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Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo sulla sicurezza e la salute dei luoghi di lavoro. Ora il testo dovrà essere sottoposto al parere delle commissioni parlamentari permanenti e della conferenza Stato-Regioni, prima di ritornare per il definitivo via libera nuovamente in Cdm. Si tratta di un provvedimento di fondamentale importanza, atteso da oltre 30 anni, che attua la legge delega 123 dell'agosto scorso. Obiettivi della normativa sono una più adeguata prevenzione, un potenziamento della formazione, un coordinamento della vigilanza, maggiore sostegno alle imprese per mettersi in regola, il potenziamento del ruolo dei rappresentanti per la sicurezza.
Per quanto riguarda le sanzioni, previsto l'arresto da quattro a otto mesi o ammenda da 5.000 a 15.000 euro per il datore di lavoro che non ottempera ai suoi obblighi (valutazione dei rischi ed elaborazione del documento conseguente, designazione del responsabile della prevenzione). Ammenda, o nei casi più gravi arresto, anche per il medico dell'impresa e per progettisti, fabbricanti, fornitori e installatori i cui impianti non risultino a norma. I responsabili delle aziende dove si svolgono attività particolarmente pericolose, che non redigano il documento di valutazione del rischio, sono invece puniti solo con l'arresto. Per tutte le altre aziende, in caso di assenza del documento, scattano sanzioni che vanno dall'ammenda fino all'arresto. Nel testo è presente anche un fondo di 50 milioni destinato alle imprese che adotteranno misure di adeguamento per la sicurezza alla formazione dei lavoratori e ai programmi scolastici finalizzati alla cultura della sicurezza. Sull'argomento è intervenuto il ministro del Lavoro Cesare Damiano: "Il risultato sanzionatorio è calibrato, anche perché il governo si è mosso in una logica semplice, quella di prevedere sanzioni proporzionate alle violazioni".
Con il provvedimento arriva anche l'estensione delle tutele ai "flessibili". Le norme riguardano per la prima volta tutti i lavoratori: dipendenti, autonomi ed equiparati, a domicilio e a distanza, a progetto e interinali. Prosegue poi la lotta al sommerso. Gli ispettori possono disporre, in caso di violazioni gravi, la sospensione dell'attività imprenditoriale. In particolare questo provvedimento scatta quando in un'azienda risultino in nero oltre il 20 per cento dei lavoratori, vengano violate ripetutamente le misure di riposo o si riscontrino violazioni che espongono i lavoratori al rischio di caduta dall'alto, seppellimento, folgoramento, incendio, amianto. La sospensione termina con la regolarizzazione dei lavoratori in nero e l'eliminazione delle situazioni di rischio. E il datore di lavoro che non ottempera al provvedimento di sospensione e' punito con l'arresto fino ad un anno.
Dai sindacati arriva una valutazione nel complesso "positiva". A dirlo sono i segretari confederali Paola Agnello Modica (Cgil), Renzo Bellini (Cisl) e Paolo Pirani (Uil) in una nota unitaria: 'Valutiamo positivo il metodo che, sin dalla predisposizione della delega, ha visto il lavoro comune del ministero del Lavoro e della Salute e poi un confronto serrato con le parti sociali, costantemente con i sottosegretari Montagnino e Patta e poi con i Ministri Damiano e Scotti'. Per Cgil-Cisl-Uil, "l'impianto generale dà ordine e coordinamento alle competenze e responsabilità ai vari livelli, anche in direzione di una più efficace vigilanza sul rispetto delle norme nei luoghi di lavoro". Parlando poi di sanzioni, si sottolinea come siano state "semplificate e riproporzionate dal governo", mantenendo "comunque un essenziale ruolo deterrente". Si legge ancora nel comunicato: 'Cresce complessivamente la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici con una più puntuale valutazione dei rischi sia specifici sia negli appalti, si ha il rafforzamento dell'informazione e formazione dei lavoratori, il potenziamento delle loro figure di rappresentanza in materia di salute e sicurezza e la generalizzazione dei Rappresentanti Territoriali per la sicurezza'. Conclude la nota: 'È fondamentale sottolineare i rilevanti elementi di qualità, presenti nella riforma, che dovranno vedere il massimo impegno perché le Commissioni parlamentari esprimano rapidamente i loro pareri e si abbia quindi la possibilità di emanare il decreto entro la corrente legislatura, scongiurando il decadere della delega".
Rimane negativo il parere di Confindustria, che già nei giorni scorsi si era detta contraria a nuove norme. "Inasprendo le pene non si salva nemmeno una vita umana, perché bisogna prevenire. L'impianto è tutto spostato sulle sanzioni e non sulle regole" dice il presidente degli industriali Luca Cordero di Montezemolo. Giudizio che trova sponda nelle parole del responsabile per le relazioni industriali di Confindustria, Giorgio Usai: "Siamo insoddisfatti, si è persa una buona occasione per dare un ottimo servizio allo Stato". Montezemolo ha preannunciato per i prossimi giorni "una grande iniziativa sul territorio, di formazione, per aiutare le imprese ad avere più sicurezza".
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