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L'allarme (scontato) del ministro del Tesoro Padoa Schioppa sullo stato dei conti pubblici sembra studiato apposta per far suonare un rintocco funebre su tutti coloro (e sono tanti) che si aspettano chissà quali miracoli dal bilancio dello Stato. Dire al Paese che serve una manovra correttiva, peraltro ampiamente annunciata a mezzo stampa già prima delle elezioni, serve solo a far sbollire certi facili entusiasmi e a preparare i cittadini agli "inevitabili sacrifici" che da almeno vent'anni scandiscono il dibattito politico italiano. Non è certo un caso che le agenzie di rating abbiano iniziato a minacciarci di downgrading. Né che, proprio come accadde nel ?92 (anno evocato come una minaccia proprio dal ministro Padoa Schioppa), si lèvi l'ennesimo allarme sulle pensioni. Fin qui, quindi nessuna sorpresa: ci stiamo avviando verso una fase di instabilità durante la quale il Belpaese finirà di svendere il proprio patrimonio con la scusa della sostenibilità. E molti faranno buoni affari. La cosa interessante è che fra i rischi che rischiano di far schizzare al 4,6% il rapporto deficit/pil i super esperti della commissione Faini, sulla base della quale è partito l'allarme del ministro, abbiano infilato anche le norme della Legge Finanziaria 2006 relative a Ferrovie dello Stato, Anas ed ai contratti di servizio delle imprese pubbliche. Ossia una fetta talmente importante dell'economia del Paese che si farebbe più danno a non finanziare, piuttosto che finanziarla a debito. Ciò dovrebbe forse significare che il settore dei trasporti e dei servizi pubblici locali avrà la dovuta attenzione che merita dal governo. Ne dubitiamo. L'esperienza, semmai, insegna il contrario. |