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Ma da Mosca i dirigenti della compagnia frenano: non siamo ottimisti ROMA. Tra battute e pacche sulle spalle, il premier in pectore Silvio Berlusconi cerca di aprire una strada di trattative per Alitalia con Vladimir Putin e la compagnia aerea russa, con il quale ostenta una grande personale amicizia, e che ha avuto un incontro con lui in Sardegna. Secondo Berlusconi se la trattativa con Air France non dovesse andare in porto, «c'è un tavolo aperto con Aeroflot». «Purchè - aggiunge - la compagnia resti la compagnia di bandiera italiana». Per la verità, la dichiarazione positiva del Cavaliere era stata smentita pochi minuti prima dal direttore di Aeroflot Valeri Okulov, il quale, in una dichiarazione alla Tv, aveva detto: «Ritengo che abbiamo avuto un'utile esperienza partecipando alla prima gara per la privatizzazione di Alitalia, ma le informazioni di cui disponiamo non ci rendono ottimisti riguardo a una seconda partecipazione al progetto». La preoccupazione del direttore generale di Aeroflot non impedisce a Putin di pensare che potrebbe essere imminente un tavolo di trattative. «E' chiaro che Berlusconi è preoccupato» ha detto «La situazione non è facile. Bisogna saldare il debito e far sì che tornino i profitti, bisogna parlare di risanamento della compagnia. Non è possibile evitare una trattativa con governo e sindacati». Secondo il presidente Putin si potranno esaminare le conseguenze dell' incontro tra i dirigenti Aeroflot e i dirigenti Alitalia. L'apertura ad Aeroflot non vuol dire che è in corso una trattativa. Per Berlusconi tutte le ipotesi sono ancora in piedi: «La situazione è molto aperta. Ci sono ancora contatti in corso con Air France, contro la quale noi non abbiamo nulla da dire. Ci piacerebbe che si desse vita ad un grande gruppo internazionale con Alitalia che partecipasse a condizioni di pari dignità». Allo studio anche l'ingresso di alcune banche nel capitale Alitalia per garantire la continuità aziendale in vista di una soluzione per il rilancio della compagnia. Sarebbe questa una soluzione bipartisan discussa due giorni fa tra Enrico Letta e Gianni Letta. Si tratterebbe di un prestito ponte del valore di 1-2 miliardi di ricapitalizzazione. Ma Palazzo Chigi smentisce. Secondo Berlusconi una eventuale violazione delle norme Ue sarebbe di secondo piano: «L'importante è mantenere Alitalia come compagnia di bandiera italiana». I rappresentanti della categoria guardano con molto interesse all'idea che comunque la compagnia trovi i soldi per continuare ad essere operativa. «Potrebbe essere quella del prestito delle banche una soluzione da esaminare con grande attenzione» ha detto il segretario della Filt-Cgil Fabrizio Solari che scongiurerebbe la cancellazione delle prenotazioni dei tour operator. Anche Claudio Genovesi della Fit-Cisl sostiene che il coinvolgimento delle banche «consentirebbe di esaminare il nuovo scenario, non solo politico, ma dell'intero comparto del trasporto aereo». I sindacati confederali, invece, stanno all'erta e diffidano di «alcune scorciatoie» che sembrano piacere al nuovo premier. Guglielmo Epifani (Cgil) si augura una riapertura delle trattative con Air france pensando che «sarebbe un buon segno se ci fosse in Air France una presenza più forte di capitali italiani». Per Bonanni (Cisl) non è sufficiente la ricapitalizzazione, «occorrono capitali specializzati, un piano industriale discusso con il sindacato e credibile, un managment appropriato». Anche per Angeletti (Uil), la ricapitalizzazione «non è esaustiva. La compagnia deve volare, non solo deve avere i soldi, ma un piano industriale». |