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ROMA - La parola magica si chiama moratoria. Ovvero congelamento della trattativa fino a dopo il voto. E' l'idea che ai sindacati, Cisl, Cgil e Uil, piace di più. Consente di trattare senza la pistola puntata alla tempia e di aver più tempo per "ammorbidire" Air France. Sempre che i francesi accettino di proseguire il negoziato dopo l'incontro-chiave di lunedì. Ieri Walter Veltroni si è mosso proprio in questa direzione. Stessa cosa hanno fatto altri esponenti del Pd. Il timore, paventato anche dal presidente di Alitalia Prato, è che Parigi, dopo le bordate di Berlusconi e il "no" secco dei piloti, decida di mollare, lasciando la compagnia di bandiera con pochissimi soldi in cassa e lo spettro del fallimento alle porte. Del resto il Cavaliere e i suoi insistono, ribadendo che la cordata tricolore c'è e che decollerà dopo il 14 aprile. Un avviso che nel quartier generale della compagnia transalpina stanno valutando con molta attenzione. Tant'è che l'idea della moratoria potrebbe anche essere presa in considerazione. Spinetta potrebbe giocarsela sul tavolo già domani. Magari solo come opzione tattica. Visto che i numeri del piano con i 2.100 esuberi non dovrebbero subire grosse variazioni. In attesa di un segnale Bonanni attacca: «Lotteremo punto su punto per migliorare il piano». Angeletti va più in profondità: «L'obiettivo è ridurre il numero degli esuberi perchè questi esuberi significano anche riduzione di attività e quindi riduzione di fatturato. Noi vogliamo che volino più aerei». Se Cisl e Uil cercano l'accerchiamneto, la Cgil prova a mediare. Epifani fa esercizio di realismo: per ora non c'è alternativa ad Air France. Come dire che la scelta è obbligata. Insomma, meglio non rompere. L'ipotesi di utilizzare per Alitalia la stessa legge usata per Parmalat, per Angeletti, «non è una cosa semplice perchè in quel caso c'era una crisi finanziaria ma la parte industriale funzionava, qui invece la parte industriale produce perdite». Prato lo detto mille volte ai sindacati. Augurandosi un "rinsavimento" dalle posizioni di netta rottuta di questi giorni. Un messaggio che è arrivato. La porta stretta dell'accordo ruota comunque su quattro punti: 1)la riduzione degli esuberi; 2) il ruolo della società al 100% Alitalia che doverebbe gestire i servizi; 3) le garanzie che Air France deve mettere sul tavolo sul fronte strategico. Bonanni non vuole infatti che i francesi una volta ottenuta la polpa, cioè rotte, piloti, hub, abbandonino al loro destino le altre attività; 4) il futuro di Malpensa. Nodi cruciali. Che Fini ritiene irrisolvibili: «Qui non siamo a una trattativa con Air France, il rischio reale è di una svendita». Un piano alternativo che secondo Frattini potrebbe materializzarsi solo dopo lunedì. E che tiene i sindacati in allarme. Anche Casini interviene: «Se ci saranno i cavalieri bianchi per Alitalia che almeno mettano soldi loro, perchè di cavalieri con i soldi pubblici non ne abbiamo proprio bisogno». «Oggi tutti si improvvisano medici al capezzale di Alitalia - ha aggiunto Casini - ma se Alitalia è un tumore la colpa è di quelli che hanno praticato la politica del rinvio. È stato un pianto sulla scrivania di Berlusconi per cinque anni, poi è passato su quella di Prodi». Piero Fassino attacca: l'annuncio di Berlusconi di voler escludere, in caso di vittoria alle elezioni, qualsiasi possibilità per Air France «rappresenta una vera e propria turbativa di un negoziato in corso».
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