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Madonna delle Piane campeggiano fili elettrici e un palo del filobus PESCARA. Rondò al buio, senza lampeggianti e senza segnaletica e, quando c'è, con i cartelli nascosti o sbagliati. Rondò dalle forme improbabili, che costringono l'automobilista a brusche sbandate, e rondò con ostacoli imprevisti che possono essere pali in cemento, cartelloni pubblicitari a terra o quadri elettrici a vista. Il giorno dopo l'incidente costato la vita al giovane operaio di Città Sant'Angelo finito con l'auto contro una rotatoria al centro di Sambuceto, sono proprio i rondò sotto accusa. Il Centro ha ripercorso la Tiburtina, la strada che ogni giorno attraversano le migliaia di cittadini che vivono, lavorano e si muovono nell'area metropolitana tra Pescara e Chieti. E la mappa che ne viene fuori è disastrosa. INIZIO TIBURTINA. La prima rotatoria che si incontra, percorrendo la Tiburtina Valeria dal mare verso i monti, è l'ultima progettata. Si trova all'incrocio con via Lago di Campotosto. I lavori ancora non sono terminati, ma già si intravede dall'alto una forma a "pera". Inesistenti i lampeggianti e i dissuasori di velocità. I pochi segnali sono nascosti dal cantiere e la segnaletica orizzontale arancione è già scolorita. Sopra c'è un copricerchione: qualcuno è andato dritto. DAVANTI AL LIBERI. La seconda rotatoria è nei pressi dell'uscita dell'Asse attrezzato, all'altezza di via Feltrino e dell'ex aeroporto militare Liberi, ed è la più grande: è larga circa 30 metri e la sua realizzazione ha fatto spegnere due scomodi semafori. Ben segnalata, con la parte esterna rossa: è la migliore incontrata. VICINO ALL'AUCHAN. Poche centinaia di metri, e l'ottimismo si spegne immediatamente. Si arriva infatti al rondò che confluisce nel nuovo quartiere residenziale di via Sandro Pertini, a Sambuceto. All'altezza dell'Auchan, non fa eccezione: nessun lampeggiante, scarsa segnaletica, bande antivelocità inesistenti. Il risultato sono i numerosi segni di frenata e diverse parti in cemento a pezzi. A poche decine di metri, all'incrocio con via Cavour, c'è il rondò costato la vita a Leo Granchelli. Afferma il consigliere comunale di An Giorgio Di Clemente: «Non si può tollerare la presenza di rotonde abnormi che spuntano all'improvviso sul rettilineo in quanto non indicate da rallentatori e da un'adeguata segnaletica». VIA CARAVAGGIO. Ma tant'è. Si arriva alla zona alle spalle dei centri commerciali, che innesta via Caravaggio. Nessun segnale. E poi l'ingresso alla rotatoria è asimmetrico e a farne le spese è chi proviene dalla direzione monti-mare, costretto a sterzare prima a sinistra e poi a destra per iniziare la rotazione. Il rischio di sbandare è enorme. MADONNA DELLE PIANE. Tra via Croce e via dei Vestini c'è la rotatoria più pericolosa incontrata lungo la Tiburtina. In mezzo alla strada si incontra un pilastro del contestato e dimenticato filobus. Davanti c'è un cartello con la freccia che indica un ostacolo, ma è girato rispetto al senso di marcia, dunque è invisibile. Un urto a velocità anche solo moderata, contro la struttura "indeformabile", può provocare danni gravissimi. E poi, le indicazioni stradali sono sporchissime e coperte dalla vegetazione e intorno non v'è traccia di strisce pedonali. Sull'esterno del rondò, spiccano un altro palo in cemento e un quadro elettrico semi-aperto dell'Enel poggiato su due assi di legno. In caso di urto potrebbe mettere sotto tensione la carrozzeria dell'auto. VICINO AL MEGALO'. Il giro si conclude all'altezza del centro commerciale Megalò, dove si incontrano viale Abruzzo e Strada della Madonna Vittoria. E' un incrocio molto trafficato e sono tanti i segni di incidenti, come i cartelli spezzati o piegati e i tabelloni pubblicitari a terra. Ma il segno della trascuratezza è il cartello di stop del vecchio incrocio abbandonato sull'aiuola. |