Data: 10/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Ial-Cisl, terra di nessuno. Dopo il crac 12 dipendenti senza stipendio da 5 mesi. A Teramo c'era il più grande dei centri di formazione sotto inchiesta per ammanchi

LA PROTESTA «Non sappiamo che fine faremo»

TERAMO. «Ci hanno abbandonati, ci trattano come gli appestati». Due dipendenti dello Ial Cisl chiedono di sapere che ne sarà di loro e degli altri 10 dipendenti della struttura che si occupa di formazione professionale a Teramo.
Tutto nasce da un'inchiesta della procura di Pescara che a gennaio ha disposto il sequestro di un'enorme mole di documenti in tutte le sedi abruzzesi - quella di Teramo è la più grande in regione - scoprendo un buco di almeno 16 milioni di euro nei conti dell'istituto. «Dobbiamo percepire una serie di stipendi arretrati, non veniamo pagati da novembre», esordisce Gabriele Di Antonio, «e in teoria dovremmo essere in cassa integrazione da febbraio, ma nessuno ci fa alcuna comunicazione, nè riceviamo l'indennità. Non sappiamo nemmeno con precisione che ne è dello Ial, sappiamo solo che il commissario nominato un anno fa, ora Pietro Evangelista, è diventato commissario liquidatore. Ma non riusciamo a parlarci». Di Antonio, insieme al collega Antonio Di Girolamo, hanno scritto una lettera ai vertici della Cisl (anche al segretario nazionale Raffaele Bonanni), dello Ial (l'amministratore unico Graziano Trerè) e del Cic, il comitato di indirizzo e controllo dello Ial (Giogio Santini). «Il buco si è determinato dal Duemila al 2006», incalzano i due coordinatori Ial, «gli organismi di controllo, composti da tutti uomini Cisl, in questo periodo che hanno fatto? E ora le conseguenze le paghiamo noi».
Il problema non è solo per i 30 dipendenti a tempo indeterminato, di cui 12 teramani, ma anche per gli allievi dei corsi - che non hanno ricevuto nè i rimborsi chilometrici nè la paga oraria - e per i consulenti esterni e i fornitori. Di Antonio e Di Girolamo calcolano che in provincia siano almeno un migliaio le persone coinvolte nel crack Ial. «Certi corsi, peraltro», osserva Di Girolamo citanto ad esempio quelli da estetista o parrucchiera, «si potevano finire, mancavano pochi mesi per far conseguire il diploma a tanti giovani, i cui genitori ora protestano».
Ma il problema maggiore, ovviamente, ce l'hanno i dipendenti. «Non sappiamo nemmeno se la Regione ci concederà la mobilità», osserva Di Antonio, «visto che per il settore può essere concessa se c'è una ristrutturazione in corso ma non una chiusura. Io fra un anno e mezzo dovrei andare in pensione, non so come arrivarci, dunque. Il commissario non ci ha mai convocato, Trerè ci ha detto che potevamo scordarci gli arretrati. Il nostro sindacato, ovviamente siamo tutti iscritti Cisl, non ci rappresenta. Abbiamo ricevuto un trattamento indegno dalla Cisl regionale». Di Girolamo fa ancora parte del consiglio generale della Cisl teramana: «ho cercato di sensibilizzare il sindaco ma non ho ottenuto grossi risultati». I due coordinatorinella lettera aperta chiedono che si faccia chiarezza sul loro futuro altrimenti annunciano forme eclatanti di protesta, dal ricorso al Gabibbo o alla segnalazione alla trasmissione dei Rai3 "Report".

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