Data: 13/03/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Pil dimezzato nel 2008, s'allarga il deficit. A migliorare resta solo il debito pubblico «La crescita tornerà nel 2009, fino all'1,5%»

Più pessimista la Confindustria che per l'intera economia prevede una crescita zero

ROMA. La crisi economica arriva nei documenti ufficiali del governo. Quest'anno la ricchezza del Paese, il Pil, crescerà dello 0,6% contro l'1,5% previsto a settembre. Lo dice la «Relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica» pubblicata ieri dal ministero dell'Economia. La minore crescita innalza il deficit, dal 2,2% previsto, al 2,4. Nonostante questo continua a scendere il debito pubblico che nel 2008 si attesterà al 103%. «Ci sono due notizie, una buona e una cattiva - dice il ministro Tommaso Padoa-Schioppa - la buona è italiana: il debito pubblico cala; la cattiva viene dal mondo: l'economia frena».
L'aumento del deficit, avverte però il governo, va considerato transitorio. E anche la crescita tornerà verso l'alto: nel 2009 si prevede +1,2%, +1,5% nel 2010, +1,7% nel 2011. «Il pareggio nel 2011 resta un traguardo a portata di mano - dice Padoa-Schioppa - le economie possibili nella spesa primaria sono sufficienti a percorrere il cammino che rimane verso il pareggio dei conti pubblici».
Previsioni riviste al ribasso, dunque, ma anche ottimismo. Un ottimismo non condiviso da Confindustria. «Nel 2008 ci sono forti rischi di crescita zero - dice un nota degli industriali - il rallentamento dell'economia italiana è più accentuato di quello tedesco e francese».
Aperta da una massima di Seneca, «Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare», la Relazione contiene molti dati e indicazioni «politiche» che suonano come un lascito al governo che verrà. I punti salienti riguardano il controllo della spesa pubblica, l'uscita dei conti dalla zona emergenza, le nuovi nubi sull'economia che però si diradano laddove i «conti reggono e migliorano».
Prima di tutto l'analisi dell'eredità del governo Berlusconi che «non poteva essere accettata con il beneficio di inventario: il Paese è uno solo, chiunque lo governi». Allora ecco cosa ha trovato Padoa-Schioppa: «Il saldo primario era stato pressoché azzerato ed era più basso di quello del 1992. Il deficit aveva superato il 4%, cancellando il faticoso risanamento culminato con la corsa all'euro del 1997. la quota del debito pubblico sul Pil, in diminuizione dal 1994, aveva ripreso ad aumentare». Poi quello che si lascia: «L'indebitamento netto della Pubblica amministrazione si è più che dimezzato (1,9% nel 2007). Contrariamente a quanto viene detto ai risultati ottenuti hanno concorso sia le entrate sia le spese e, per le entrate, il contributo essenziale è venuto dai frutti della lotta all'evasione».
Così, spiega Padoa-Schioppa, l'aumento della pressione fiscale «degli ultimi anni è per più di due terzi dovuto ai risultati della politica di lotta all'evasione fiscale che ha portato un sostanziale aumento di gettito. Per il biennio 2006-2007 si stima che oltre 20 miliardi (11 nel 2006 e 9 nel 2007) delle maggiori entrate derivino da interventi anti-evasione». E dal recupero delle somme evase passa anche la possibilità di abbassare le tasse: «Se l'azione di contrasto continuerà ad essere efficace» si potrà parlare di «compatibile riduzione delle aliquote fiscali».
Chi si aspettava un'indicazione su un possibile «tesoretto» da spendere subito, anche prima delle elezioni, resta deluso: «L'elaborazione, in giugno, del bilancio di assestamento sarà l'occasione per fare il punto», dice la Relazione. Per un aumento degli stipendi, comunque, dice ancora Padoa-Schioppa, «legare i salari ai risultati aziendali può rappresentare uno stimolo per la crescita della produttività. Per questo motivo è indispensabile una riforma della contrattazione salariale fra le parti sociali». Con un maggior ricorso alla contrattazione di secondo livello, quella aziendale. La frenata dell'economia si rifletterà anche sul tasso di occupazione che crescerà dello 0,5% contro l'1% dello scorso anno.

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