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Pescara, 20/06/2024
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Data: 02/03/2010
Settore:
Previdenza
PENSIONI, FUTURO NERO PER I GIOVANI. NEL 2035 COPRIRANNO SOLO LA METÀ DELL'ULTIMO STIPENDIO. - Ad essere penalizzati saranno i lavoratori del sistema contributivo. Solo il 49,9% per cento per chi si ritira a 60 anni con 35 di contributi - Vedi tabella Inps

Al momento c'è una sola speranza: affidarsi ad un sistema di previdenza complementare che affianchi quello obbligatorio al momento del conseguimento del requisito pensionistico previsto dalle attuali normative. Il sistema contributivo introdotto dalla riforma previdenziale del 1995 e che interessa tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996, prevede, come è noto, un sistema di calcolo basato su coefficienti di trasformazione legati all'aspettativa di vita e, soprattutto applicati sul montante delle contribuzioni versate durante l'intero arco lavorativo. Un meccanismo davvero perverso la cui applicazione, soltanto all'inizio di quest'anno ha comportato una riduzione in termini di valore delle pensioni di un 3-4%. Un fenomeno che a lungo andare e in considerazione del progressivo aumento dell'età pensionabile, porterà gioco forza all'estinzione delle pensioni di anzianità. Sostanzialmente per garantirsi un futuro pensionistico dignitoso saremo costretti a continuare a versare i nostri contributi all'Inps più a lungo possibile raggiungendo i limiti previsti dalla pensione di vecchiaia Non è un caso che le domande di pensione per anzianità effettuate nel 2009 rispetto all'anno precedente (come dimostrano gli ultimi dati Inps), siano diminuite del 50,7% a differenza di quelle di vecchiaia aumentate invece del 43,6%.
E' una questione preoccupante sulla quale occore prestare molta attenzione giacché i Fondi di Previdenza Complementare , compresi quelli negoziali, non sono decollati secondo le aspettative. All'appello infatti mancano proprio quei lavoratori che rientreranno in pieno nel processo di riforma pensionistico e che beneficeranno di pensione obbligatoria esclusivamente potendo contare sui contributi previdenziali maturati nell'intero arco lavorativo. In molti casi il limite o l'ostacolo che scoraggia i giovani sul capitolo della previdenza complementare è attribuibile in primo luogo alla rinuncia al TFR. Occorre pertanto incentivare maggiormente le adesioni dei giovani come pure progettare e concretizzare la costituzione di un unico fondo pensione complementare di tutto il settore dei trasporti per ottenere vantaggi sia sui redimenti che sulla riduzione dei costi di esercizio.

Dal primo gennaio 2010 sono entrati in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione delle pensioni. Ovvero quegli elementi che vengono utilizzati per calcolare il valore della pensione. I nuovi parametri, rispetto a quelli impiegati fino allo scorso anno sono ribassati, a seconda dell'età, di un valore compreso tra il 6,38 per cento e l'8,41 per cento

Gli impatti saranno diversi a seconda del sistema con cui viene calcolata la propria pensione. La Cgil ha stimato che, con l'applicazione automatica dei nuovi coefficienti di calcolo del montante contributivo, chi va in pensione oggi con il sistema misto (contributivo-retributivo) perderà circa il 3-4 per cento della pensione. La perdita sarà ancora maggiore per chi va in pensione con il sistema retributivo. Per questo Cgil ha chiesto di modificare i criteri di calcolo dei coefficienti di trasformazione e di applicarli "pro quota" solo sul montante contributivo dal 2010 in poi e non retroattivamente su tutti i contributi.

Andare in pensione con le quote. A gennaio 2010, e per tutto il 2010, varrà pure il meccanismo delle quote per l'accesso al pensionamento di anzianità (introdotto dalla legge 247 del 24 dicembre del 2007) in vigore già da luglio 2009. Possono andare in pensione coloro che hanno compiuto almeno 59 anni e hanno 36 anni di contributi. Il meccanismo delle quote fa sì quindi che si può andare con 35 anni di contributi ma solo se si sono compiuti almeno i 60 anni d'età. Fino alla fine di giugno 2009, i requisiti minimi erano di 58 anni con 35 anni di contributi.

A partire dal gennaio 2011 invece, per andare in pensione di anzianità, si dovrà toccare quota "96": ovvero potrà andarci chi avrà compiuto 60 anni di età e avrà 36 anni di contributi o 61 anni con 35 anni di contributi. Di seguito la tabella con la somma di età anagrafica e anzianità contributiva e l'età anagrafica minima secondo la legge 247.

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