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PESCARA. «Hai fatto magica questa città». La piccola Greta Camerlengo legge una poesia che fra il Paradiso di Dante e l'Esmeralda di Giò Di Tonno (oggi Lola è la brava Simona Molinari) ci sta bene e alimenta la magia che il sindaco riesce sempre a creare attorno a sé. Bagno di folla per Luciano D'Alfonso in piazza Sacro Cuore. Il palco con la stazione alle spalle e il mare all'orizzonte è lo scenario che si presta a più di una metafora sul destino della città «che abbraccia tutto quello che le sta intorno». Senza i «pozzangheristi», l'ultimo neologismo pescato dal cilindro, «si può fare». È il giorno del ringraziamento, delle mani strette e delle pacche sulle spalle, dei bigliettini scritti dai cittadini e infilati nella giacca («non ti preoccupare»), degli abbracci, dei baci a destra e a manca, delle foto fatte dal cellulare e degli auguri. Ma anche dei sassolini che, in momenti studiati, escono fuori dalle scarpe e colpiscono nel segno strappando applausi. «Non odio nessuno in questa città», dice D'Alfonso allargando ecumenicamente le braccia. «E non è vero che la sera mi vesto da cardinale: è una leggenda metropolitana». Ma quando ci vuole ci vuole. A BRACCIO. Tiene per mano il piccolo Francesco Cetteo, gli soffia il naso e gli dice: «papà ora torna». Si appunta giusto due concetti. Poi lascia la hall del «Plaza» e, date le ultime disposizioni ai suoi («Fate salire sul palco Fusilli, chiamate Balducci e D'Angelo») fa i pochi metri che lo separano dall'abbraccio con la folla. «Ciao Lucia', Colle Marino è presente», dice un cittadino. Una donna dai capelli bianchi quasi si raccomanda: «Fate le cose per bene». Arrivato sotto al palco, in zona forze dell'ordine, esclama: «Viva la polizia e i carabinieri. A proposito: mi ha telefonato il generale Toscano». TANTE VOLTE GRAZIE. Sul palco, tra Marco Alessandrini e Vittoria D'Incecco deputata, tra Giuseppe De Dominicis e Paola Marchegiani, tra Enzo Imbastaro, Riccardo Padovano e Roberto De Camillis e tutti gli altri, c'è il sindaco di Ancona Fabio Sturani a tessere le lodi di D'Alfonso ai pescaresi. Giusto un saluto, poi il palco è tutto per lui. «Grazie tante volte da parte mia», esclama D'Alfonso che ben presto diventa un fiume in piena. «Quant'è bello ringraziare. Quant'è bello poter lavorare per la città. È meglio la fiducia dei cittadini che il potere», e giù il primo applauso. «È bello trasformare le idee in fatti. Il sindaco non è quello della tessera gratis allo stadio o al teatro», («che si farà», promette), «ma è chi si assume le responsabilità. Pescara deve diventare città dei diritti, delle opportunità, delle comodità. Una città facile per chi studia, per chi deve curarsi, per chi deve intraprendere. Questo abbiamo fatto nei 59 mesi di officina. Questo continueremo a fare». E dopo le caramelle, i sassolini. POZZANGHERISTI. Per alludere al fango, D'Alfonso, il «decisore politico», conia seduta stante un termine nuovo. «Non ci sono più i pozzangheristi, spariti i creatori di difficoltà». Niente nomi. Ma chi sa, sa. E per restare in tema di fango: «Faremo le strade interrate. Le faremo sia all'incrocio tra corso Vittorio e la nascita di corso Umberto sia sulla riviera. Sulle aree di risulta, poi, non cederemo ai pozzangheristi. Il tempo che passa senza fare niente non ci piace». Altro applauso. «Faremo, qui dietro, un parco da 80mila metri quadrati. Un parcheggio. La mediateca con la Provincia. Il teatro con Pescarabruzzo. Poi penseremo al fiume e al porto. Bravi voi con i cartelli "No al centro oli". Il territorio va difeso. Faremo strutture per gli anziani, dove ce le chiederete. Alla signora di via Tasso che me l'ha sollecitata dico che sarà accontentata. E così l'amico di via Valle di Rose. Voglio una città aperta e solidale. Guardate suor Olga, sembra che abbracci il mondo. Vi voglio così. Non mi piace, invece, quel cittadino di via De Amicis che passa ore e ore a spolverare le bottiglie dentro casa e getta l'immondizia alla rinfusa. Una volta gli ho detto: va bene la polvere, ma non può dare un po' del suo tempo alla parrocchia, alla pro loco, a un sindacato?». «NON ODIO NESSUNO». «Io non provo odio, ma solo chi odia può fare 20 denunce contro di me: io lavoravo e loro denunciavano. Dico a tutti voi: fate qualcosa per gli altri. Diventate proprietari privati del patrimonio pubblico. E aiutate il prossimo: qui nessuno si sentirà solo». Giò Di Tonno, re di Sanremo, promette un concerto «tra due mesi» e incrocia sul palco Alberto De Marco, 95 anni, pescarese doc, che avrà una citazione speciale. C'È ALBORE MASCIA. Giubbino jeans e scarpe da tennis, alle 20 c'è un «intruso» in piazza. È Luigi Albore Mascia, che attraversa la strada proprio di fronte alla vecchia stazione e getta uno sguardo su quel palco dove, per 291 di quei cittadini che ancora si accalcano «Luciano, Luciano», stasera c'è salito un altro. |