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ROMA - Raffaele Bonanni, al suo esordio oggi come leader della Cisl a un tavolo governativo, la mette così: «Prodi dovrà chiarire bene la linea del governo. Se ci piacerà, la sosterremo, sennò - ride nervoso - ... abbiamo già fatto sei scioperi generali. Non vorrà mica che facciamo il settimo?». L'aria che tira, alla vigilia del pranzo informale di oggi tra il premier, i ministri economici e i tre segretari confederali, è questa qui. Sulla tavola, oltre a un menù leggero, c'è un primo confronto in vista della manovra correttiva da 10 miliardi e del Dpef (il documento di programmazione economica e finanziaria). «Riparte la concertazione», annuncia il governo. Ma il clima è freddo, in linea con questo gelido giugno. Tanta circospezione da parte dei sindacati, quasi speculare a quella riservata al governo dalle assemblee degli industriali, è l'effetto delle uscite dei ministri, prima sulla manovra bis, poi sulla moderazione salariale e infine sulle pensioni. Ieri il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha chiarito che lo «scalone pensionistico del 2008» sarà affrontato «con un'uscita morbida, trovando le compensazioni necessarie per l'equilibrio dei conti». Ma il tema è scottante. «Questa della riforma della previdenza, la considero una provocazione - attacca Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil -, se qualcuno osasse confermarla di sicuro a me in piazza mi ci troverà. La riforma è stata fatta, è strutturale, sta permettendo ancora oggi risparmi enormi, addirittura superiori a quelli preventivati. Stop». Insomma, piovono veti. Luigi Angeletti, segretario della Uil, che già aveva accolto con un «Cominciamo male» l'annuncio della manovra bis, ripete come un mantra : «Bisogna detassare gli aumenti salariali, combattere l'elusione e evasione. E il cuneo fiscale deve essere selettivo per le imprese, perché solo alcune sono più soggette alla competizione». Funzionerà questa concertazione? «Non saprei - dice Angeletti - vediamo cosa mette sul tavolo il governo». Già perché i sindacati si aspettano che Prodi riparta con il piede giusto, correggendo le anticipazioni dei ministri, e mettendo sul tavolo proposte più in linea con le loro aspettative: «C'è attesa - ammette Bonanni - serve una svolta nelle relazioni sindacali, verificheremo se c'è questa volontà politica. Finora abbiano sentito cosa si vuole abolire. Ma qui bisogna anche costruire». Tra i sindacati per ora si registrano convergenze sul «no» a una manovra bis a spese dei lavoratori, sull'eliminazione dello scalone della riforma delle pensioni, sull'immediato taglio del cuneo fiscale, sulla necessità di una politica di sviluppo, in particolare per il Sud. Posizioni distanti invece sulla legge Biagi. Gelo infine sulla riforma della contrattazione, un tema che esula dall'agenda governativa, e su cui la stessa Confindustria ha quasi smesso di cercare il confronto. |