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LANCIANO. E' il giorno del battesimo della nuova stazione. Dopo 22 anni di attesa e oltre 75 milioni di euro spesi, il nuovo scalo entra in funzione. Dalle 13,10 i nuovi treni vanno a regime sulla nuova tratta. La strada per arrivare fin qui è stata tortuosa e in salita, costellata da "salati" contenziosi, lavori rinviati, progettazioni da rifare. Ma oggi polemiche e recriminazioni lasciano il posto alla festa, quella dei dipendenti e di tutta la città. Oggi però è anche il giorno dell'addio alla vecchia stazione. L'edificio del 1912 continuerà ad ergersi con il suo quasi-secolo di storia, ma intorno tutto è destinato a cambiare. Non ci sono più il fischio della locomotiva, i comandi del capostazione, ma il destino del vecchio scalo resta legato ai treni. Sarà memoria storica, viva, di un'avventura iniziata 96 anni fa. Era il primo agosto 1912 quando si inaugurava la linea Lanciano-San Vito, progettata dall'ingegnere lombardo Ernesto Besenzanica. Sui binari correvano le locomotive a vapore, negli anni Venti l'arrivo dei primi vagoni merci e l'aperture delle tratte verso Archi, Villa Santa Maria, Castel di Sangro. Anche la morte si incrocia su questi binari. Il 12 ottobre 1941 lo scontro fra due convogli, nei pressi della fermata di Marcianese, costa la vita a due ferrovieri e a un passeggero. Altra sofferenza passa per la stazione, quella dei deportati ebrei trasportati nei campi di internamento sui treni Sangritana. Ma, come in un gesto di pietà, nei vagoni passeggeri e non quelli merci come succedeva altrove. Contro il nazismo la ferrovia vive con la città le giornate della rivolta. Il 5 ottobre '43 i bombardamenti tedeschi distruggono la linea ferrata, il deposito officina, i veicoli. Sono i ferrovieri stessi che spontaneamente, nell'aprile 1945, ricostruiscono la ferrovia distrutta. Gli anni '70 e '80 sono quelli del rischio di smantellamento. Nel 1990 si inizia a guardare alla Val di Sangro. Oggi, dopo 96 anni, c'è ancora una finestra aperta sul futuro. I treni lasciano il centro-città e il rebus di che cosa fare delle aree di risulta. Per ora solo il Comune offre una soluzione: palazzi, parcheggi e verde al posto di deposito, binari e piazzale autobus, un museo nella vecchia stazione. Un'operazione da 8 milioni, che andrebbe a favore della Sangritana. Ma la proprietà è della Regione, compete a questa decidere. |