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Pescara, 25/05/2020
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Data: 18/08/2011
Settore:
Istituzioni
DA NON CREDERE, ORA TAGLIANO PURE LE FESTIVITA' - La manovra del Governo vuole abolire le festività laiche e del Santo Patrono. A rischio 1° maggio, 25 aprile, 2 giugno. Insorgono la Cgil e l'Anpi. Rispondi al nuovo sondaggio di filtabruzzo.it - Preleva il Decreto varato dal governo - Rassegna stampa - Al via la petizione: Firma anche tu

Il governo ha deciso di mettere in discussioni anche le festività, laiche beninteso, per non urtare la già tentennante suscettibilità del Vaticano. Con la scusa di scongiurare un presunto malcostume italiano di organizzare i cosiddetti ponti, approfittando delle festività infrasettimanali, il Ministro Tremonti ha stabilito per Decreto di spostare nel tempo la celebrazione delle Festività nazionali e del Santo Patrono.

L'articolo 24 della manovra varata dal Governo recita infatti testualmente:
A decorrere dall'anno 2012 con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, da emanare entro il 30 novembre dell'anno precedente, sono stabilite annualmente le date in cui ricorrono le festività introdotte con legge dello Stato non conseguente ad accordi con la Santa Sede, nonché le celebrazioni nazionali e le festività dei Santi Patroni in modo tale che, sulla base della più diffusa prassi europea, le stesse cadano il venerdì precedente ovvero il lunedì seguente la prima domenica immediatamente successiva ovvero coincidano con tale domenica.

Volendo tradurre il classico politichese, i cosiddetti «ponti» non ci saranno più e con l'obiettivo di aumentare la produttività, tra l'altro tutta da dimostrare, saremo costretti a festeggiare in altre occasioni, giornate emblematiche della recente storia dell'Italia e che con tutta evidenza risultano non molto gradite alle forze politiche che sostengono il Governo.

Così via il 1° maggio (che festeggeremo il due dello stesso mese o il trenta di aprile!!), il 2 giugno e il 25 aprile e qualcuno dice anche il 1° gennaio. Via anche il Santo Patrono tranne che per la Città di Roma. Tremonti spera così di accontentare gli industriali che lamentano una scarsa produttività delle proprie maestranze. Con questo provvedimento l'Italia diventerà il primo Paese al mondo privo di feste laiche. E dire che già oggi il Paese non primeggia in fatto di festività: in tutto sono 13. Nella iperproduttiva Germania, ad esempio, si fermano 16 giorni l'anno e in Giappone addirittura 18.

CGIL, E' CON L'ABOLIZIONE DELLE FESTIVITA' CHE SI RISANA IL BILANCIO? DURA LA REAZIONE DELL'ANPI «Ci sarebbe da chiedere al Ministro Tremonti se la risoluzione dei problemi di bilancio del nostro Paese passa solo attraverso una diversa disciplina dei licenziamenti e delle pensioni e con l'abolizione - più produttività ma meno vacanze - delle festività (ma non quelle religiose) o se ha valutato altre possibilità». Ad affermarlo è Vera Lamonica della Segreteria Confederale della Cgil. Ancora più duro è l'Anpi: Non toccate il Primo Maggio. E neppure il 25 aprile e il 2 giugno. E' durissima la presa di posizione dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia contro la soppressione delle uniche tre festività laiche esistenti in Italia così come previsto dal Governo nel recente decreto di natura economica.
"Al di là della dubbia efficacia economica di una tale misura - si legge in un comunicato - a noi preme sottolineare come la soppressione di queste festività, che ci richiamano alla recente storia dell'Italia democratica, è tanto più disdicevole nel mentre si festeggia il 150° anniversario della nostra unità, una soppressione che lascerebbe l'Italia, unico paese al mondo, senza un richiamo esplicito alla sua storia. E' mai ipotizzabile che la Francia faccia a meno del 14 luglio, che la Germania rinunci al 3 ottobre, festività che ricorda la sua unificazione?".

AL VIA LA PETIZIONE CONTRO LA CANCELLAZIONE DELLE FESTIVITA' LAICHE - Firma anche tu
25 APRILE: IL GIORNO DELLA LIBERAZIONE DEL NOSTRO PAESE
1° MAGGIO: IL GIORNO DEL LAVORO
2 GIUGNO: IL GIORNO DELLA REPUBBLICA

Care cittadine e cari cittadini,

nel Decreto legge in materia economica, approvato di recente dal Consiglio dei Ministri, è prevista una norma con la quale si vorrebbe modificare la collocazione temporale di tre festività civili e laiche (fra l'altro, le uniche) per spostarla in un altro giorno (venerdì o lunedì) o per accorparla con la domenica.

In un provvedimento iniquo, e che noi contrastiamo con forza, si colloca così anche una norma che colpisce l'identità e la storia del nostro Paese, ne indebolisce la memoria e rappresenta un grave limite per il futuro.

Le ricorrenze civili vanno celebrate con attenzione e rispetto, perché parlano a tutti, alla ragione stessa del nostro stare insieme, e perché i valori che esse affermano non siano ridotti ad un momento residuale.

Il ricordo della Liberazione del nostro Paese da una dittatura feroce e sanguinaria; la celebrazione del Lavoro come strumento di dignità per milioni di donne e uomini che con la loro intelligenza e fatica consentono al Paese di progredire; la celebrazione del passaggio alla Repubblica parlamentare sono tappe fondamentali che non intendiamo consentire vengano cancellate.

Per altro, mentre irrisorio è il beneficio economico che ne deriverebbe i costi civili sul versante della memoria e dell'identità sarebbero, se la norma venisse confermata, di gran lunga maggiori.

Infine, è sufficiente un confronto con altre situazione per vedere come l'Italia è un Paese che ha un numero contenuto di festività civili e come in altri Paesi le ricorrenze civili siano celebrate e custodite con attenzione.

Bisogna che ognuno di noi si faccia carico di dichiarare la propria contrarietà a questa previsione e di farla dichiarare al maggior numero di cittadini possibile: tante sono le gravi conseguenze dei contenuti del Decreto legge n° 118, quella che riguarda le festività civili non è da meno.

Per questo vi chiediamo di firmare la Petizione riportata in questa pagina (Firma anche tu), o direttamente presso le Camere del Lavoro della vostra città.

Alziamo insieme la nostra voce perché l'identità ed il futuro dell'Italia sono un bene indisponibile ad ogni manipolazione.

La segreteria nazionale della CGIL

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