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Pescara, 24/10/2020
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Data: 24/04/2008
Settore:
Trasporto aereo
CRISI ALITALIA. BERLUSCONI ANNUNCIA «DOLOROSI TAGLI DI PERSONALE» - Poi attacca i sindacati per la rinuncia di Air France. La replica di Epifani: «C'č uno scarico di responsabilitą che non fa onore a questo paese» - Rassegna stampa

Giù la maschera. Non è più tempo di campagna elettorale e si può cominciare a dire la verità. Silvio Berlusconi annuncia "dolorosi tagli di personale" in arrivo per Alitalia. Il presidente in pectore del Consiglio dei ministri avrà tutto il tempo per organizzare una nuova cordata imprenditoriale che rilevi la compagnia di bandiera in crisi: ieri sera, 22 aprile, Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa hanno infatti stanziato un prestito ponte di ben 300 milioni che farà sopravvivere Alitalia sino alla fine dell'anno. Una cifra tre volte tanto quella prevista inizialmente, chiesta dallo stesso Berlusconi per darsi più tempo. Adesso - anche grazie a un prestito finanziato, è bene ricordarlo, con i soldi dei contribuenti italiani - il Cavaliere non avrà più scuse: dopo aver affossato l'ipotesi Air France, dovrà costruirne un'altra altrettanto credibile.



Ma mette già le mani avanti. E, ragionando sull'eventuale cordata italiana, dichiara: "Bisogna escludere innanzitutto il commissariamento". "Il governo ha dato i mezzi alla compagnia per sopravvivere per i prossimi mesi, che saranno impiegati da una compagine di imprenditori italiani, banche e compagnie aeree, per guardare i conti di Alitalia". "Dopo la due diligence di 3-4-5 settimane - continua Berlusconi - questa compagine, coordinata da Bruno Ermolli, dovrà presentare un'offerta impegnativa, che comporterà dolorosi tagli di personale". Ai lavoratori "giustamente preoccupati", Berlusconi assicura che "ci saranno meccanismi di assistenza da parte dello Stato per chi perderà il lavoro". "L'obiettivo - conclude - è portare la compagnia a chiudere i bilanci positivamente".



Per quanto riguarda l'addio di Air France, a sentire Berlusconi la colpa è di tutti tranne che sua: 'La situazione con Air France - spiega infatti il Cavaliere - si e' chiusa perche' il governo non ha accettato le condizioni. Tra le altre cose il prezzo non era ritenuto congruo e si doveva rinunciare al trasporto delle merci. Poi c'e' stato l'incontro con i sindacati e la situazione per cui Air France ha detto di no e' stato il veto dei sindacati. Non e' vero che ci sono state incursioni politiche'.



Successivamente lo stesso Berlusconi ha fatto parziale marcia indietro puntualizzando che "su Alitalia i sindacati hanno fatto il loro mestiere, magari hanno avuto anche ragione. La verita' e' che le condizioni poste da Air France-Klm erano impossibili da accogliere".



In realtà le "incursioni politiche", citate da un nerissimo Romano Prodi, ci sono state eccome e non è il caso di tornarci sopra.



L'addio di Air France

L'addio definitivo di Air France è ricostruito oggi dal Sole 24 Ore, che individua l'alibi del "gran rifiuto" nell’aumento del prezzo del carburante. Il kerosene, che in febbraio costava 925 dollari a tonnellata, oggi viene il 35 per cento in più; inoltre - spiega il quotidiano della Confindustria -, Alitalia non ha alcuna copertura finanziaria sull’impennata dei prezzi petroliferi, in quanto non è in grado di fare hedging, ossia di assicurarsi una performance predeterminata anche in presenza di movimenti di mercato opposti a quelli previsti. Air France avrebbe quindi dovuto aggiungere altri soldi, superando di gran lunga il miliardo di euro destinato alla ricapitalizzazione. Oltre a questi aspetti di carattere economico-industriale, non c’è dubbio che anche il fattore politico abbia avuto il suo peso: la Francia si è sentita chiamata in causa più volte, e ora rischia di girare a vuoto su un dossier di così grande importanza, cosa che non intende assolutamente fare. Per far tornare Air France sui propri passi, vista la mancanza di razionalità economica al progetto d’acquisizione, servirebbe una superiore “ragion politica”. Ma Sarkozy, in questo momento, ha ben altri problemi, dovendo affrontare, a neanche un anno dall’inizio del suo mandato, un vistoso calo di popolarità.



Epifani: Berlusconi si assuma responsabilità

'C'e' uno scarico di responsabilita' che non fa onore a questo paese. Il governo affronti seriamente il problema senza minacciare tagli occupazionali a prescindere e senza scaricare responsabilita' che gli competono interamente. Non c'e' da perdere nemmeno un minuto se si vuole salvare Alitalia e dare una prospettiva, perche' il prestito ponte aiuta ma non risolve i problemi'. A dirlo è il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, commentando le parole di Berlusconi che ha accusato i sindacati di aver fatto fallire la trattativa con Air France: 'C'è bisogno di accompagnare un piano di rilancio anche con dei sacrifici. Questo lo sappiamo. Il problema e' se questi sacrifici sono funzionali effettivamente a un rilancio e a un piano di sviluppo. Questo e' il problema. Invece di parlare di questo Berlusconi dovrebbe parlare del piano di rilancio e dei soggetti in grado di poterlo fare, tenendo conto che un piano di rilancio non potra' prescindere dall'alleanza con un vettore internazionale'.



Filt Cgil: nessun trionfalismo

Il prestito ponte 'segna il fallimento della politica degli ultimatum che aveva caratterizzato la gestione del dossier da parte del Ministro del Tesoro uscente'. E' il commento alla decisione del consiglio dei ministri del segretario generale della Filt Cgil, Fabrizio Solari, secondo cui 'siamo ben lontani dalla soluzione del problema'. Prosegue Solari: 'Quindi nessun trionfalismo da parte nostra ma semplicemente valutiamo che i 300 milioni saranno un buon investimento se riusciranno a preservare l'azienda ed a permettere la sottoscrizione di un accordo che garantisca un futuro solido e dignitoso'.



Damiano: il prestito un atto di responsabilità

'Ci siamo trovati di fronte a una situazione veramente difficile, l'abbandono di Air France. Il governo ha compiuto un atto di responsabilita', vale a dire mettere a disposizione una risorsa, anche suggerita dal presidente del Consiglio in pectore Silvio Berlusconi, per consentire all'azienda di avere un transito verso una sua soluzione strutturale'. A dirlo è il ministro del Lavoro Cesare Damiano: 'Si e' sempre parlato di cordate alternative, ora vengano allo scoperto. Questo prestito consente di arrivare a una soluzione. La mia preoccupazione e' quella della salvaguardia dei posti di lavoro: gia' nelle settimane scorse abbiamo concesso la cassa integrazione per i lavoratori della Sea di Malpensa per proteggere circa 900 lavoratori. Abbiamo il dovere di tutelare i lavoratori, che non debbono essere dimenticati nei processi di ristrutturazione'.


(*) tratto da "Rassegna sindacale"


 

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