Data: 15/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE ELEZIONI - Berlusconi conquista il cuore degli abruzzesi. I comizi show a Pescara e Chieti e le troppe tasse, la regione torna al centrodestra

Protesta del non voto Cala l'affluenza nella aree interne

Quattro senatori al Popolo delle libertà. Tre al Pd, con una incognita. Il successo abruzzese di Di Pietro fa sì che l'Idv potrebbe strappare all'alleato il terzo senatore, i conteggi sono ancora in corso. Anche se sul piano politico cambia poco. Ha vinto il centrodestra, ribaltando il risultato di 2 anni fa. Il dato tendenziale della Camera conferma: 8 parlamentari al Pdl, 4 al Pd, 1 all'Italia dei Valori e 1 all'Udc.
L'Abruzzo ha scelto, dunque. Silvio Berlusconi con il suo Pdl ha spostato l'ago della bilancia. Il comizio spettacolo che il Cavaliere ha tenuto a Pescara venerdì, l'entusiasmo che ha trovato in Piazza Salotto come a Chieti, erano quindi elementi sintomatici dell'opinione della maggioranza degli abruzzesi.
Un altro dato è quello della Sinistra. Nel 2006 da sola Rifondazione aveva ottenuto il 7,6%. Ieri la Sinistra Arcobaleno non è andata oltre un misero 3,4 per cento. Non avrà nessun rappresentante né alla Camera né al Senato. Maurizio Acerbo, giovane parlamentare uscente, è uno dei grandi sconfitti di questa elezione.
Per il Partito Democratico è stata una sconfitta dura, che però a fine serata è apparsa meno drammatica, nelle dimensioni, di quella che le proiezioni di ieri pomeriggio avevano prospettato.
Il Pdl di Berlusconi-Pastore è quattro punti e mezzo avanti. Mentre, ieri pomeriggio, i dati degli exit poll davano una vantaggio abissale, che sfiorava i 10 punti percentuali, un dato che i voti veri hanno via via ridimensionato.
Per la Pdl si tratta comunque di un grandissimo successo. Se si considera che solo tre anni fa il distacco delle regionali vide il centrosinistra sfiorare il 60 per cento. Poi alle politiche del 2006 ci fu il primo segnale di cedimento con un primo smottamento di 12 punti. Ieri il sorpasso.
L'attesa ora è tutta per l'esito del voto di Pescara. E' dalla vittoria nel 2003 di Luciano D'Alfonso, in una città considerata fino ad allora feudo del centrodestra, che sono cominciate le fortune del centrosinistra abruzzese. Se Pescara tiene, sarà un'impresa sulla quale quelli del centrosinistra dovranno ricominciare a lavorare. Se Pescara cede sulla spinta nazionale, allora vorrà proprio dire che la regione ha voltato le spalle al centrosinistra.
Prima del voto c'erano cinque regioni considerate in bilico. Dal cui voto dipendeva l'esito elettorale. L'Abruzzo era tra queste. E come le altre regioni ballerine, Sardegna, Lazio, Campania, ha scelto il Popolo delle Libertà. Consegnando insieme alle altre regioni del Centro-Nord al futuro governo Berlusconi una maggioranza consistente anche al Senato.
Scongiurato il rischio pareggio, a differenza di Romano Prodi che dalle urne, due anni fa, aveva avuto una maggioranza al Senato che si fondava solo su due senatori, Berlusconi grazie al voto del Nord e delle Regioni in bilico avrà una rassicurante dote di senatori (intorno a 30).
E' andato, invece, molto al di sotto delle aspettative il risultato dell'Udc. Che in Abruzzo conferma un suo radicamento. Avrà un suo deputato. Salvo sorprese. Ma l'alternativa di centro non ha convinto gli abruzzesi, così come ci si aspettava da una regione che ha una storia centrista importante alle spalle. Così il dato percentuale del 5.2 per cento è consistente, non al punto però di far superare lo sbarramento al Senato. Qui l'asticella da scavalcare è dell'8 per cento.
L'altro dato, quello dell'affluenza. In Abruzzo la gente è andata a votare. L'affluenza ha superato l'80 per cento quasi ovunque. Ma c'è una eccezione significativa. Nella provincia dell'Aquila sia al Senato che alla Camera la percentuale dei votanti si è attestata al di sotto dell'80 per cento. Non era mai accaduto.
Il dato aquilano conferma il disagio delle aree interne e la disaffezione di una parte consistente dell'elettorato, che ha sperimentato negli ultimi 15 anni entrambi gli schieramenti. Con governi nazionali e regionali che non hanno messo in campo ricette convincenti, capaci di far uscire le aree interne abruzzesi da quella crisi che è al tempo stesso economica ma soprattutto sociale. Si può leggere anche sotto questa luce la disaffezione che ha spinto oltre venti elettori aquilani su cento a scegliere di non votare affatto.
Infine, sul voto negativo per il centrosinistra un peso lo hanno avuto le scelte impopolari, come l'aumento delle addizionali regionali di Irpef, Ilor e Irap, arrivate in Abruzzo ai massimi livelli. L'aumento della pressione fiscale serve a cercare di turare la falla dei conti bucati della sanità. Per il centrosinistra abruzzese che governa la Regione, tutte le Province e moltissimi Comuni il campanello di allarme è forte. I cittadini chiedono un buon governo e la fine di privilegi e costi ormai insopportabili per la società e l'economia regionale.
Servono scelte su sanità, sviluppo e aree interne. Il messaggio che gli abruzzesi hanno mandato dalle urne è forte e chiaro.

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