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SAN VITO. Al giudice hanno detto di avere rubato per necessità, perché disoccupati. Più di 43 quintali di ferro, portati via da un deposito ferroviario della Sangritana, dovevano finire sul mercato nero dei metalli. Un dipendente della società di trasporto, però, li ha visti al "lavoro" e ha chiamato i carabinieri. Tre uomini, tutti di Ortona, sono stati arrestati con l'accusa di furto aggravato. Si tratta di Nicola Di Lizio, 43 anni, Janco Cerelli, 35, e Antonio Torrente, 58. Quest'ultimo è stato scarcerato dopo la convalida dell'arresto. Gli altri due si trovano rinchiusi nel penitenziario di Villa Stanazzo, su disposizione del giudice Francesco Marino, in attesa del processo con rito abbreviato fissato per martedì. Ieri mattina, invece, sono stati interrogati nel tribunale di Lanciano. Qualche ora prima, stando a quanto ricostruito dai carabinieri di Ortona e San Vito, hanno messo a segno il furto nel deposito della società Sangritana, nei pressi della nuova stazione ferroviaria di San Vito. Erano le 7,50 quando un dipendente dell'azienda regionale di trasporto ha notato i tre che trafficavano col ferro e ha chiamato il comandante della stazione dei carabinieri di San Vito. A sua volta il maresciallo ha allertato una pattuglia del paese e un'altra di Ortona. Quando i militari sono arrivati sul posto i tre avevano caricato 430 ganasce in metallo - ognuna da dieci chili - e 140 piastre di ferro per complessivi settanta chili sul cassone di un camion Fiat 616. Il mezzo, come accertato in seguito, è di proprietà di Di Lizio. I tre sarebbero entrati nel piazzale del deposito dopo avere fatto saltare il lucchetto della sbarra. Sperando di passare inosservati hanno cominciato a caricare il ferro. Oltre 43 quintali. Ma non sono stati fortunati. Al giudice hanno detto di averlo fatto spinti dalla necessità. L'unico a non avere mai avuto guai con la giustizia, stando a quanto emerso dagli archivi dei carabinieri, è Antonio Torrente. Nel recente passato di Cerelli, invece, c'è una storia di violenza. All'inizio del 2004 fu arrestato, su richiesta del sostituto procuratore Rosaria Vecchi, per avere picchiato e rapinato un anziano di Lanciano. Fatto che si verificò nell'abitazione di un 62enne. Il pensionato fu schiaffeggiato e, con una pistola puntata alla tempia, fu costretto a consegnare 800 euro. Insieme a Cerelli finirono in carcere altri due giovani, mentre per un terzo fu spiccato un mandato di cattura. Dopo la rapina nell'abitazione la banda tentò di rubare il denaro dalla cassa di un ristorante-pizzeria. Ora i carabinieri di Ortona e San Vito stanno vedendo se ci sono collegamenti fra i tre arresti di ieri e il furto di rame compiuto una ventina di giorni fa, sempre nel deposito di San Vito della società Sangritana: dal magazzino sono sparite dodici bobine del metallo - utilizzato per l'elettrificazione della linea - per un valore che sfiora i 90mila euro. I furti di rame si sono moltiplicati negli ultimi mesi visto l'elevato prezzo raggiunto dal materiale, anche sul mercato nero. |