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ROMA. «Finirà al tie-break», parola di Walter Veltroni. Per chi non ha troppa familiarità con il tennis, significa che la partita elettorale si deciderà sul filo di lana. Il segretario del Pd parla ai lettori della «Gazzetta dello sport» e non lesina metafore sportive. Ci sarà bisogno dello spareggio? Gli ha chiesto un lettore. «Speriamo di no - ha risposto lui - perché significherebbe che il Paese è precipitato in una situazione molto difficile». Ricorda che proprio per questo, alla caduta del governo Prodi, aveva proposto di fare subito la riforma elettorale. L'ultimo sondaggio, questa volta di Swg, fotografa al 5 per cento la differenza fra i due schieramenti maggiori, con il Pdl al 43 e il Pd al 38 per cento. Mentre in Sicilia lo scarto fra il candidato del centrodestra, Raffaele Lombardo, e quello del Pd, Anna Finocchiaro, si aggirerebbe, sempre per un sondaggio Swg, intorno 10 per cento. Cifre che, se intepretate alla luce della bizzarra legge elettorale in vigore, non danno alcuna sicurezza allo schieramento in vantaggio. Il grande buco nero resta infatti il Senato. Bene che gli vada, Berlusconi con la legge attuale sembra condannato ad una maggioranza risicata. Ma esiste più d'una possibilità che a Palazzo Madama finisca in un pareggio, o meglio nell'assenza di un vincitore. Vediamo perché. Il centrodestra parte da quota 156: sono i senatori che ha conquistato nel 2006. Il «porcellum», come si sa, prevede un premio di maggioranza regionale. Chi ha anche un voto in più in una regione prende il 55 per cento dei seggi assegnati a quella regione. Proviamo allora a ipotizzare che il Pdl si confermi in tutte le regioni in cui già nel 2006 ha vinto il centrodestra. E che per di più conquisti Liguria, Campania, Calabria e Sardegna, vale a dire quelle in cui nel 2006 ha vinto il centrosinistra e ora a rischio. Per l'estero tutti i sondaggi prevedono un 3 a 3 (nel 2006 era finita 4 a 1 per l'Ulivo più l'indipendente Pallaro). Bene, anche in questa prospettiva largamente positiva per il Cavaliere, il Pdl avrebbe a Palazzo Madama fra i 161 e i 166 seggi, a fronte di una maggioranza assoluta che (con i senatori a vita) è a quota 161. Bisogna infatti calcolare non solo i senatori in più (4 in Campania, 2 in Liguria, Calabria ed estero, 1 in Sardegna), ma anche quelli in meno che, quasi certamente, il Pdl otterrà, ad esempio in Emilia e Toscana. In queste regioni c'è infatti un'ampia probabilità che la Sinistra arcobaleno superi la soglia necessaria dell'8 per cento, nel qual caso sottrarebbe seggi (1 o 2 per regione) allo schieramento perdente, vale a dire il Pdl. Per di più nel Lazio i sondaggi continuano a dare il Pd in vantaggio (nel 2006 aveva vinto il centrodestra). Se finisse così, il Pdl perderebbe ancora da un minimo di 3 (il premio di maggioranza) a un massimo di 5 senatori se la Destra, come è assai probabile, o l'Udc, come è possibile, dovessero superare l'8 per cento. Vale a dire che in Senato avrebbe fra i 158 e i 162 senatori. |