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ROMA - Un decimo di punto al mese. Il deficit pubblico peggiora a vista d'occhio e secondo il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, «nel 2006 potrebbe superare anche le più pessimistiche previsioni». Ovvero il 4,6% indicato dal rapporto della Commissione Faini, ieri al centro della prima audizione in Parlamento del ministro. «La situazione dei conti è peggiore di quella del '92» ha detto Padoa-Schioppa, mentre Romano Prodi, da Berlino, faceva sapere di essere «pienamente concorde» con l'analisi. La manovra va fatta dunque subito. «Non siamo ancora in grado di definirne la dimensione e la composizione» ha detto il ministro, ma Prodi ha escluso un aumento dell'Iva. Secondo Padoa-Schioppa la manovra non servirà solo a correggere i conti, ma anche a sostenere la crescita e garantire «più equità», che significa «correggere le precarietà e le sofferenze sociali». Rigore, crescita ed equità, ha ribadito in tv il ministro, sono «esigenze da affrontare contemporaneamente». La situazione dei conti, in ogni caso, resta molto difficile. «Non è drammatizzata, ma drammatica» ha detto Padoa- Schioppa replicando al centrodestra, che in audizione lo ha accusato di esagerare l'allarmismo. «Di certo non siamo davanti a un forellino o a uno scostamento fisiologico» ha detto il ministro, aggiungendo che «il debito nel 2006 arriverà al 108% del prodotto interno lordo». E se con la Ue, che ha aperto una procedura sul deficit, «al limite si può ragionare», non è scontato che si possa fare con i mercati, pronti a scatenarsi come belve «non appena sentono l'odore del sangue». Manovra subito, dunque. Oltre alla conferma delle misure previste dalla vecchia Finanziaria, cominciando da quelle sulla sanità, con l'aumento obbligatorio delle addizionali Irap (da pagare entro il 20 giugno) e Ire (nel 2007) nelle sei regioni che hanno sfondato la spesa 2005. Incrementi contestati da Sicilia e Molise, e non graditi a Lazio, Campania, Liguria e Abruzzo, ma che potranno essere revocati solo una volta verificati i piani di rientro. Poi una strategia per ricreare un avanzo primario, la differenza tra entrate e spese al netto degli interessi, al 3% del pil, che porterebbe il debito sotto il 100% del prodotto nel 2009. E l'obiettivo ultimo di riguadagnare una crescita stabile intorno al 2% l'anno. Con l'ottimismo del premier che da Berlino dice: ce l'ho fatta nel '96 ce la farò anche questa volta. |