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Un squadra di tecnici risponderà alle segnalazioni all'insegna del «si fa subito» PESCARA. L'adrenalina della vittoria elettorale è ancora in circolo, come le idee. Un fiume in piena, al forum del Centro, il sindaco Luciano D'Alfonso per affrontare la quotidianità della città e i suoi sogni. Dalle strisce pedonali cancellate: «Farò una squadra di verifica, due ronde che gireranno sempre per le strade più una terza pronta ad interevenire all'insegna del "si fa subito", come avveniva nei Comuni prima del 1969», alle politiche dell'Adriatico. Ospite del direttore Luigi Vicinanza, del caporedattore Roberto Marino e degli altri giornalisti della redazione, D'Alfonso si confessa, svela i suoi programmi, confida speranze e preoccupazioni per il destino di Pescara e dell'Abruzzo, ma asciuga il linguaggio dai toni (tanto ormai non serve più) della propaganda. Sindaco, ci faccia una fotografia della città che vorrebbe lasciare fra cinque anni. «Il mio desiderio è fare in modo che si possa costruire una città "facile" per coloro che vogliono venirci per studiare, per lavorare. Ci sono mondi vitali che evitano a chi vuole venire da noi la solitudine. Penso alle 4.127 iniziative sociali e culturali che si sono succedute nel 2007. La nostra è una città vocata a fare accoglienza, come ci dicono anche le 600.000 persone arrivate qui attraverso l'aeroporto o le 60.000 che hanno utilizzato il porto. Più di 1 milione di passaggi l'anno sull'asse attrezzato. Ormai tutti sanno che se un evento vuole avere fortuna bisogna venire a Pescara e noi dobbiano accompagnare la nostra città in questo percorso». Qualche nuova Idea? «Un'area expo nella zona dell'ex Cofa è assolutamente necessaria per trasformare Pescara in una sorta di show-room per l'Abruzzo e l'Adriatico: la vera sfida di questa città è l'economia del mare». Sarà prolungato l'asse attrezzato? «Sì, allungheremo l'asse attrezzato fino al porto. Sarebbe stato più facile farlo venti anni fa, senza gli impedimenti dell'Unione europea. Ma ho convinto quelli che avrebbero potuto dire di no. Lo faremo in venti mesi, il progetto c'è già». Sindaco, il traffico resta il primo problema a Pescara, ma basteranno i nuovi svincoli e il prolungamento dell'asse attrezzato fino al porto? «Attraverso una serie di opere infrastrutturali come questa, ridurremo il traffico su gomma del 40 per cento, ma non basterà. Ci vogliono i parcheggi di scambio: uno già finanziato dal ministero con 5 milioni di euro sorgerà all'altezza della rotatoria di San Silvestro; uno nell'area Tinaro, in prossimità dell'aeroporto, un terzo al confine con Montesilvano: tre siti per passare da una mobilità su gomma ad una collettiva». Basterà? «Il futuro è la ferrovia, molte fermate e velocità commerciale. Qui abbiamo già una vocazione naturale sul tratto Giulianova-Ortona, dove si è pensato alla realizzazione di un terzo binario». Allora qual è il senso della filovia Pescara-Montesilvano sulla strada parco? «E' un progetto datato, voglio ridiscutere quest'opera con la stazione appaltante (la Gtm ndr), pensiamo a mezzi alternativi per la mobilità che raggiungano lo scopo di allentare il traffico ma senza soluzioni impattanti». Si è fatto un'idea del perché poco meno del 50 per cento degli elettori, nonostante la sua vittoria schiacciante sul più diretto avversario del centrodestra, non hanno espresso la fiducia per lei alle urne? «Il dato che secondo me deve essere analizzato è questo: su una città dove votano in media 70-72.000 elettori, ho preso 41.205 preferenze, quasi 5.000 voti in più delle liste, praticamente un altro partito aggiuntivo delle dimensioni dell'Italia dei Valori, tenendo che ogni 700 voti fanno un punto percentuale. Detto questo, ritengo che a Pescara ci sia un tema molto sentito che è quello della sicurezza. E questo, nonostante il fatto che in città ci sia il maggior numero di arresti come ci dicono le statistiche. Proprio questo dato, anzichè essere percepito come positivo, è recepito come un sottosuolo patologico tra una certa borghesia. In campagna elettorale ho avuto richieste esplicite per quel che riguarda la polizia di prossimità. Questo della sicurezza è un sentimento avvertito in modo omogeneo in tutta la città, non solo in alcuni quartieri». Pescara vive molto di notte. Dalle 19,30 c'è un'altra città di "importazione" che si muove, ma a quell'ora non si vede più un vigile urbano mentre i locali si riempiono. E poi le rapine: due anni fa furono 242, un record. «Anche questo sta tutto nel fatto che la nostra è una città senza mura, senza confini, una città piattaforma. Decine di persone che si muovono verso un luogo che eroga servizi, una città molto cercata». A proposito di servizi, torna l'estate ma si riproporrà il problema dei parcheggi sulla riviera. Un altro problema è quello dell'attraversamento a piedi, con le strisce pedonali che spariscono: come mai il Comune non ha pensato di dotarsi di strumentazioni elettroniche, seguendo l'esempio di altri centri italiani?». «Questa è una città che investe 400.000 euro l'anno tra strisce pedonali e segnaletica verticale. Ora, grazie ad un progetto che ci è stato finanziato dal ministero, arriveranno 2milioni di euro per la sicurezza stradale. Ho fatto una indagine personale per cercare di capire se il problema delle strisce pedonali che sparivano fosse dovuto alla scadente qualità della vernice. E invece era ottima: la vita delle strisce è molto breve a causa del passaggio delle auto, 200.000 al giorno in entrata a Pescara. Farò una squadra di verifica su questo e altri problemi legati alla viabilità e ai lavori pubblici, due ronde che gireranno continuamente per avvisare quando c'è da intervenire prima che un'altra squadra entri in azione. Non c'è niente di nuovo. I Comuni italiani facevano così prima del 1969, quando nacquero i cosiddetti "service" a cui furo appaltati certi servizi con l'esito che conosciamo. Il colloquio che ho avuto con un cittadino in campagna elettorale mi ha poi convinto all'idea del "sindaco di via". Un signore mi ha chiesto una falciatrice per tagliare l'erba del parco Calipari. Nell'arco di questa amministrazione abbiamo piantato 19.000 nuovi alberi. Voglio che la città diventi la città della qualità, dell'offerta. Anche sanitaria». Però l'ospedale è in declino. Al pronto soccorso può capitare di trovare 50 persone in fila durante certe ore della giornata. «Tra il 1998 e il 2002 l'Abruzzo si è reso responsabile di un omicidio, grandissime risorse andate perse. Grazia all'ottimo lavoro di «alfabetizzazione» anche delle risorse impostato da questa Regione, dal presidente Del Turco, dall'assessore Mazzocca, dal presidente del Senato Franco Marini, dal ministro Livia Turco, abbiamo recuperato una buona dote finanziaria. Ora ci vogliono i progetti. Il Pronto soccorso sarà la prima spesa. Ci sono già una serie di procedure in itinere». Da segretario regionale del Pd, può dirci quale sarà il metodo per la scelta del candidato premier della Regione nel 2010? «C'è un presidente uscente che, come diceva Sandro Pertini, è uscente e non "scadente". Faremo una riflessione alla luce dei risultati raggiunti...». Il Pd non è andato bene in Abruzzo: dal 1994, se si esclude la Variante di Francavilla, non si è fatta un'opera pubblica nella regione. Le aree interne sono abbandonate, non si sa che fare dei 22 milioni di euro dei Docup, i fondi europei. Si discute molto ma non si affrontano i problemi. «Sono perfettamente d'accordo con Veltroni quando dice che la crisi della politica è una crisi di decisione. Ora c'è bisogno che le classi dirigenti che si candidano al governo di un territorio sappiano prima esattamente cosa fare». Ma se l'87 per cento del bilancio della Regione è assorbito dalla sanità c'è poco da fare per il resto. In alcuni centri, prendiamo il piccolo Castel del Monte, c'è grande vitalità ma tutte le iniziative sono lasciate ai privati. «Ho imparato che la Pubblica amministrazione deve fare una politica "differenziata" del territorio che tenga conto delle caratteristiche dei luoghi. Dobbiamo fare scelte coraggiose e passi ponderati. Avevo una nonna contadina che mi diceva: uno a la vota s' fa tutto». Sindaco, che incarico le piacerebbe assumere in futuro? «Quello di presidente del comitato feste di San Cetteo. La nostra è una città che ha bisogno di recuperare le due identità, laica e religiosa». |