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Una giunta degli eletti. E' la formula alla quale Luciano D'Alfonso sta lavorando per la costituzione del suo secondo gabinetto: l'idea è pescare tra i più votati di Pd, Città ponte, Italia dei Valori e Partito socialista, per arrivare a un esecutivo di peso. Dentro questa cornice trovano spazio come criteri subordinati la scelta delle tre donne e, comunque, la riserva di pesca di palazzo di città. E' una porta che si chiude ai trombati, anche se almeno una deroga dovrà essere fatta per le donne: le elette del Pd sono solo Paola Marchegiani e Vittoria D'Incecco, che certamente non cumulerà il ruolo di assessore con quello di deputata. Se si apre lo spiraglio di genere, la prima ad approfittarne sarà Francesca Ciafardini, a seguire è pronta gina Ciccarelli. Da Pina Fasciani, non eletta al senato, è arrivato invece un corretto no grazie. Il rebus sarà sciolto domani, nel corso di un conclave con il sindaco e i 24 neoconsiglieri di maggioranza. Dopo quello di Marchegiani, in corsa per la delega alla cultura, il secondo nome sicuro è quello di Gianluca Fusilli, per il quale sembra pronta la poltrona di vice sindaco. E' lo stesso D'Alfonso ad ammettere che per un ruolo importante di Fusilli premono componenti importanti della città. Una scelta che mette tra parentesi il nome di Marco Alessandrini, il quale comunque si consolerà con un buon assessorato in attesa di mettersi in gioco per il dopo D'Alfonso. Anche Di Matteo, che attende con fiducia il rimpasto alla regione, potrebbe sfilarsi dal toto assessore, lasciando campo libero in casa democratica alle ambizioni di Blasioli, il debuttante da 939 preferenze, Balducci, Dogali, Di Pietrantonio, D'Angelo, Zuccarini. Tra gli alleati, sicura la designazione del socialista Padovano, che però rinuncerà al mare per sanare un gigantesco conflitto di interessi, De Camillis, Bruno, Michele Di Marco e Camillo Sulpizio. Fuori gioco il dipietrista Pasquali. Dal conclave uscirà però un puzzle incompleto. L'ultimo tassello è un "uomo del presidente" sul quale D'Alfonso si riserva piena libertà di scelta. Il nome più gettonato è quello di Armando Mancini, che dovrebbe restare ai lavori pubblici per assicurare continuità e trasparenza ai cantieri delle grandi grandi opere. Unica condizione posta da Mancini, che non si è ricandidato con Sinistra arcobaleno, una nomina da "tecnico" e non da politico, per non creare scintille tra ex alleati. Ultimo rebus la presidenza del consiglio: De Dominicis è l'uomo di parte, Dogali quello della possibile intesa bipartisan. Ma la vera sorpresa potrebbe essere l'astro nascente del Pdl, il votatissimo Guerino Testa. |