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Ho vinto di 9 punti, non regalerò un'altra presidenza all'opposizione. E non sarò ostaggio del Carroccio ROMA. «Come mai tutta questa folla? Sembra che abbiamo vinto le elezioni...». Berlusconi si presenta nell'audirorium della tecnica di Confindustria per la prima conferenza stampa dopo la notte del voto, conferma che i primi provvedimenti del suo governo riguarderano l'abolizione dell'Ici, il bonus bebè, la detassazione degli straordinari, i rifiuti a Napoli, e poi ostenta una granitica sicurezza accompagnata da un non troppo velato sarcasmo. Il messaggio è chiarissimo: ho stravinto, il Pdl può contare su una maggioranza «blindata», finalmente posso cambiare il paese senza dover contrattare tutto con Casini. E la Lega? «Ho sentito dire qualcuno - osserva - che comanderà, ma non ha mai comandato in cinque anni di governo. Al tavolo delle decisioni è sempre stata molto ragionevole» risponde il Cavaliere, che blandisce il suo alleato più irrequieto e non ci pensa due volte a lanciare stoccate al leader Pd, anche se lo fa stando ben attento a non spezzare mai il filo di una possibile collaborazione. Veltroni definisce un «non buon inizio» la decisione del leaeder della maggioranza di non concedere la presidenza del Senato all'opposizione? La risposta di Berlusconi è stizzita: «Non commento perché non penso di avere detto nulla di negativo, e poi fatemi domande sulla realtà italiana e basta con i teatrini della politica di cui ho le scatole piene». Lo sfogo è accompagnato da una constatazione che lascia interdetta la giornalista del Tg3 che gli fa la domanda: «Ma scusi, io ho vinto con 9 punti di vantaggio e le sembra ragionevole dare all'opposizione due delle tre più alte cariche dello Stato?» si domanda il Cavaliere, che fissa la cronista e si passa piu volte l'indice sulla fronte per far capire che lì non c'è scritto fesso. Ma non è finita. Veltroni ritiene il Pdl una aggregazione «fragile»? La risposta viene pronunciata con un tono risentito: «Non mi pare un brillantissimo inizio da parte sua. Mi auguro che l'opposizione tenga fede al suo programma e aggiunga i suoi voti ai nostri provvedimenti, che in molti casi coincidono con le loro proposte» dice il Cavaliere che, come unica concessione al suo rivale sconfitto, non boccia l'idea del governo ombra. «Spero in una chiarezza dei ruoli e che i nostri ministri si possano confrontare con i ministri di un governo ombra». Ma in cima ai pensieri del futuro premier non c'è solo il rapporto con il Pd. Il timore di un pareggio al Senato è solo un brutto ricordo, la schiacciante vittoria ottenuta con il voto ha superato ogni più rosea aspettativa e adesso si può anche concedere una battuta in in più. Il Porcellum va cambiato? «Mi sembra di essere diventato Cassandra: verace sempre creduta mai. La tanto vituperata legge elettorale ha funzionato benissimo, ha dato risultati storici e credo che il referendum verrebbe bocciato. Non ci sono più i partiti della prima Repubblica e c'è invece un grande partito che segnerà i decenni futuri». Il Cavaliere, insomma, pensa che nulla lo potrà fermare e fa capire subito che la fase dei cambiamenti comincerà prestissimo. E pazienza se la Sinistra Arcobaleno di Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio è rimasta fuori dalle Camere. Per il Cavaliere è solo una «conquista» e poi non è vero che non c'è più la sinistra. «La sinistra c'è in Parlamento - taglia corto Berlusconi - e si chiama Pd». Quanto a Bertinotti. «Mi dispiace. Lo inviterò a cena...». Dopo aver elencato i capi di Stato e di governo che si sono congratulati con lui per il successo elettorale, da George Bush a Vladimir Putin (con il quale si incontrerà presto), il Cavaliere ha fatto capire che a Palazzo Chigi riprenderà il cammino delle riforme che il governo Prodi aveva interrotto. Per quanto riguarda le riforme istituzionali, il leader del Pdl si dice pronto ad una collaborazione con l'opposizione ma frena sull'ipotesi di dare vita ad una commissione Bicamerale: «Non ho rilanciato la Bicamerale. Ho detto solo che sarebbe una buona base per un lavoro bipartisan sulle riforme. Non credo che ci sia la possibilità di una commissione nuova». Quanto ai primi provvedimenti, Berlusconi rilancia (vedi a parte) la cordata italiana per Alitalia, conferma che il primo Consiglio dei ministri si terrà a Napoli, dove il governo manterrà un presidio fino alla conclusione dell'emergenza spazzatura. Poi conferma l'impegno a non alzare le tasse e a togliere quelle sulla proprietà (successioni, donazioni, bollo su autoveicoli e moto). Gran parte dei manager pubblici saranno riconfermati e per quanto riguarda la scuola si tornerà alla rivoluzione delle tre I (impresa, internet, inglese). L'ultimo capitolo riguarda la riforma della giustizia e il Cavaliere definisce «imprescindibile» la separazione delle carriere tra i giudici e i pubblici ministeri. |