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Pescara, 29/05/2020
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Data: 22/06/2008
Settore:
Economia
file allegato: Preleva il Dpef 2009-2013
PER IL GOVERNO L'INFLAZIONE E' AL 1,7%, ALLARME PER I SALARI - Epifani: «Con l'inflazione programmata fissata all'1,7% un salario di 25mila euro perde 1000 euro nel biennio» - Rassegna stampa

E' allarme tra i sindacati per le indiscrezioni circolate in merito al tasso di inflazione programmata che il governo avrebbe previsto e fissato al 1,7% per il 2008 indicandolo come obiettivo nel Dpef per il 2008. Una previsione che seppur legittima, appare decisamente irrealistica se rapportata all'attuale tasso d'inflazione che l'Istat ha recentemente indicato al 3,6% e soprattutto rispetto ai segnali internazionali provenienti dall'economia reale, con il costante aumento del greggio in primo piano. Segnali preoccupanti che non possono lasciare presagire una simile aspettativa favorevole. Come è noto l'inflazione programmata stabilita dal Governo, costituisce l'unico indicatore di riferimento utilizzabile per il rinnovo dei contratti e conseguentemente per la rivalutazione dei salari. Il primo datore di lavoro ad applicare l'inflazione programmata guarda caso è proprio lo Stato, che nella Finanziaria stanzia le risorse corrispondenti per concedere gli aumenti dei dipendenti pubblici. Immediata è stata la reazione dei sindacati che da tempo vanno sostenendo l'inadeguatezza di questo meccanismo e non a caso stanno sollecitando l'inserimento di un nuovo parametro di riferimento definito "inflazione realisticamente prevedibile" da utilizzare nel processo di riforma del nuovo modello contrattuale. Secondo il Segretario Generale della Cgil Guglielmo Epifani «Con l'inflazione programmata fissata dal governo all'1,7% un salario di 25 mila euro perde 1.000 euro nel biennio; se poi per il terzo anno si continua così, si raggiunge una cifra vicina ai 1.500 euro. Questo vuol dire - ha aggiunto il leader della Cgil - che il governo fa una scelta chiara, quella di abbassare esplicitamente il potere di acquisto di lavoratori e pensionati. Se a questo si unisce il fatto che non c'è restituzione fiscale ai lavoratori dipendenti, il governo sceglie la strada di ridurre i salari e peggiorare le condizioni dei lavoratori».
Analoghe critiche sono state espresse anche dal Segretario Generale della Cisl Raffaele Bonanni secondo il quale «L'1,7% non è veritiero, sarebbe assolutamente lontano dal dato del +3,6% dell'Istat, che a sua volta è comunque lontano dalla realtà di tutti i giorni, Viaggiamo verso il 5% di inflazione. Fissare l'inflazione programmata all'1,7% - ha proseguito Bonanni - significherebbe un effetto sui salari quasi tre volte in meno di quello che ci imporrebbe l'inflazione. Sarà stata una dimenticanza ma se Tremonti volesse fare così sarebbe un vero e proprio attentato alla riuscita della contrattazione tra noi e Confindustria. Per noi va bene non chiedere un euro in più, ma non possiamo accettare un euro in meno: la nostra è una posizione ragionevole, e dal governo ci attendiamo una posizione ugualmente ragionevole. Altrimenti significherebbe indebolire i lavoratori, e noi non lo accettiamo».

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