Data: 23/03/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Alitalia, i sindacati attaccano il governo. Bonanni: no ai ricatti sul commissario. Padoa-Schioppa: perdita del senso di realtà

Cgil-Cisl-Uil: misure meno dure o la rottura sarà colpa di Air France

MILANO. Il futuro di Alitalia è tutto in salita. Gli scenari si complicano con il passare delle ore e la scadenza elettorale non aiuta, anzi fa aumentare il livello dello scontro e con Antonio Di Pietro che rinnova le accuse di insider trading a Silvio Berlusconi. Il mondo politico e industriale si interroga sulla possibile cordata che verrebbe messa in campo da Berlusconi, ma il calendario dei lavori prevede, come prima tappa, l'incontro fra i vertici di Alitalia e Air France con le nove sigle sindacali che rappresentano i lavoratori della compagnia aerea. L'incontro si terrà martedì.
Il tempo, però, volge al brutto. I sindacati chiedono che Air France si presenti con "condizioni meno gravose". Angeletti (Uil) spiega: «Noi porremo condizioni ragionevoli. Ma bisogna ridurre gli esuberi e vanno riviste le tratte. Non si può pensare di spostare tutto il traffico aereo a Parigi, dobbiamo poter partire da Roma e Milano senza scali intermedi».
A spiegare, per l'ennesima volta, che Alitalia non ha cassa per tirare avanti, è il ministro dell'Economia, Padoa-Schioppa. Intervistato dal "Financial Times", il ministro parla di «sorprendente perdita di senso della realtà. La gente continua a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano compratori alternativi e soluzioni alternative. Invece Alitalia ha ossigeno solo per poche settimane. Le scadenze non sono dettate dalla politica, ma dalle dinamiche economiche e finanziarie. Tutti si divertono a ballare sull'orlo del baratro».
Per Padoa-Schioppa, o si conclude la trattativa con Air France o sarà necessario consegnare la compagnia a un commissario, cioè portare i libri in tribunale. Respinge l'ipotesi il segretario della Cisl, Bonanni. «Il commissariamento è un ricatto del governo. La colpa è dell'esecutivo. Sapeva ciò che era gestibile e ciò che non lo era». E, sulla cordata alternativa, Bonanni spiega che le va lasciato il tempo di guardare i conti. «E poi - conclude - mancano 20 giorni alle elezioni. Il buon senso suggerisce di soprassedere fino ad allora».
Sulla cordata filtrano indiscrezioni. Non necessariamente serve una banca che affianchi gli imprenditori, anche perché la cifra necessaria non è altissima. Però, chi vuole scendere in campo, vuole anche vedere i conti, perché sa che, dal giorno dopo, sarà costretto a perdere 2 milioni di euro al giorno (alle attuali condizioni questa è la perdita quotidiana di Alitalia). Ricorre ancora il nome di Carlo Toto (Air One), insieme a quello di Salvatore Ligresti e Diana Bracco (presidente degli industriali lombardi). Ma anche quello di Diego Della Valle e di Carlo De Benedetti. In più, come detto da Berlusconi, la Fininvest rappresentata dai suoi figli. Però il corridoio è stretto. Da una parte si vuole bloccare Air France, ma dall'altra bisogna evitare il commissario che, viste le perdite costanti, dovrebbe fermare gli aerei a terra fin dal giorno dopo.
C'è chi ipotizza una soluzione "tipo Parmalat". Ma l'azienda di Tanzi, a parte i pasticci finanziari, era industrialmente sana, mentre Alitalia, oltre ai debiti, perde soldi ogni volta che un aereo accende i motori. In queste condizioni chi è disposto a intervenire? Roberto Calderoli (Lega Nord) parla vagamente di Lufthansa e accusa Padoa-Schioppa di usare «toni terroristici».
Roberto Maroni ribadisce che l'Ue vieta di dare altri aiuti ad Alitalia. Di Pietro ricorda che Malpensa andrebbe salvata e accusa Berlusconi di fare insider, cioè di creare distorsioni in Borsa. Casini invita i figli di Berlusconi «a tirare fuori i soldi», ma ci pensa il quotidiano francese "Le Monde" a riportare tutti con i piedi per terra. «L'acquisto di Alitalia da parte di Air France si complica seriamente», il titolo di ieri.

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