ROMA - Se un governo annuncia che taglierà di 5 punti il «cuneo», cioè la differenza tra retribuzione lorda e netta, ci si aspetterebbe un sindacato impegnato a ottenere che la maggior parte di questo sconto vada ai salari. E in effetti così è stato con Cgil, Cisl e Uil. Fino a quando, l'altro ieri, il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ha suggerito «una riduzione più contenuta del cuneo» per lasciar spazio a un mix di interventi sull'Irap e sul fisco per i redditi da lavoro e pensioni. E questo ha fatto arrabbiare gli altri due sindacati, sempre sospettosi che la Cgil ceda alla tentazione di essere più morbida verso il «governo amico». «È molto, molto singolare uscirsene così - attacca il leader della Cisl, Raffaele Bonanni -. Vedo che la Cgil assume posizioni come se non ci fossero Cisl e Uil». Aggiunge Paolo Pirani, segretario confederale della Uil: «Siamo alle solite. La Cgil pensa di vantare diritti di primogenitura e andare per conto suo. Voglio ricordare che in occasione dell'ultimo sciopero generale contro Berlusconi abbiamo varato un documento unitario dove chiedevamo il taglio del cuneo e lasciavamo da parte l'intervento sull'Irap che certo conviene alle imprese ma non ai lavoratori. Ora - ironizza Pirani - capisco che noi abbiamo cultura di governo, ma siamo pur sempre organizzazioni rappresentative di interessi». Alla Cgil sdrammatizzano. «È solo un aggiustamento di tiro rispetto a cose già dette - spiega Beniamino Lapadula, responsabile del dipartimento economico -. Se tagliamo 5 punti alla fine dobbiamo toccare anche i contributi previdenziali con danno per le pensioni, ma questo non lo vuole nessuno». Agendo solo sul cuneo, dice il segretario confederale Marigia Maulucci, «è difficile essere selettivi e premiare le aziende più competitive e poi dobbiamo anche preoccuparci che un taglio di 5 punti costa 10 miliardi. Chi paga?».
Ma queste spiegazioni non convincono le altre due confederazioni. E Bonanni continua a tenere alta la tensione col governo, pronto a sfidare la Cgil sul terreno dello sciopero contro Prodi, «se la promessa di concertare sarà tradita». Lo ha spiegato ieri anche il vice, Pier Paolo Baretta, in un articolo sul quotidiano della Margherita, Europa , in replica a un editoriale del giorno prima dove si invitava la Cisl a non esagerare. La Cisl, ribatte Baretta, respinge la logica del «non disturbare il manovratore» e ribadisce: «Si discute e si decide insieme». Un botta e risposta aspro, con Baretta che accusa Europa di «livore antisindacale». Tenterà di metterci una pezza Tiziano Treu, dirigente di primo piano della Margherita e da sempre vicino alla Cisl, che oggi vedrà Bonanni: «Un segretario che va ancora decifrato», ammette.
Cuneo fiscale, Epifani frena: «Non è lo strumento giusto». Il leader della Cgil: servono scelte più selettive (Corriere della sera del 14/6/2006)