Data: 03/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Air France lascia il tavolo, Prato si dimette. Spinetta respinge la proposta dei sindacati La compagnia rischia il commissariamento

I francesi rifiutano la contro-piattaforma Cda convocato per oggi Atteso un consiglio dei mininistri

ROMA. Tutto da rifare. Alitalia è di nuovo alla ricerca di un acquirente. Poco dopo le 19 di ieri sera Jean Cyril Spinetta, numero uno di Air France-Klm, ha abbandonato il tavolo della trattativa con i sindacati del trasporto aereo. Lo spettro del commissario, o peggio del fallimento, si è affacciato in via della Magliana. Il presidente Maurizio Prato si è sfogato: «Ora va data una scossa, va presa una decisione forte. Ho fallito e devo dare un segnale personale». Poco più di un'ora dopo le dimissioni di Prato, in coincidenza con la scadenza di contratto con Air France. Oggi consiglio d'amministrazione di Alitalia. Poi il consiglio dei ministri straordinario. E intervento del Tesoro, ha annunciato il portavoce di Palazzo Chigi Silvio Sircana. La rottura è arrivata dopo che i sindacati rimasti al tavolo, otto sigle sulle undici attive in Alitalia, avevano presentato a Spinetta una controproposta al suo piano di tagli.
Il contropiano si basa sul mantenimento delle attività cargo, su una dismissione più ridotta di aerei rispetto al piano industriale 2008-2010 e su un diverso assetto societario. L'ipotesi dei sindacati è che la finanziaria del Tesoro Fintecna possa entrare nell'aumento di capitale con una quota di minoranza, conferendo nella nuova Alitalia la porzione di Az servizi posseduta. Tre punti cardine e, di fatto, tre no di Spinetta. «Presenterò la proposta al Cda - ha detto il manager - ma dubito che possa accettarla, perché ci vorrebbero molti mesi di lavoro che Alitalia non può sostenere».
La questione, infatti, è proprio quella dei tempi. Casse vuote, dipendenti sfiduciati, titolo svalutato e sottoposto a continue altalene in Borsa non lasciano molti spazi alla compagnia. In mattinata, in proposito, era intervenuto il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. La sua valutazione non lasciava spazio al dubbio. Di fronte ad Alitalia un bivio: o l'accordo con Air France-Klm alle condizioni dei franco olandesi o l'applicazione della legge Marzano per le aziende in stato di insolvenza. Una soluzione del genere significherebbe applicare la ricetta Parmalat, amministrazione controllata con pieni poteri fino al risanamento dell'azienda per arrivare alla vendita. Padoa-Schioppa è stato durissimo, spiegando che «sarebbe un ben amaro destino se una compagnia, portata allo stremo da anni di rapporto perverso con la politica, ricevesse il colpo mortale da uno sfruttamento elettoralistico dei suoi mali o da una mancata intesa sindacale».
Valutazione profetica. Il ministro ha difeso fino all'ultimo l'ipotesi di soluzione franco olandese. Aggiungendo che, essendo Alitalia sul mercato, chiunque avrebbe potuto proporre un'offerta pubblica di acquisto. Il riferimento di Padoa-Schioppa era chiaramente alla fantomatica cordata italiana della quale si è tanto parlato anche in assenza di un solo passo avanti degli industriali italiani. I sindacati, invece, una soluzione alternativa l'avevano pensata. «Consapevoli della necessità di un più ingente aumento di capitale rispetto a quanto previsto da Air France-Klm e in considerazione della sua posizione più volte espressa di non voler eccedere l'ammontare di un miliardo di euro - avevamo scritto nel documento consegnato a Spinetta - la proposta sindacale trova reale consistenza attraverso la partecipazione all'aumento di capitale da parte di Fintecna con una quota di minoranza».
Questo avrebbe determinato, secondo i rappresentati dei lavoratori, «una capitalizzazione maggiore della nuova azienda rendendo più solida la prospettiva di rilancio. Fornendo, quindi, maggiori garanzie agli investitori, a partire proprio da Air France-Klm il cui impegno finanziario non si modificherà rispetto a quanto già annunciato».

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