, le garanzie a tutela degli interessi pubblici. La ricostruzione piace a Anas che vi legge un riconoscimento al proprio operato. Autostrade respinge qualsiasi accusa d'indebito arricchimento (che l'Autorità invece non esclude) e addebita i ritardi nei lavori alla burocrazia. Tra i correttivi alla convenzione proposti, c'è un sistema graduale di misure sanzionatorie e l'intervento di un'autorità pubblica in caso d'inerzia del concedente.

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