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Pescara, 13/07/2024
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Data: 16/09/2009
Settore:
Trasporto pubblico locale
INFLUENZA A/H1N1, E' PSICOSI NEI TRASPORTI - Il personale viaggiante è tra i più esposti al virus. Vaccinazione ma non solo - La nota trasmessa al Ministero dalle OO.SS. - Rassegna stampa

Il settore dei trasporti costituisce insieme alla sanità, uno di quelli più a rischio di contagio del virus H1N1, più noto come influenza "A". Non a caso il settore è stato classificato tra quelli cosiddetti "essenziali" e come tale andrà tutelato prioritariamente garantendo misure adeguate nell'ambito di protocolli ben definiti. In molte aziende di tpl ci si sta preparando a quella che potrebbe diventare una vera e propria emergenza da qui a un paio di mesi. Prepararsi tuttavia non significa limitarsi alla vaccinazione gratuita dei dipendenti (naturalmente su base volontaria), ma anche predisporre una serie di misure protettive per limitare la diffusione del virus. L'Atm di Milano, ad esempio, tra le prime ad attivarsi, ha programmato l'intensificazione delle operazioni di pulizia e di disinfestazione dei mezzi pubblici. Un apposito opuscolo che verrà distribuito ai dipendenti, spiegherà come usare mascherine e guanti protettivi. Inoltre è stato predisposto un piano di emergenza nell'eventualità che l'epidemia dovesse mettere a letto macchinisti e conducenti dei mezzi pubblici. Un'unità di crisi composta da 20 persone seguirà l'evolversi dell'eventuale emergenza individuando e garantendo la forza lavoro necessaria ad effettuare i servizi essenziali.


1 Da quale virus è provocata
l'influenza suina?

E' il virus A/H1N1, una sigla di riconoscimento. Le denominazioni H1 e N1 indicano due diverse proteine che compongono la superficie del virus e servono ai ricercatori per poterlo riconoscere. Il virus è il prodotto di un riassorbimento genetico tra diversi virus circolanti nei maiali e negli uomini.
Il virus provoca un'infezione virale acuta dell'apparato respiratorio. E' simile, ma non completamente identico, a quello della normale influenza stagionale che si manifesta ogni anno.
2 Cosa c'entrano
i maiali in tutto questo?

L'A/H1N1 è un virus che ha colpito inizialmente i maiali. Poi però si è trasformato ed è stato così in grado di arrivare a contagiare anche l'uomo. Ma i maiali non sono contagiosi e questo fatto, in tutto il mondo, è stato assicurato dagli organismi sanitari più autorevoli.

3 Si può quindi mangiare
carne di maiale
con tranquillità?

Assolutamente sì: i preconcetti che circolano sulla questione non hanno nessun fondamento reale. In Italia, in particolare, gli allevamenti di suini sono controllati direttamente dal ministero della Sanità e quindi esiste un maggiore e continuo controllo sugli animali. Ciò significa che, se anche si verificassero casi di rischio, verrebbero immediatamente individuati e posti sotto controllo.

4 Che differenza c'è
tra epidemia e pandemia?

La pandemia è un'epidemia che colpisce e si diffonde in tutto il mondo, con particolare rapidità e, soprattutto, non solo su aree ristrette. Il termine pandemia deriva dal greco e significa "tutto il popolo". Alla base, ci sono tipi di virus nuovi o che non hanno circolato tra la popolazione per molto tempo. Ma questo non basta: per creare una pandemia, occorre che il nuovo virus sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo in maniera efficace.
5 Che differenza c'è
fra la "suina"
e l'influenza stagionale?

Tre sono state nel secolo scorso le pandemie: la Spagnola con 50 milioni di morti nel 1918-19, l'asiatica (1957-58), con due milioni di vittime e la Hong Kong (1968-69) con 700 mila decessi. Si prevede, in tal modo, una nuova pandemia con un intervallo entro i quarant'anni da quella precedente. E così, i conti tornano. La suina è l'esplosione a livello mondiale di un virus influenzale e non solo a carico delle vie respiratorie. Il numero di soggetti interessati è molto superiore. Non sono disponibili vaccini di routine come per quella stagionale, bensì possono essere sviluppati prodotti solo una volta conosciuto il tipo di virus.

6 Questo virus
è più aggressivo?

Il virus dell'influenza A non è più aggressivo, certo è più rapido nella diffusione rispetto a quello stagionale. Il motivo è legato alla mancanza fra la popolazione degli anticorpi sufficienti a fronteggiarlo. A parità cioè di pericolosità si ammalano più persone e quindi risulta particolarmente difficile evitare la comparsa di episodi più gravi, pur se nella maggioranza dei casi si tratterà di situazioni lievi o moderate. Secondo le stime dell'Organizzazione mondiale della sanità sarà coinvolta a vari livelli una persona su tre.

7 E la Sars e l'Aviaria,
che fine hanno fatto?

La Sars è apparentemente sparita. Alla base l'azione del coronavirus con contagio solo da soggetto infetto. Le misure sanitarie dell'Organizzazione mondiale della sanità l'hanno circoscritta. Ancora presente in parte dell'Asia l'Aviaria, confinata ai volatili ma senza prospettive di grossa espansione.
8 Dobbiamo temere
altri virus?

Da sempre fanno parte del nostro ambiente altri tipi di virus come i rotavirus. Sono alla base di episodi di gastroenterite (non rari nei bambini), denominati influenza intestinale. Poi ci sono i virus parainfluenzali, detti anche virus "poveri", che abitano costantemente intorno a noi. Non sono coinvolti in epidemie vere, ma procurano disturbi simili a quelli dell'influenza stagionale. Sono infatti presenti anche durante l'estate.

9 E' vero che la «A»
può confondersi
con l'influenza stagionale?

I disturbi sono quasi identici: febbre a esordio rapido, tosse, mal di gola, malessere generale, con dolori a muscoli ed articolazioni. Certe volte compaiono sintomi come mal di testa, brividi e stanchezza. Più rare, eppure descritte, sono nausea, vomito e diarrea.
10 Quanto tempo impiega
il virus a manifestarsi?

Il tempo medio d'incubazione infettiva va dai due ai quattro giorni, prima che si evidenzi la comparsa dei disturbi.
11 Ci sono complicazioni?

Sì, c'è la possibilità di un interessamento del sistema respiratorio e l'instaurarsi di una polmonite. In linea di massima, nelle epidemie influenzali, la percentuale di complicazioni si attesta intorno allo 0,2 per cento dei casi.
12 Come si propaga
il virus?

Il virus si propaga tramite la saliva e le goccioline che vengono emesse tramite la tosse e gli starnuti. L'influenza suina si trasmette come qualsiasi altra influenza stagionale. Anche il solo contatto con mani sporche che vengono avvicinate alla bocca o anche lo stesso bacio con una persona infetta e magari ignara può dimostrarsi contagioso.

13 In quale periodo
è prevedibile il picco?

Il picco dell'influenza A è previsto per la seconda parte del mese di dicembre. Molto dipenderà anche dalle condizioni meteorologiche, con possibili ritardi, come spesso è accaduto in passato per l'influenza stagionale.

14 Anche il semplice bacio può essere contagioso?

Potenzialmente sì: è contagioso, come anche gli abbracci. In presenza di casi sospetti, è bene limitare le possibilità di contatto.

15 Chi rischia di più?

Si tratta di quelle persone più deboli sotto il profilo delle difese organiche, come ad esempio gli anziani, i bambini, i malati di cuore, i diabetici, i soggetti che hanno avuto un trapianto d'organo o che siano affetti da malattie croniche. Strano, ma vero, sono i nonni a essere oggi i più forti perché potrebbero aver sviluppato in passato anticorpi capaci di proteggerli dal virus delle nuova influenza. Per quanto riguarda invece i giovani, quelli fra i 18 e i 30 anni, la situazione è forse più delicata, in quanto più spesso viaggiano e frequentano luoghi affollati e probabilmente possiedono un sistema anticorpale maggiormente sensibile al virus.
16 Quanto tempo dura
in media l'influenza A?

Dalla comparsa dei sintomi è prevedibile un decorso di 5-7 giorni. E' indispensabile, in questo periodo, che il malato segua norme igieniche precise all'interno del nucleo familiare, anche ricorrendo alla classica mascherina. Il virus infatti è molto contagioso.
17 Cosa fare se
si ammala un familiare?

Mettersi la mascherina, rimedio spesso sottovalutato, comunque efficace a creare in qualche modo un certo effetto barriera, anche se si è soli. Le famose goccioline e la saliva si possono depositare intorno sui mobili, etc., fino a tre metri di distanza e venire a contatto di altri. Prudente anche soffiarsi il naso con fazzoletti di carta usa e getta.
18 Come curarsi
prima del vaccino?

Premesso il ruolo decisionale del medico di fiducia, va detto che il virus reagisce positivamente a una particolare classe di molecole antivirali. Si tratta dell'Oseltamivir e dello Zanamivir, in commercio anche in Italia. Per il loro acquisto è necessaria la ricetta medica e sono da usarsi solo in caso di effettiva necessità. Pericoloso acquistarli su Internet e inutile farne scorta preventiva: utilizzarli in maniera non adeguata, vuol dire favorire la nascita di virus resistenti.

19 E per i bambini?

Per i bambini, l'Oseltamivir deve essere assunto solo dai sette anni in su, mentre lo Zanamivir può essere somministrato anche a bambini di due anni, sotto forma di sciroppo. La loro efficacia nei bimbi è stata provata da tre studi che hanno coinvolto circa 1.500 soggetti fra i 5 e i 12 anni. Con la somministrazione di questi farmaci la durata della malattia è diminuita, 36 ore per il prilo farmaco e 32 per il secondo. Stessi risultati anche fra gli adulti dove si è visto che tali sostanze prevengono le manifestazioni cliniche dell'influenza in una percentuale dei casi che va dal 60 al 74 per cento.

20 Cautela in gravidanza?

Il virus in sé non può danneggiare il feto, ma gli effetti dei farmaci sì. Valido quindi il suggerimento di non assumere farmaci in gestazione, compreso il vaccino. La vaccinazione è di massima consigliata dal ministero della Salute alle donne nel secondo e nel terzo trimestre.
21 E dopo il parto?

Il passaggio delle difese immunitarie da madre a figlio prosegue anche attraverso l'allattamento, quindi è giusto continuare ad allattare anche in caso di malattia. I bambini in questa fase si ammalano mediamente meno degli altri. Attenzione a non tossire o starnutire sul bambino.
22 Quali sono le principali
norme igieniche personali
da seguire?

La prima e la più comune riguarda l'igiene delle mani. Bisogna lavarsele con attenzione almeno tre volte al giorno, prima di colazione, pranzo e cena, senza poi considerare eventuali situazioni impreviste in cui può rendersi necessaria una maggiore pulizia.

23 L'acqua è sufficiente?

L'acqua è importante, bisogna sempre usarne in abbondanza, ma non sempre questo basta. Meglio utilizzare del sapone neutro, non troppo schiumoso. Il sapone neutro infatti, è in grado di eliminare le sostanze grasse che si depositano sulla pelle.

24 E il disinfettante?

Il disinfettante deve essere invece impiegato soltanto per medicare ferite ed abrasioni, che però vanno prima lavate con attenzione. Ricorrere subito al disinfettante su delle mani sporche è controindicato, perché non pulisce affatto e viene inoltre consumato dal grasso presente sulla pelle.

25 Per lavarsele bene,
mezzo minuto
può essere sufficiente?

No. Mezzo minuto è troppo poco e questa è, purtroppo, un'abitudine che coinvolge in media tre italiani su dieci.

26 Quali rischi si possono
correre mangiando
ad esempio un panino
con le mani sporche?

Bisogna considerare che l'80 per cento delle tossinfezioni alimentari è provocata proprio da un'insufficiente igiene delle mani nelle fasi precedenti alla ristorazione, così come purtroppo avviene anche per le infezioni ospedaliere.

27 Uscendo di casa, quali
sono i punti di contagio
per le nostre mani?

La maniglia dell'auto, dell'autobus, del treno, gli oggetti di uso comune nello stesso ambiente d'ufficio. E ancora, una stretta di mano, non potendo infatti sapere cosa abbia toccato quella persona prima d'incontrarvi. Poi, nella frettolosa pausa mensa, si prende il panino in mano, senza nemmeno pensare a lavarsi. A volte, anche banali misure di precauzione possono rivelarsi un valido deterrente per il passaggio di virus da una persona all'altra.
28 Cosa si può fare
sul piano della prevenzione?

Insegnare ai bambini a lavarsi le mani, soprattutto prima di andare a tavola. E' il modo più sicuro per impostare una corretta educazione sanitaria. Per fretta e superficialità, l'adulto spesso non ci fa caso e non s'accorge così di mettere a rischio la sua salute.

29 Quali sono i luoghi
a rischio di contagio
influenzale?

I luoghi dove ci si trova gomito a gomito con altri, dove si scambia il respiro. Vale a dire locali pubblici chiusi, bar, discoteche, palestre, mense, circoli ricreativi, cinema, teatri. Il virus teme la pulizia e il forte calore. Inoltre, se la potenziale vittima è troppo distante, i microbi non riescono a raggiungerla: riescono a superare fino a 2-3 metri di distanza. Oltre no.

30 Andare allo stadio,
luogo aperto ma dove c'è
molta gente, è rischioso?

Essendo un luogo di alta concentrazione di persone, è a rischio anche lo stadio. Il virus è facilmente diffusibile e quindi è probabile la trasmissione da persona a persona tramite le goccioline di saliva, gli starnuti e la tosse. Può rivelarsi utile l'uso di salviette o di fazzoletti intrisi di profumo da annusare via via.
31 Quali precauzioni
sui mezzi di trasporto?

In generale, basta adottare le regole che sono valide per ogni tipo di malattia infettiva. Se si sale su un mezzo pubblico, si può anche lasciare un po' da parte il galateo. Meglio allontanarsi da un passeggero che starnutisce, senza preoccuparsi di essere stati antipatici.
32 E nei luoghi di lavoro?

Innanzitutto, dipende dai luoghi di lavoro. Chi è a contatto con il pubblico si mantenga a debita distanza. E' il caso di rammentare che è di 15-20 centimetri per un semplice dialogo, di un metro in caso di starnuto, di circa tre metri per evitare il virus «nascosto» in un colpo di tosse (le cui goccioline possono raggiungere una velocità di 150 chilometri orari).
33 Il datore di lavoro
può chiedere ai dipendenti
di adottare pratiche
di controllo dell'infezione?

Sì. Richiedere precauzioni come un regolare lavaggio delle mani, proteggersi quando si tossisce o si starnutisce, usare fazzoletti di carta e l'eliminazione degli stessi (che poi corrispondono a elementari norme igieniche) non andrebbero contro i diritti-doveri degli accordi di tutela dei lavoratori, ma a tutela della salute dei dipendenti.

34 Ci sono maggiori rischi
per chi viaggia?

Il contatto con la gente è certo la principale forma di trasmissione virale. Ci sono Paesi in cui la diffusione è più alta che nel nostro, comunque la maggiore attenzione sta negli stili di comportamento dettati dalla prudenza e dal buon senso, ma soprattutto sull'attenzione a eventuali disturbi. Alcune regioni del Messico e degli stati Uniti (California, Texas) sono attualmente interessate da focolai d'influenza "suina". Da qui, l'opportunità d'evitare la visita di mercati o fattorie, in cui si possa venire a contatto con suini, che potrebbero essere infetti.
35 E al rientro a casa
cosa bisogna fare?

Al rientro da un viaggio, nel caso si ritenga di essere stati in contatto con persone affette da influenza suina, occorre tenere d'occhio il proprio stato di salute per almeno 7-10 giorni. In caso di febbre, faringite, tosse secca, mal di testa, dolori muscolari, si raccomanda di parlarne col medico di fiducia oppure di rivolgersi alle strutture sanitarie di pronto soccorso.

36 E' prudente chiudere
le scuole?

Voler arrestare il diffondersi di un'infezione sarebbe un po' come tentare di bloccare il vento. Gli scopi del piano pandemico sono tesi a contrastarne l'espansione e a renderla più attenuata. E' noto, infatti, che la stagione fredda e la presenza di più persone in luoghi ristretti possono favorire il contagio. Inutile, quindi, ricorrere alla chiusura delle scuole, anche perché lo stesso discorso si potrebbe proporre con fabbriche e uffici. Occorrerebbe il blocco di ogni attività, ma non sarebbe pensabile mantenere un'eventuale chiusura fino al termine della pandemia, anche perchè concentrazioni di persone si potrebbero avere anche altrove.

37 Nel nostro Paese sono
censiti otto milioni di cani
e altrettanti di gatti,
più altri animali.
C'è pericolo per loro?

Al momento non esistono evidenze scientifiche che possano essere contagiati in tal senso. Ma si tratta di un nuovo tipo di ceppo virale, quindi non lo si può escludere in modo totale.

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