Data: 15/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE ELEZIONI - Il Pd non sfonda, la sinistra sparisce. Un terremoto. L'Arcobaleno fuori dal Parlamento, Bertinotti annuncia l'addio. Fuori dalle due coalizioni si salva solo Casini

La Lega raddoppia e trionfa in tutto il nord. Bene anche Di Pietro. Pesanti insuccessi pure per la Destra e per i socialisti

ROMA. La maggioranza alla Camera e al Senato, solida, netta. Era quello che Berlusconi auspicava, e pronosticava, di avere. Ed è quello che ieri ha ottenuto. E anche il distacco fra lui e Veltroni alla fine ha più o meno rispecchiato i sondaggi che sbandierava: tra l'8 e il 9%.
Il Pdl più la Lega e il Movimento per l'autonomia al Senato (quando mancano ancora 500 sezioni da scrutinare su circa 60mila) ottengono il 47,27% dei voti, alla Camera (59mila 500 sezioni su 61mila) il 46,71%. Il Pd e l'Italia dei Valori si fermano al 38% al Senato e al 37,7 alla Camera. L'Udc totalizza il 5,67% al Senato (e ottiene solo tre senatori in virtù dell'8% raggiunto in Sicilia e Calabria), e il 5,58% alla Camera. Sinistra Arcobaleno si ferma al 3,22% al Senato e al 3,1 alla Camera. La Destra al 2,4 alla Camera e al 2,09 al Senato. i socialisti di Boselli restano sotto l'1%.
Alla Camera il Pdl, la Lega e il Movimento per le autonomie potranno contare su 340 deputati. 284 sono quelli del Pdl, 47 quelli della Lega, 9 quelli dell'Mpa. Al Partito democratico andranno 210 deputati, 31 all'Italia dei valori, 34 saranno i rappresentanti dell'Udc, 2 quelli delle minoranze linguistiche. I 13 deputati che mancano per raggiungere quota 630 arriveranno dall'estero, scrutinio ancora in corso.
Anche il Senato non sarà in bilico come nella passata legislatura, e come auspicava Veltroni. La maggioranza su cui potrà contare Berlusconi sarà solida e a prova di trasformismo: 167 seggi contro i 137 dell'opposizione in attesa dei risultati dall'estero. Quando si è capito che il Lazio non passava al centrosinistra e che il centrodestra si riprendeva la Campania (nel 2006 conquistata dall'Unione per una manciata di voti) è stato chiaro che la partita era persa. Fra le altre regioni che passano al centrodestra anche la Calabria, la Liguria, l'Abruzzo. Un en plein difficile da prevedere.
Sei-sette le formazioni a Palazzo Madama: i 141 senatori del Popolo della libertà, i 23 della Lega Nord, i 3 del Movimento per l'autonomia, i 122 del Partito Democratico, i 15 dell'Italia dei valori, i rappresentanti delle minoranze linguistiche, quelli dell'Udc (forse 3, due in Sicilia, uno in Calabria). Non ci sono rappresentanti della Sinistra Arcobaleno né dei Socialisti, né della Destra.
Il boom della Lega. Il dato nazionale della Camera lo dimostra in modo palese: chi ha vinto le elezioni è la Lega Nord, su base nazionale vale oltre il 9%, un revival di 15 anni fa. Un exploit che si radica soprattutto nel Nord del Paese, ma che là raggiunge proporzioni tali da reggere la diluizione sul territorio nazionale. In Lombardia - dati del Senato - il Carroccio prende il 21,2% dei suffragi, in Veneto il 26%, in Piemonte il 12,3%, nel Friuli quasi il 13% con un balzo in avanti di oltre 5 punti percentuali. La differenza la fa davvero Bossi: i 47 deputati e i 23 senatori ne sono la prova.
Partito democratico. Di fatto il Partito democratico cresce ovunque rispetto alla somma delle formazioni che lo compongono, Ds, Margherita e Radicali, il guadagno è più o meno del 3,2%. Ma non riesce a raccogliere gli elettori della Sinistra che nel complesso, su scala nazionale perde oltre l'8%. Il Pd guadagna voti nelle grandi città più che nelle piccole realtà. In Campania l'unica flessione palese, -0,3% cui si aggiunge il -7,6% della Sinistra arcobaleno che poteva contare, nel 2006, sul 6,6 di Rifondazione e sul 3,7 di Verdi e Pdci. Il dato nazionale più aggiornato vede il Pd al 33,6 alla Camera e al 33,8% al Senato.
La sorpresa Di Pietro. Se la Lega è la sorpresa del centrodestra in quella che da oggi è opposizione il risultato inaspettato viene da Antonio Di Pietro e dall'Italia dei valori. Con una campagna elettorale nella quale è stato relegato a comparse di pochi secondi in tv fa scattare in avanti il suo movimento raddoppiando quasi i consensi di due anni fa. Nel 2006, alla Camera, aveva ottenuto il 2,29% dei voti, questa volta registra il 4,34. Al Senato cresce un po' meno, 4,31%.
Il caso Campania. Dell'andamento del Pd in Campania si è detto. Qui però ci sono alcuni elementi che meritano un'analisi più approfondita. La questione «rifiuti» pesa, il Popolo della libertà conquista il 5% in più (ed è un dato in controtendenza), ma l'Udc, sulla quale si pensava si spostassero i voti di Ciriaco De Mita, schierato capolista dopo una clamorosa rottura con il Pd legata alla sua età (oltre 80 anni), e quelli di Mastella, non conquista l'8% e, quindi, il diritto ad accedere alla ripartizione dei senatori. Ciriaco De Mita non viene rieletto dopo undici legislature, la prima nel 1963.
Roma ama il Pd. Con il 41,05% dei voti il Pd diventa il partito che nella storia ha ottenuto il maggior risultato nella capitale. Insieme all'Italia dei valori fa segnare un 45,9% dei suffragi, il Pdl e l'Mpa si fermano al 39,34%. Sommando tutti i voti della Camera degli alleati per Rutelli, si sfiora il 50%.
Falce e martello decisiva. La sinistra radicale non raggiunge il 4% necessario ad avere rappresentanti in Parlamento anche per colpa di due simboli con la falce e il martello. Sono quelli del Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando, che ottiene lo 0,58%, e della Sinistra critica che portava come candidato Flavia D'Angeli accreditata di uno 0,47%. La somma dei due partitini fa più dell'1%, ovvero anche più di quanto manca alla formazione di Bertinotti (3,2%) per raggiungere la ripartizione dei seggi alla Camera.

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