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E' stato Napolitano a sollecitare il chiarimento del Viminale. Anche Di Pietro e la Lega contro "il pasticcio" ROMA. Le schede elettorali, così come sono state fatte, non vanno bene. Possono alimentare confusione e causare errori. Silvio Berlusconi ieri mattina lancia un clamoroso appello direttamente al capo dello Stato Giorgio Napolitano: «Intervenga per garantire la regolarità del voto». Nel pomeriggio Napolitano fa sapere che il Quirinale non ha alcun potere sulle procedure elettorali, ma invita anche il ministro competente, quello dell'Interno, a dare tutte le informazioni necessarie alle forze politiche e agli italiani. In una conferenza stampa al Viminale, Giuliano Amato chiarisce e spiega. Le schede elettorali, ricorda, sono state stampate come previsto dal decreto dell'8 marzo 2006 «che reca la firma dell'allora presidente Berlusconi e del mio predecessore al ministero dell'Interno». Quel decreto - aveva spiegato il Viminale già venerdì - contiene anche il fac-simile della scheda «che è stata utilizzata anche quest'anno». «Non mi aspetto che tutti conoscano le leggi italiane - aggiunge sferzante Amato - mi aspetto che le conoscano almeno quelli che le hanno fatte». Ma il ministro a questo punto contrattacca. Dice di trovare «sorprendente» che sia stato chiamato in causa il capo dello Stato a occuparsi della regolarità del voto, ma anche che si sia pensato che il ministero dell'Interno «abbia predisposto le schede in conformità alla propria fantasia culinaria». Proprio il decreto Berlusconi, specifica inoltre Amato - predisponeva «il passaggio dei simboli da verticale a orizzontale». Il Cavaliere a questo punto cambia mossa: si faccia un nuovo decreto, dice in una nota, che privilegi la «comprensibilità della scheda». Anche Di Pietro chiede la ristampa della schede, usando gli stessi argomenti del Cavaliere. E Maroni (Lega) rinacara: «Votare con queste schede vuol dire mettere a rischio la democrazia». Ma Amato aveva già avvertito: non si può cambiare adesso, e non si sarebbe potuto fare neanche la scorsa settimana, perché all'estero hanno già votato con questo modello di scheda. «Non è che alcuni elettori possono votare con delle schede e altri con altre». Aggiunge che la questione gli è stata posta da diversi schieramenti (anche da Di Pietro) ma che il Parlamento avrebbe dovuto pensarci prima. E di fronte ai ripetuti attacchi di Berlusconi, sbotta: «Non sono a capo di una banda di furfanti e non abbiamo bisogno di essere messi sotto tutela, così come l'Italia non ha bisogno di essere dipinta come un Paese di brogli». «Quando ho visto le schede elettorali mi sono spaventato», aveva detto Berlusconi. «Non si capiscono gli apparentamenti, c'è una striscia indistinta di simboli. Immagino una persona anziana nell'angustia della cabina, e con la paura di sbagliare, come possa essere facilmente indotta in errore». Ci siamo rivolti a Napolitano, spiega poi, «perché non riuscivamo a trovare ascolto dal ministro dell'Interno». Ribadendo l'accusa: «Temiamo ancora irregolarità perché questa sinistra ha per i brogli un'antica professionalità». In realtà già venerdì il Viminale aveva fatto sapere di aver disposto una circolare a tutte le prefetture con severe misure per evitare possibili brogli. A cominciare dall'obbligo di gestire le schede una per una senza ricorrere alla pratica dei cosiddetti «mucchietti». E sulla stessa materia sarà trasmesso uno spot sulle reti Rai. Ma nella stessa circolare il ministero dell'Interno chiarisce anche il dubbio più consistente. Nella scheda i simboli delle liste apparentate (Pd e Idv, Pdl e Lega) sono rappresentati in due quadratini attaccati uno all'altro. La legge prevede però che bisogna tracciare il voto solo su un solo simbolo e da qui il dubbio che si possano annullare voti se il segno dell'elettore «sconfina» anche nel simbolo vicino. Non è così, fa sapere il Viminale. Il voto è comunque attribuito alla lista «su cui insiste la parte prevalente del segno». |