Data: 29/03/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Fausto in campo, di lotta e di governo. Bertinotti tra ragazzi, donne e sindacalisti: ecco la mia sinistra

L'Italia di oggi fa un po' schifo, vogliono tornare alla scuola di classe, annullando le grandi conquiste del '68

ROMA. Se non si sveglia all'alba per non mancare Omnibus, tira tardi con Annozero. E' la dura vita del candidato premier in campagna elettorale. Soprattutto se, come nel caso di Fausto Bertinotti, è il politico più presente nei talk show con 20 comparsate contro le 14 di Silvio Berlusconi. La giornata tipo del presidente della Camera è davvero una gimcana tra appuntamenti istituzionali ed elettorali. Un tourbillon che vede il leader de ?La sinistra l'Arcobaleno' sdoppiarsi a più riprese in personaggio di lotta e di governo. Indossa la grisaglia quando serve, ma poi se ne libera davanti a giovani e immigrati che lo ascoltano inizialmente perplessi e infine estasiati.
«Ti prego di darmi del tu e non del lei, è così che si dà il senso di appartenere a un'unica comunità», dice a un intimidito Marco, studente, che gli chiede come può sopravvivere all'aumento delle tasse universitarie un giovane fuori sede che non ha santi in paradiso e in famiglia.
«L'Italia di oggi fa un po' schifo, vogliono tornare alla scuola di classe, annullando le grandi conquiste del biennio '68-'69 quando ?Contessa' raccontava lo scandalo dell'operaio che vuole il figlio dottore», ricorda Bertinotti alla platea, in gran parte figlia della generazione sessantottina.
GIOVANI IMPEGNATEVI Sono le 17 e 50 quando il Presidente arriva al centro culturale Baobab, nel popolare quartiere romano di San Lorenzo. Lo precede una macchina della polizia che discretamente posteggia alla fine della stradina diroccata. La sicurezza se c'è non si vede. Il sub comandante ha scelto il basso profilo per muoversi in città: Lancia Thesis blu d'ordinanza e nient'altro. Sono arrivati alla spicciolata prima di lui giovani «zecche» - nella capitale si definiscono così quelli di sinistra, in alternativa ai pariolini - immigrati e militanti. Una piccola folla che è riuscita ad indovinare l'ora dell'appuntamento che i militanti di Rifondazione hanno dimenticato di scrivere su manifesti e volantini.
«Presidente vieni al nostro Palatenda, vicino a dove giocano i tuoi nipotini, ad ascoltare un concerto di un grande musicista del quartiere?» lo aggancia una giunonica donna, afferrendogli il braccio. «Mi piacerebbe molto ma c'è la campagna elettorale», assicura cercando di liberarsi dalla presa.
FATE LA POLITICA In sala lo accoglie Carla Verbano, madre di Valerio, giovane romano ucciso nel 1980 da tre fascisti ancora senza volto. «Ragazzi fate la politica, non per morire ma per vivere meglio», è l'appello della signora Verbano. «Nella nostra generazione c'è disinteresse per la politica», ammette un militante. «Perché è così difficile impegnarsi oggi?». «Lo è stato anche in passato», replica Bertinotti convinto che l'Italia si trovi ad affrontare due grandi sconfitte: la fine del novecento e il tentativo in parte riuscito di azzerare il 68.
«Il novecento è stato il secolo in cui gli ultimi hanno provato ad essere primi», ricorda Bertinotti convinto che oggi la volontà dei poteri forti è di annullare le grandi conquiste del 68, riducendo tutto a un pensiero unico e i giovani a bulloni di un unico ingranaggio con la precarietà. «Anche quando io ero giovane era difficile. La mia generazione sognava di essere James Dean o Marlon Brando oppure marciava per Trieste italiana», ricorda il Presidente. Aveva dimenticato la Resistenza, aggiunge. «Vi ricordate Morti di Reggio Emilia? Il verso diceva: per chi si è già scordato di Duccio Galimberti... Ecco mio figlio si chiama Duccio». Poi tutto è cambiato all'improvviso. «Il Movimento sociale ha deciso di fare il proprio congresso a Genova, città medaglia d'oro della Resistenza e le piazze sono tornate ad affollarsi spontaneamente di ragazzi con le magliette a strisce. Ci chiamavano il movimento delle magliette perchè era di moda quel tipo di maglia». Bertinotti invita i ragazzi a continuare a sperare però perchè «i padroni non vincono mai del tutto».
GLI IMMIGRATI «Quando uno incontra il suo salvatore deve chiedergli tutto: quando potremo votare alle amministrative?», lo incalza un immigrato divenuto piccolo imprenditore. «Siamo un paese assurdo: facciamo votare chi vive a Brasilia e non conosce nulla del Paese e non chi contribuisce al Pil nazionale, noi abbiamo provato a cancellare l'orribile Bossi-Fini. Io la penso come Habermas: la patria non è quella in cui sei nato e che calpesti ma quella che costruisci».
TROPPI SOLDI AI POLITICI Si è fatto tardi e Bertinotti si avvia alla macchina. Una ragazza lo blocca. Lo sfida sui privilegi dei parlamentari. «Abbiamo ridotto di molto i privilegi dei parlamentari, ti invito a riflettere sul fatto che oggi ci sono manager pubblici che guadagnano 400 volte più di un lavoratore medio», le dice il leader de La Sinistra. E le auto blu? inisiste la giovane. «Guarda ad altre categorie, Cimoli malgrado la situazione dell'Alitalia ha avuto uno stipendio elevatissimo e una altrettanto lauta liquidazione», replica il Presidente salendo, tra gli applausi, sull'unica auto di scorta che lo attende.
La giornata non è finita però perchè l'ex segretario di Rifondazione non rinuncia alle cene e agli incontri con gli amici che gli procurano da sempre l'accusa di mondanità. Eppure la giornata è stata dura.
IERI SERA IN TV... Alle 10 in punto, dopo essere stato alle 7,45 negli studi di La7, Fausto Bertinotti varca il portone del comitato elettorale de La Sinistra l'Arcobaleno, un appartamento assai spoglio dietro Via Veneto, affittato da Rf, Pdci, Sinistra Ds e Verdi per la campagna elettorale. «Energia pulita o affari sporchi?» si chiede uno dei manifesti appesi all'ingresso. In agenda ci sono incontri con Assofarma, l'associazione dell'industria farmaceutica, Confesercenti, l'associazione dei commercianti più vicini al centrosinistra e esponenti del Terzo settore, tra cui l'Arci. I militanti sono tutti in jeans e maglione. Bertinotti è impeccabile nel suo completo grigio. Anche il suo staff è in tiro. Stridono un po' con l'ambiente. «Hai visto Porta a Porta?», chiede Bertinotti a Marco Fumagalli, parlamentare della Sinistra democratica. «No, ho visto Ballarò e mi sono girate le scatole e ho spento la tv. Non c'era nessuno di noi», risponde l'ex segretario dei giovani comunisti del Pci. Bertinotti: «Io invece sono molto soddisfatto di come è andata per due motivi, anzi tre. A, sono riuscito a dimostrare che il Pd non è un partito unico ma una coalizione grazie a Di Pietro. B, è stata confermata che nel governo la responsabilità delle cose che non si sono fatte è dei ministri democratici. C, ho dimostrato che tutti i voti per noi al Senato sono voti sottratti al Pdl non al Pd».
Arriva la notizia dell'ennesima morte sul lavoro, nello stabilimento Fiat di Melfi. «La politica deve mettere al centro la questione del lavoro, basta con queste morti assurde» dice il Presidente della camera ricordando che Melfi doveva essere la vetrina dell'automobile e dell'innovazione del Mezzogiorno.
E SULLE PENSIONI Alle 11,30 Bertinotti presiede la capigruppo sul caso Alitalia. Una questione che segna il disgelo della Sinistra con i sindacati confederali. E proprio alle 16 il leader della sinistra radicale varca il portone della Cgil per illustrare a Epifani, Bonanni e Angeletti il suo programma elettorale. Presidente è contento che Veltroni è favoreveole ad aumentare le pensioni? «Per fortuna si parla di aumentare le pensioni e non di aumenti dell'età pensionabile: sarebbe stato meglio farlo prima, potremo dire meglio tardi che mai. Speriamo che sia vero e che si realizzi», replica tornando sulla necessità di trovare un meccanismo che agganci pensione a stipendio. E perchè magari, perchè no, una sorta di nuova scala mobile. «Chi è andato in pensione cinque o sei anni fa oggi non ce la fa a vivere dignitosamente». Perchè vorrebbe sfidare Veltroni e non Berlusconi in tv? «Con Berlusconi la distanza è abissale, con Veltroni sarebbe una vera sfida: sarebbe interessante capire chi di noi due è più efficace per battere le destre». E per lui la risposta è ovvia.

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