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ROMA. Il giorno del giudizio a lungo atteso e in molti casi temuto è finalmente arrivato. Oggi alle 15 chiudono in tutta Italia i seggi e comincia lo spoglio del voto. Mai come questa volta è difficile fare pronostici e per sapere chi vincerà soprattutto al Senato, dove il premio di maggioranza è su base regionale (il Porcellum mette in palio 17 diversi premi regionali). Bisognerà attendere anche i risultati della Sinistra Arcobaleno, dell'Udc e della Destra di Storace, che sarà decisiva solo nel Lazio. La contestatissima legge elettorale in vigore stabilisce che per avere una rappresentanza in Parlamento i partiti debbano raggiungere almeno il 4% alla Camera e l'8% al Senato. Questo vuol dire che molte liste rischiano di rimanere fuori e chi vince le elezioni potrà contare su una maggioranza certa solo alla Camera: chi ottiene anche un solo voto in più grazie al premio di maggioranza va al 55%. Ma non è scontato che i vincitori alla Camera conquistino la maggioranza anche di palazzo Madama. Le regioni che faranno la differenza, con ogni probabilità, saranno quattro: Lazio, Liguria, Abruzzo, Sardegna. In forse è anche la Calabria. Gli italiani all'estero, le cui operazioni di voto si sono già concluse, eleggeranno 6 senatori. Il Lazio è la regione che più di tutte deciderà l'assetto del Senato perché mette in palio 27 senatori, 15 dei quali andranno a chi vince. I restanti 12 saranno suddivisi tra le coalizioni perdenti. Udc, SA e soprattutto la Destra, sperano di superare la soglia del'8%. Nel 2006 la regione è stata conquistata dalla Cdl con uno scarto di appena 37mila voti: il 50,2% contro il 49,1% dell'allora Unione. Oggi la situazione è diversa. Pd e Pdl lottano per vincere il premio di maggioranza e può bastare una manciata di voti per ribaltare le previsioni. Rifondazione, Verdi e Pdci nel 2006 presero al Senato il 13,1% (ai quali questa volta andrebbero aggiunti anche i voti della Sinistra Democratica di Mussi). Un esempio? I seggi che la Sinistra Arcobaleno riuscirà a conquistare in questa tornata andrebbero sottratti al 45% dei seggi riservati a chi perde. Se, ad esempio, il Lazio andasse al Pd (15 senatori), al Pdl non ne andrebbero 12 pieni ma 12 meno quelli eventualmente vinti da Sinistra, Udc e Destra. Anche in Sardegna la corsa sarà sul filo di lana. Fino a pochi giorni fa, anche gli osservatori più attenti non sono riusciti ad attribuire un vantaggio né al Pd né al Pdl perché i margini tra i due poli sarebbero ridottissimi. L'isola mette in palio 9 senatori, 5 al partito vincente, 4 allo sconfitto. Un seggio vale all'incirca 74mila voti. Anche la Liguria (con più di un milione e 400mila aventi diritto al voto) potrebbe essere decisiva. Il premio di maggioranza al Senato è di 5 seggi su 8 totali. L'Abruzzo, invece, elegge 14 deputati e 7 senatori: 4 di questi ultimi vanno al partito vincente, 3 a quello perdente. Nel 2006 vinse il centrosinistra. In Calabria, nel 2006, vinse l'Unione con il 56% contro il 42%. Chi vince le regioni in bilico, pone un'ipoteca sul risultato finale. E decisivo sarà il risultato dei partiti minori. Nelle regioni come la Toscana, ad esempio, la Sinistra può sottrarre seggi alla quota di minoranza spettante al miglior perdente. Lo stesso principio vale anche per le regioni più grandi, come la Lombardia e la Sicilia, dove Sinistra Arcobaleno, l'Udc o la Destra potrebbero dare un dispiacere al vincente. |