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Pescara, 20/01/2020
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Data: 06/03/2009
Settore:
Cgil Abruzzo
LA CRISI FA SPROFONDARE L'ABRUZZO, LA CASSA INTEGRAZIONE CRESCE DEL 1.237%. - Senza lavoro 6.000 precari. Gianni Di Cesare (Cgil): «Dato drammatico. Urgente alimentare l'economia regionale» - Rassegna stampa

Il dato è purtroppo drammatico e non permette interpretazioni di sorta: in Abruzzo la cassa integrazione ordinaria è aumentata del 1.237%, passando dal primo bimestre del 2008 al primo bimestre di quest'anno da 239.521 ore a 3.202.398 ore, con un incremento che ha interessato tutte le province abruzzesi e che avuto punte maggiori in quelle di Chieti e L'Aquila. Allo stesso modo circa 6.000 precari hanno già perso il lavoro, mentre altri 5.000 rischiano di perderlo a breve.
Sono numeri che devono preoccupare moltissimo. E che devono richiamare la classe dirigente abruzzese alle proprie responsabilità, per mettere in campo ogni iniziativa possibile dando un contributo fattivo al sistema economico.
Il riferimento è in particolare - secondo il segretario della Cgil Abruzzo Gianni Di Cesare - al bisogno di alimentare velocemente l'economia regionale con tutti i soldi disponibili, in una fase nella quale proprio la carenza di denaro liquido sta aumentando i danni. La Cgil per prima cosa chiede alla giunta regionale di impiegare immediatamente tutti i finanziamenti disponibili sui fondi Fas, per le aree sottosviluppate, che andrebbero indirizzati a quei settori in grado di produrre da subito lavoro e occupazione. Mettere questo denaro in campo in autunno, come sembra, potrebbe essere tardi e la crisi potrebbe essersi ulteriormente aggravata.
Un'altra cosa che va accelerata sono i bandi per spendere i fondi europei. Anche qui chiediamo al governatore Chiodi di velocizzare al massimo l'iter burocratico e di usare il denaro che l'Unione ha dato all'Abruzzo. Allo stesso modo la Regione e tutte le pubbliche amministrazioni dovrebbero dare il via ai pagamenti che hanno sospeso, liberando subito risorse economiche a vantaggio delle aziende e del lavoro.
Tutto ciò senza dimenticare le banche, naturalmente. Perché è anche il sistema creditizio, con la sua decisione di "chiudere i rubinetti", a peggiorare una crisi di per sé drammatica. Alle banche operanti in Abruzzo chiediamo quindi un atto diretto e un'assunzione precisa di responsabilità nei confronti delle imprese e dei cittadini.
Ognuno faccia la sua parte dunque e svolga appieno il suo ruolo. Per quanto ci riguarda siamo convinti che in periodo così un duro l'Abruzzo ha bisogno di far girare nel suo sistema economico ogni euro disponibile.

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