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Pescara, 12/11/2019
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Data: 12/10/2006
Settore:
Trasporto pubblico locale
«Maxi-cartello nel trasporto locale» Indagine Antitrust su un vasto gruppo di aziende pubbliche

Roma.Un accordo quadro preliminare siglato a fine 2002 per decidere come spartirsi le gare, con tanto di regole di «buona educazione» da seguire per entrare in casa altrui. Per concorrere, cioè, nei bacini di traffico presidiati da una delle aziende aderenti al patto, che decideva se e come dare il permesso. Nella realtà di gare per il trasporto pubblico locale se ne sono fatte poche in questi quattro anni, ma Actv Venezia, Atm Torino, Satti, Sinloc, Apm Perugia, Sita (Ferrovie dello Stato) e gruppo Transdev volevano garantirsi, in via preventiva, l'esito finale. Su tutto il territorio nazionale, ipotizza l'Autorità garante per la concorrenza e il mercato nel provvedimento assunto nei giorni scorsi, e non solo a Roma, come aveva supposto a novembre 2005 nell'aprire un'istruttoria sul maxi-appalto per le linee aggiuntive di trasporto locale nella capitale nei confronti di Sita, Apm e Arpa (Autolinee regionali pubbliche abruzzesi).
Per una presunta intesa restrittiva della concorrenza ora quell'istruttoria viene prorogata al 31 ottobre 2007 ed estesa ad Actv,Gtt(Gruppo Torinese Trasporti, nato dalla fusione tra Atm e Satti), Sinloc e i francesi di Transdev. Dalla documentazione acquisita con gli accertamenti ispettivi effettuati lo scorso anno nella sede di Apm Esercizi risulta che nel 2002 è intercorso un accordo quadro tra le società sotto inchiesta «volto a concertare la partecipazione alle gare per l'aggiudicazione di servizi di Tpl, privilegiando il criterio della preminenza del ruolo svolto da ciascun partner nel proprio ambito territoriale di appartenenza». Questo accordo, rileva ancora il Garante, lascia supporre l'esistenza di un'intesa«idonea ad alterare il meccanismo concorrenziale dell'aggiudicazione dei servizi di Tpl sul territorio nazionale, in violazione dell'articolo 81 del Trattato Cee». Un cartello, anche se preventivo e negli anni successivi forse «in sonno», vista la battuta d'arresto delle liberalizzazioni, ma che potrebbe tornare a influenzare il mercato se le gare ripartissero.
Un anno fa ad attirare l'attenzione dell'Antitrust era stata l'offerta fatta a Roma dall'Ati costituita da Sita, Apm Esercizi e Arpa-l'unica ricevuta dal Comune - per la gestione di circa il 20% del trasporto pubblico della capitale, 26,5 milioni di vetture/km annui per un valore di 188,5 milioni. L'obiettivo delle tre spa sarebbe stato di mantenere le posizioni acquisite vincendo la precedente gara del 2001 «attraverso un'artificiosa limitazione del confronto competitivo con i principali concorrenti nazionali e stranieri».
Il materiale raccolto in questi mesi nelle varie aziende e nelle sedi delle associazioni di categoria lascia intravedere un quadro ben più ampio e diffuso: poichè la liberalizzazione è abortita il morto non c'è stato ma la pistola era carica. Anche se gare minori, in Liguria per esempio, potrebbero essere state influenzate dall'accordo.
Un altro elemento che insospettisce e che, poco tempo dopo la stipula dell'accordo, sia stato costituito il Consorzio Rete Italia-ora in liquidazione-in cui sono confluite in larga misura le imprese coinvolte nell'istruttoria, oltre ad Atcm Modena e al Consorzio toscano Ctt (Lazzi, Clap Lucca e Copit Pistoia). Va ricordato, infine, che i francesi di Transdev, nel 2001 nel raggruppamento vincente a Roma, nel 2005 uscirono dall'Ati, dopo uno scambio di accuse con i partner. Da soli si sono poi aggiudicati il 41% di Amt Genova, con relativa governance e contratto di servizio.

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