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Netta maggioranza alla Camera, al Senato avrà trenta seggi in più del Pd. Il neo premier: sì al confronto sulle riforme istituzionali: penso alla bicamerale ROMA. Pdl e Lega vincono le elezioni e hanno la maggioranza sia alla Camera che al Senato. E' la prima risposta alle incognite della campagna elettorale. La coalizione di centrodestra aveva raccolto il 9,2% in più al Senato rispetto a Pd e Italia dei valori e il 9% esatto alla Camera quando mancavano solo poche sezioni da scrutinare. Un nuovo governo Berlusconi potrà dunque nascere senza difficoltà. Al Senato non avrà una maggioranza granitica come quella su cui poteva contare del 2001, ma più che sufficiente a governare, e comunque ben più solida di quella di Prodi. A Palazzo Madama dovrebbe disporre infatti di 167 seggi contro i 137 di Pd e Idv. Nove in più della maggioranza assoluta di 158 (i senatori sono in tutto 315). Alla Camera il premio di maggioranza assicura invece a Berlusconi una maggioranza anche più larga, 340 deputati contro i 241 di Pd-Idv. Walter Veltroni, con un gesto che inaugura un nuovo fair play nella politica italiana, poco prima delle 20 ha telefonato a Silvio Berlusconi riconoscendo la sua vittoria e facendogli gli auguri di buon lavoro. Un gesto che anche il Cavaliere ha detto di aver apprezzato. «Non è solo bon ton - sottolinea anche Fini - ma il segno che si apre una fase nuova». Berlusconi ha assicurato di avere già in testa la squadra di governo, garantendo che fra i 12 ministri ci saranno 4 donne. Fra i primi temi all'ordine del giorno ha invece ribadito che ci saranno Alitalia e l'emergenza rifiuti. Ma ha anche aperto alla possibilità di una nuova bicamerale per le riforme isitutuzionali. A cambiare radicalmente è però la composizione della nuova maggioranza di centrodestra. Mentre il Pdl conferma i voti raccolti nel 2006 da Forza Italia, An, Dc e l'Alleanza sociale della Mussolini, cresce prepotentemente la Lega che con l'8,5 per cento alla Camera e l'8,1 al Senato raddoppia i suoi consensi e conosce un vero e proprio boom in Lombardia e Veneto. I voti del Carroccio saranno dunque determinanti sia a Montecitorio che a Palazzo Madama e questo non potrà non avere i suoi riflessi negli indirizzi del governo. Umberto Bossi ha promesso che il governo non sarà «ostaggio» della Lega. Ma ha già chiarito che gli uomini del Carroccio sono pronti ad occupare i «ministeri che contano». Dunque per quanto riguarda la composizione del governo «si tratta di capirsi bene. Una telefonatina non basta a risolvere». Per quanto riguarda i programmi, poi, per prima cosa bisognerà mettere fine al «centralismo romano» dando vita al federalismo fiscale. Facendo cioè in modo che «gran parte dei soldi» delle regioni del Nord restino «nel territorio». Veltroni perde la sfida per il governo del Paese, ma non quella del Pd. Il nuovo partito non tocca infatti la fatidica quota 35 per cento, ma incrementa i voti rispetto al 2006, arrivando a poco meno del 34 per cento rispetto al 31,3 conquistato alla Camera dall'Ulivo nel 2006, e al 27,7 raccolto dal Senato dalla somma fra Ds e Margherita. Con l'Italia dei valori di Di Pietro, lo schieramento che ha sostenuto Veltroni arriva oltre il 38 per cento al Senato e poco meno alla Camera. Se darà vita ad un unico gruppo parlamentare sarà il più consistente che una forza riformista di centrosinistra ha mai avuto in Parlamento. Nel voto degli italiani c'è stata anche la polarizzazione sulle forze maggiori ed ha avuto la forza di un tornado. Sono stati spazzati via i partiti minori, ma anche la Sinistra Arcobaleno. Tutti insieme i partiti della sinistra radicale si fermano ad un misero 3 per cento, meno di un terzo dei voti che avevano nel 2006, e soprattutto restano fuori dal Parlamento, non riuscendo a superare né la soglia dell'8 per cento del Senato, ma neanche quella del 4 alla Camera. Un terremoto che ha già prodotto le dimissioni di Enrico Boselli dalla segreteria socialista e l'annuncio dell'abbandono di Fausto Bertinotti della direzione dalla Sinistra Arcobaleno. L'unica forza a «tenere botta», come sottolineato da Pier Ferdinando Casini, è l'Udc che entra sia alla Camera che al Senato, anche se a Palazo Madama avrà una rappresentanza di pura testimonianza di 2-3 senatori. Sono risultati che disegnano uno scenario parlamentare totalmente rivoluzionato rispetto a solo qualche mese fa. Invece dei 39 gruppi dell'ultima legislatura nel nuovo Parlamento ce ne saranno solo da 5 a 7. Non è escluso che questo possa rendere più semplice il cammino delle riforme istituzionali. E non va dimenticato che Veltroni e Berlusconi avevano trovato una sostanziale intesa sulla nuova legge elettorale. |