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Pescara, 27/10/2020
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Data: 27/10/2011
Settore:
Politica interna
INCREDIBILE, SUI FACILI LICENZIAMENTI IL GOVERNO RIESCE A FAR ARRABBIARE ANCHE LA CISL - Sindacati uniti contro la lettera del Premier che prevede interventi sul mercato del lavoro - Preleva il testo della lettera inviata alla Ue - Rassegna stampa

"Norme a senso unico contro il lavoro e il modello sociale italiano sono all'interno di una lettera da libro dei sogni, incubi per la verità". Così la CGIL bolla la lettera presentata ieri dal premier Berlusconi al vertice di Bruxelles per salvare il paese dalla crisi, annunciando che "il sindacato reagirà con la forza necessaria".

"Se l'obiettivo è assumere e non licenziare il governo mandi subito una raccomandata urgente a Bruxelles dicendo che si è sbagliato", osserva il Segretario Confederale CGIL, Fulvio Fammoni, nel sottolineare che "l'Europa accetta per non far sprofondare le borse e soprattutto per commissariare, non più solo politicamente ma di fatto, il nostro paese. Ecco il risultato di un governo non più credibile per nessuno e dannoso per l'Italia. Come nel paese dei balocchi si scrive che 'il governo trasformerà le aree di crisi in aree di sviluppo', siamo al ridicolo".

Nel merito delle proposte contenute nella lettera, Fammoni osserva: "Oltre alla propaganda, poiché la lettera è chiaramente non un programma di governo ma il futuro manifesto elettorale del partito di Berlusconi, lo sviluppo è inteso solo come: libertà di licenziare con una disoccupazione reale ben oltre il 10%; il termine 'efficienza dell'impresa' significa libertà di licenziare per ogni evenienza, una specie di istigazione a delinquere verso un sistema produttivo in cui gli ammortizzatori sono a fine corsa; punire ancora i lavoratori pubblici, con un governo che ha già programmato il licenziamento di altri 200 mila precari nei prossimi 3 anni con in più mobilità obbligatoria e cassa integrazione, cioè meno lavoro e ulteriore drastico taglio dei servizi; intervenire sulle pensioni, in particolare contro le donne il mezzogiorno".

Ciò di cui non c'è traccia invece, precisa il dirigente sindacale, "è la lotta al sommerso o l'introduzione Patrimoniale. E' evidente l'unidirezionalità delle scelte che punta a far diminuire la pressione del sistema delle imprese che, pensando in modo avaro di essere al riparo da questi provvedimenti, si scordano cosa detto fino a ieri e danno un giudizio positivo. Il sindacato, nessuno si illuda e mi auguro unitariamente, reagirà con la forza necessaria - conclude Fammoni - per non far varare queste norme ingiuste".

E´una "somma di luoghi comuni" messi in fila per far passare "tre attacchi mirati". Susanna Camusso, leader della CGIL, dopo aver letto la lettera che Berlusconi ha inviato a Bruxelles dice che il "governo non avrà la forza di mettere in atto le misure", che alla Bce "si può anche dire di no" e che "il sindacato deve andare verso una mobilitazione unitaria".

Quali sono i tre attacchi mirati? "Quello rivolto alle norme sul lavoro: trovo intollerabile che venga dato il via libera al licenziamento tirando in ballo la lotta al precariato e raccontando la favola che le imprese non assumono per la difficoltà che incontreranno poi a licenziare. E quello sui dipendenti pubblici: mobilità e riduzione del personale vengono in realtà messi al servizio di tutte le liberalizzazioni".

Non tutte, l´acqua non c´è. "Non è detto, la lettera su questo punto è molto ambigua e pare scritta apposta per aggirare il risultato del referendum".

Qual è il terzo attacco? "Quello alle pensioni: si fa una forzatura ad un sistema che è in equilibrio e senza indirizzare nemmeno una piccola parte delle risorse che s´intende recuperare a favore della previdenza dei giovani. Come se non fosse evidente che il nostro problema non è l´età pensionabile, ma un insieme di insopportabili ingiustizie che qui non vengono nemmeno scalfite".

La lettera del governo riprende le richieste della Bce, siamo un paese commissariato? "Lo dico da tempo".

Ma Berlusconi, secondo lei, ha la forza per mettere in atto le misure annunciate? "Credo che non abbia né la volontà né la forza per farlo".

Allora cosa succederà? "Temo che questo governo continuerà a perdere tempo dicendo quant´è stato bravo e quante cose ha fatto: la prima parte della lettera inviata a Bruxelles è piena di questi luoghi comuni. Temo anche che nel frattempo continui ad utilizzare il potere per risolvere solo questioni private".

Questa volta però anche il Quirinale sostiene che non bisogna tergiversare sulle riforme impopolari. "Non ne posso più di questo uso strumentale delle riforme impopolari: se ne fanno da tre anni e tutte pesano sulle spalle dei lavoratori. Mi aspetto una riforma impopolare che introduca la patrimoniale e che scontenti qualcun altro".

Ma l´impegno è preso. Si può dire di no alla Bce? "Certo che si può dire di no. Si può dire di no e fornire una alternativa: fare quello che si fa negli altri Paesi e decidere di investire sulla crescita. La realtà è che questo governo non si misura con gli altri Paesi perché non ha un´idea né del Paese né della crescita".

Ora come reagirete? Farete un altro sciopero da soli? "Ho visto i commenti degli altri sindacati: sono tutti molto netti e forti. Noi siamo pronti a proporre a tutti una mobilitazione unitaria".

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