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Il Cavaliere si mostra sicuro ma non dice perché. Veltroni duro: «Offerte entro 48 ore» Il segretario del Pd: «Evitiamo di mettere migliaia di lavoratori in questo tritacarne elettorale» MILANO. Silvio Berlusconi come Giuseppe Garibaldi. Era il 15 maggio 1860 e, dopo la battaglia di Calatafimi, l'Eroe dei due mondi pronunciò la famosa frase: «Qui si fa l'Italia o si muore». E Berlusconi? Il 21 marzo 2008, a Roma, nel corso della battaglia elettorale, si inventa lo slogan: «Qui si fa Alitalia o si muore». E Berlusconi? Il 21 marzo 2008, a Roma, nel corso della battaglia elettorale, si inventa lo slogan: «Qui si fa Alitalia o si muore». Ridono i suoi alleati mentre Veltroni si fa serio: «Se la cordata italiana c'è si faccia avanti, esca in 48 ore. Non si aspettava altro da mesi ed è un po' strano che si formi in questa settimana». In ballo ci sono le sorti della compagnia aerea, dopo che il consiglio di amministrazione e il governo hanno detto sì alla proposta di Air France. «Proposta irricevibile», tuona Berlusconi che, dopo aver messo in campo la disponibilità dei suoi figli a partecipare a una cordata di imprenditori italiani, adesso aggiunge: «Ormai sono impegnato io, quindi si fa. Penso che arriveremo a un risultato positivo». Le parole del candidato premier arrivano in mattinata e vengono rilanciate dai tg all'ora di pranzo. Berlusconi parla di "pochi giorni", perchè il tempo stringe, ma poi sottolinea: «Occorre il tempo per accordarsi e conoscere i dati del gruppo. Ci vorranno 3 o 4 settimane. La proposta di Veltroni di fare tutto in 48 ore è assurda. Questo governo ha dato 5 o 6 mesi ad Air France, che è stato interlocutore unico e poi ha presentato condizioni irricevibili». La vicenda Alitalia entra a pieno titolo nella campagna elettorale ed il rischio che tutto venga strumentalizzato è molto forte. Matteo Colaninno, candidato del PD in Lombardia, spiega che «se non arriveranno altre offerte, Alitalia rischia il fallimento e il sistema Paese una figuraccia. Mi auguro che emergano offerte solide, simili a quella di Air France». Veltroni teme un tranello di Berlusconi e aggiunge: «Banca Intesa dice di non saperne nulla. Bisogna evitare di mettere Alitalia nel tritacarne elettorale, perchè stiamo parlando non solo della compagnia, ma di migliaia e migliaia di lavoratori di Alitaia, Malpensa e Fiumicino. Non vorrei vedere sparire questa cordata subito dopo le elezioni». A stretto giro di posta ecco la risposta del Cavaliere: «Non è vero che Banca Intesa dice di no. Dice solo che non ha nulla di concreto sul tavolo. Per forza, non è mai stato consentito ad altri di conoscere i conti Alitalia. Comunque le banche al fianco degli industriali ci sono». Dello stesso parere il presidente della Regione Lombardia, Formigoni: «La cordata è pronta, ma avrà bisogno di studiare i dati e conoscere la realtà. Anche i sindacati, giustamente, vogliono conoscere i dati di una trattativa fino ad ora condotta in totale clandestinità». Prodi taglia corto: «E' ora di essere seri». Ma Berlusconi arriva a intimargli di «non fare colpi di testa». Come dire di non firmare accordi «perchè la proposta Air France avrà dal prossimo governo un secco no». Lasciando così sottintendere che nel prossimo governo ci sarà lui. Invece, per ora, al ministero dei trasporti c'è Alessandro Bianchi che dice: «Sulla cordata dell'ultima ora non sono d'accordo. Se avesse voluto fare qualcosa, Berlusconi poteva intervenire dal 2001 al 2006, quando la situazione di Alitalia è diventata da difficile a drammatica». Di Pietro è ancora più drastico: «Su Alitalia Berlusconi sta facendo insider trading (cioè lancia notizie per speculare in Borsa), sta rovinando le famiglie. Non si può giocare con l'economia degli italiani, non siamo una bocciofila. Un candidato premier non può dire queste cose, dovrebbe rititarsi». |