Data: 14/06/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Di Pietro: Autostrade, rivedrò le concessioni. Anas, Artusi verso le dimissioni. Gros-Pietro: fusione non contro il governo

Alemany, numero uno della spagnola Abertis, dal sottosegretario Letta: potremmo pensare a operazioni alternative

ROMA - Non c'è solo il caso Autostrade-Abertis nell'agenda di Antonio Di Pietro. Ieri il ministro delle Infrastrutture, alla vigilia del nuovo incontro tra Anas e Autostrade, ha chiesto a quest'ultima la rinegoziazione della convenzione che detta i suoi impegni, chiarendo che la mancanza di un nuovo «atto aggiuntivo» potrebbe considerarsi un «grave inadempimento». Ma sulla scrivania dell'ex pm c'è anche un dossier Anas che si concluderebbe con una lettera di dimissioni del direttore generale, Claudio Artusi. In gioco ci sarebbe la riorganizzazione interna proposta da Artusi e approvata dall'Anas due mesi fa. La rivoluzione comporterebbe la divisione della potente «direzione lavori» in due («nuove costruzioni» e «manutenzione») e l'attribuzione alla «direzione autostrade» delle sole funzioni di vigilanza. Le modifiche avrebbero dovuto accompagnarsi a nuove nomine, che però Artusi avrebbe rinviato a giugno, aspettando la scadenza dell'attuale Direttore dei Lavori. Ora però Di Pietro avrebbe congelato il nuovo organigramma, mettendo in crisi il direttore generale, arrivato in Anas solo nel novembre scorso, e già fortemente perplesso circa gli effetti sugli ultimi bilanci della precedente gestione.
Intanto l'audizione di Di Pietro ieri alla commissione Ambiente e Lavori pubblici della Camera potrebbe portare a una risoluzione comune di maggioranza e opposizione. «Ne discuteremo il 28 giugno» anticipa il presidente Ermete Realacci (Margherita). Il ministro, ascoltato, ha reso noto l'invio all'Anas di due lettere destinate a Autostrade. Nella prima c'è «una messa in mora preventiva» della società cui viene chiesta una rinegoziazione della convenzione. «Autostrade non ha commesso inadempienze» rispetto alla concessione, ha chiarito. Ma se la fusione si realizzasse così com'è prevista, la presenza nell'azionariato della Nuova Abertis di una società di costruzioni violerebbe un decreto dello Stato. Ne nascerebbe una controversia giudiziaria: «Chi compra, è bene che lo sappia» avverte il ministro.
La seconda lettera suona piuttosto come una minaccia per il futuro: Di Pietro rileva che finora Autostrade ha commesso «piccoli indempimenti» che Anas, non avendo altri potere sanzionatori tranne la revoca, ha solo rilevato. Ora però, nuove mancanze potrebbero portare Anas a «una decisione drastica», intendendosi come tale una revoca .
I toni di Di Pietro e lo scivolone in Borsa di Autostrade (-3%) hanno fatto sorgere il sospetto che l'ex pm punti proprio alla rottura con gli spagnoli. Di fatto ieri a palazzo Chigi, dal sottosegretario Enrico Letta, è ripiombato l'amministratore delegato di Abertis, Alemany Mas, che, preoccupato per l'operazione, non avrebbe escluso un accordo alternativo a Autostrade. Mentre il presidente del gruppo, Gian Maria Gros-Pietro avrebbe assicurato ai sindacati che nessuna decisione sarà presa «contro il governo». Ma i toni duri del ministro potrebbero anche avere un obiettivo più pragmatico: ottenere oltre all'atto aggiuntivo, la promessa di Autostrade di realizzare una parte delle opere pubbliche rimaste prive di fondi. E forse anche per questo Di Pietro ieri ha annunciato che tutte le 25 concessioni sono sotto osservazione e passibili di modifiche al momento del loro rinnovo. «Le regole sul sistema delle concessioni le deve riscrivere il Parlamento» ha puntualizzato per Forza Italia, Maurizio Lupi.

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