|
Il prezzo di pane pasta e latte sempre più su. I sindacati: c'è chi specula ROMA. Il 3,3% in più rispetto a un anno fa. L'inflazione corre, dice l'Istat, macina record, torna ai livelli del 1996, quando l'Italia arrancava alla ricerca di un posto fra i primi Paesi che avrebbero adottato l'euro. Rispetto a febbraio la crescita è dello 0,5%. A spingere in alto il costo della vita sono il petrolio e i prodotti alimentari. Magra consolazione: questa spinta esterna dell'inflazione si fa sentire, anche di più, nel resto d'Europa e nell'area euro vale il 3,5%. Chi ancora avesse dubbi sul peso di carburanti e alimentari può analizzare i dati settore per settore. Raffrontando i prezzi di marzo con quelli di febbraio si scopre che la voce trasporti cresce dell'1,4%, i prodotti alimentari dello 0,7%, i ristoranti e gli alberghi idem, l'abitazione (acqua, luce, gas e combustibili) dello 0,4%, e naturalmente non è conteggiata la stangata che parte oggi. Se il raffronto lo vogliamo fare con lo scorso anno, marzo 2007, gli aumenti sono anche più sensibili: trasporti 5,8%, alimentari 5,5%, casa 4,4%. Calano solo le comunicazioni, -2,1%, e le medicine, -0,3%. Volete vedere ancora più da vicino quello che è successo? La pasta rispetto a un anno fa è cresciuta del 17%, ma rispetto a febbraio ha fatto un balzo del 3%; il pane in un anno costa il 13,2% in più, la carne il 4,4% (cala il pollo, su base mensile, -0,1%), gli ortaggi salgono del 4,8%, la frutta del 5,8%, il latte, nonostante la Comunità europea abbia più volte detto che non c'è carenza, del 10,5%. Sul fronte del carburante si registrano anomalie che nessuno spiega, ma che fanno guadagnare qualcuno. A fronte di un aumento indiscusso del prezzo del petrolio, i suoi derivati crescono in modo differenziato: il gasolio, che condiziona il prezzo dei trasporti delle merci, rispetto a un anno fa costa il 20,2% in più (+4,8% su febbraio), la benzina il 13,2% (+2,1% sul mese scorso), il combustibile liquido il 21% (+4,8% congiunturale). E ora gli scettici. «L'allarmismo sull'inflazione è ingiustificato - dice il centro studi di Confindustria - perché i rincari sono concentrati solo in due settori, energia e alimentare, mentre sugli altri la crescita dei prezzi è contenuta». Se si eliminano petroli e alimentari, «l'inflazione cresce dell'1,8% in Italia e in Europa». Il ragionamento ha uno scopo preciso, scongiurare aumenti dei salari: «Preoccupa che si possa agire con aumenti compensativi di retribuzioni e listini». «L'aumento del costo dell'energia - dice Pasquale De Vita, presidente dell'Unione petrolifera e presunto titolare di un conto nel Liechtenstein - non è l'unico colpevole. Ci sono altri fattori di tipo strutturale». Per Luigi Angeletti, Uil, il petrolio pesa, «ma in Italia c'è un altro problema: la speculazione sugli alimenti, come dimostra il fatto che i prezzi alla produzione non sono aumentati». Peggio, nota la Coldiretti, sono diminuiti. «Il grano è al valore più basso degli ultimi due mesi, -27%, mentre quello del pane in Italia raddoppia fra Nord e Sud. È la dimostrazione che l'andamento delle quotazioni del grano non può essere un alibi per consistenti aumenti del pane». |