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Roma. Una «messa in mora preventiva»: è l'ultima mossa di Antonio Di Pietro che rafforza così il pressing su Autostrade perché rinegozi la convenzione con l'Anas per inserire garanzie e correttivi prima della fusione con il gruppo spagnolo Abertis. Alla vigilia dell'incontro tra Anas e Autostrade, previsto per oggi alle 17, anche Abertis non è rimasta a guardare: l'amministratore delegato Salvador Alemany Mas è arrivato a sorpresa a Roma e, dopo l'incontro del primo giugno, ha visto ancora il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta a Palazzo Chigi. Intanto i sindacati incontravano i vertici di Autostrade, per poi riferire che il presidente, Gian Maria Gros-Pietro, avrebbe garantito che «questa operazione, essendo legata ad una concessione pubblica, si può fare solo se il governo sarà favorevole». Ma restano le preoccupazioni: la Filt-Cgil chiede un incontro con il governo, la Fit-Cisl preannuncia uno sciopero. Antonio Di Pietro è tornato sul confronto con Autostrade in una audizione alla Camera: alla commissione Ambiente e Lavori pubblici sottolinea che «anche solo non accettare una rinegoziazione della convenzione» rappresenterebbe, da parte di Autostrade, «una scorrettezza istituzionale», un «grave inadempimento». Poi aggiunge: «Ho scritto all'Anas» perché provveda ad una doppia messa in mora. La prima, in vista della fusione con gli spagnoli, «in via preventiva e non per un adempimento già avvenuto», perché Autostrade e Abertis sappiano che se portano avanti il progetto prima di rinegoziare la convenzione «si portano dietro una controversia, e se ne prendono la responsabilità». Un ammonimento relativo al rischio di conflitti di interesse per la presenza di una società di costruzioni, Acs, nel capitale del gruppo che nascerà dall'operazione. Per Autostrade è una presenza «consentita. Ma noi siamo di diverso avvio», dice il ministro. E aggiunge: se si arrivasse alla fusione senza preventivamente inserire garanzie nella convenzione, poi «ovviamente sarà un giudice a valutare». La seconda messa in mora è per rilevare «piccoli inadempimenti, incongruenze, anomalie minori», come i ritardi nel ripulire le strade dopo nevicate che hanno paralizzato il traffico, «che di per sé non possono comportare una revoca della concessione ma che, reiterati, e complessivamente considerati, possono portare ad una soluzione drastica». Temi che saranno sul tavolo del confronto tra Anas e Autostrade. I tempi per trovare un accordo, e rispettare le scadenze fissate dalle due società, sono ormai brevissimi. Il Cda di Autostrade si riunirà il 16 giugno per valutare le indicazioni del governo. Ed il 30 giugno, a Roma per Autostrade, ed a Barcellona per Abertis, si terranno le assemblee degli azionisti per l'ultimo via libera. Tempi che appaiono incompatibili con quelli necessari per arrivare «preventivamente» ad una modifica della convenzione, possibile con un nuovo atto aggiuntivo. |