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ROMA. Primo scontro tra Berlusconi e Bossi sui ministri e una certezza: «Ci saranno momenti difficili, servirà un forte rinnovamento per fare le riforme necessarie che avranno anche contenuti di impopolarità». L'avvertimento di un imminente «giro di vite» nella pubblica amministrazione parte dal Cavaliere al termine del primo vertice a palazzo Grazioli con Fini, Lombardo e Bossi, che fa registrare il primo litigio sulla composizione del futuro governo. Un governo che potrebbe essere anche aperto ad esponenti dell'opposizione. «Vedremo, se in una certa materia ci sarà una maggiore esperienza di qualcuno che non fa parte prettamente del nostro schieramento politico, non avremo nessuna difficoltà ad averlo insieme a noi per il bene del pase» dice Berlusconi, che rivendica la creazione del cosiddetto modello Sarkozy («L'abbiamo fatto prima noi. Confermammo Giuliano Amato come membro della Convenzione europea per la Costituzione»). Quel che è certo è che i ministri questa volta dovranno essere al massimo 12 e la Lega, forte del successo ottenuto alle elezioni, non sembra intenzionata ad accontentaresi delle due poltrone da ministro che il presidente del consiglio in pectore vorrebbe offrirgli. Ragion per cui, Bossi lascia il vertice e, scuro in volto, sentenzia: «Non abbiamo combinato niente. Finché non si fanno i nomi prima di fare l'elenco completo passano secoli. Me ne torno in Insubria, dove gli insubri si ribellarono ad Annibale. Verrà qualcun altro al posto mio. E' una questione di metodo, bisogna partire dalle cose semplici...». Ma il leader del Carroccio ha le idee molto chiare: «I ministri della Lega saranno 4 ma i nomi non li posso dire». Contrariamente a quel che è stato detto prima e dopo il voto, la squadra di governo del Pdl sembra ancora in alto mare ed è probabilmente per questa ragione che in mattinata Berlusconi frena e spiega che spetta a Napolitano nominare i ministri: «Mi sono già spinto troppo avanti sui nomi. La Costituzione italiana prevede che sia il Capo dello Stato a nominare i ministri su proposta del presidente del consiglio e io non sono ancora presidente del consiglio». Nell'esecutivo del Pdl ci dovrebbero comunque essere anche esponenti dell'Mpa. E Raffaele Lombardo, che lascia il vertice con un largo sorriso stampato sul volto, fa capire che l'Mpa avrà ciò che si aspetta: «Perchè non dovremmo avere la dignità di un ministero e pensare agli strapuntini? Noi - precisa il neo presidente siciliano - vogliamo un ministero per controllare l'attuazione del programma». Ma a fare pressing, seppure in modo molto garbato, è anche Gianfranco Fini che per la Giustizia sponsorizza l'avvocato Giulia Bongiorno: «Sarebbe un ottimo ministro». Ma ieri si è parlato anche di ciò che intende fare il nuovo governo e, finita la campagna elettorale, Berlusconi ha fatto capire che arriveranno tempi duri. Dopo aver assicurato a Bossi e Lombardo che il federalismo fiscale «si farà» ed aver precisato che il programma del Pdl è stato «largamente condiviso» dal leader della Lega, Berlusconi annuncia scelte impopolari. Di che si tratta? «Dei tagli che si dovranno fare agli enti, ai privilegi e alle spese nella pubblica amministrazione» spiega il Cavaliere, che annuncia l'intenzione di «rivedere» le regole di ingaggio per i militari italiani in Libano e assicura che il Ponte sullo Stretto si farà. Tra le priorità anche quella di «verificare» la situazione dei conti pubblici, sconi intende affidare questo lavoro a una «commissione indipendente». |