|
Sempre acceso il dibattito sul Centro oli. Sulla querelle intervengono i delegati della conferenza di organizzazione della Cgil Abruzzo i quali, prorio in considerazione che anche all'interno dell'Organizzazione sindacale ci sono posizioni diverse, hanno dato mandato alla segreteria regionale di acquisire, attraverso l'apertura di un confronto con l'Eni, le istituzioni e i comitati, «elementi utili a definire la posizione della CGIL Regionale». Tre i punti che per la Cgil sono da approfondire: l'importanza del progetto per l'occupazione, per il mantenimento dell'ENI in Abruzzo e per il potenziamento del porto di Ortona; la valutazione della sostenibilità del progetto sulla sicurezza di lavoratori e cittadini, l'impatto ambientale sul territorio e le sue attività economiche e produttive e la compatibilità col Parco Nazionale della Costa Teatina ma anche col modello di sviluppo dell'intera regione sin qui delineato; la questione di dare voce a cittadini e associazioni sul futuro del territorio. Ma c'è dell'altro che preoccupa il sindacato: l'inquinamento dei fiumi e delle falde, il numero sterminato di discariche abusive e tossiche, il proliferare delle cave, il processo di urbanizzazione selvaggia che sta divorando il territorio agricolo. «Una situazione - dice la Cgil - che mette a rischio la salute dei cittadini e distrugge l'immagine di Regione Verde di Europa e che richiede drastiche correzioni di rotta da parte della Regione». E conclude: «Lavoreremo per dare centralità ai temi della sostenibilità dello sviluppo, della sicurezza del lavoro e dell'ambiente, dando priorità al problema delle bonifiche dei siti inquinati della regione. Più che mai necessario rilanciare l'impegno storico portato avanti negli ultimi decenni teso costruire uno sviluppo fondato sulla valorizzazione e tutela del territorio e che ha portato alla costruzione di un sistema di aree protette in cui la tutela dell'ambiente non è limite allo sviluppo ma occasione di crescita». |